sabato,Gennaio 28 2023

In Calabria le prime coltivazioni di avocado bio che rigenerano l’ambiente e creano crediti

Corigliano Rossano insieme a Ussana (Cagliari) è una delle due sedi di Persea l'innovativa azienda che fa del bio un affare vantaggioso per tutti

In Calabria le prime coltivazioni di avocado bio che rigenerano l’ambiente e creano crediti

In America lo chiamano Persea, da noi è conosciuto semplicemente come avocado. Il frutto tropicale, negli ultimi anni, sulle tavole degli italiani sta vivendo un vero e proprio momento di gloria. Complice la diffusione della cucina fusion, che unisce ai sapori mediterranei quelli asiatici e sudamericani e i mille format culinari che insegnano a combinare sapori originali provenienti da tutto il mondo, l’avocado da prodotto di nicchia è diventato facilmente reperibile in qualsiasi supermercato.

Il suo gusto neutro lo rende particolarmente versatile e perfetto per accostamenti saporiti. Una celebre salsa ricavata dalla polpa di un frutto maturo è l’amatissima guacamole, ma lo troviamo in carta anche servito servito a fette e condito con una citronette fresca, accostato ai pokè, al pesce e anche alla frutta di stagione. Le sue proprietà antiossidanti lo rendono protagonista delle diete ipocaloriche (e qualcuno lo serve anche sulla pizza).

Ma cosa c’entra l’avocado con la Calabria? Torniamo al nome di partenza: Persea, così si chiama un’azienda creata dall’imprenditore Paolo Frigati che ha portato la coltivazione del frutto in Italia ma con un metodo biologico e sostenibile, basato non sulla monocultura bensì sulla policultura (associata a uliveti, arnie e piantumazione di alberi per la generazione di crediti di sostenibilità). La filiera corta è organizzata nel pieno rispetto della biodiversità dell’ecosistema e si autorigenera. Frigati ha aperto due sedi in Italia negli ultimi quattro mesi: a Ussana, provincia di Cagliari e a Corigliano Rossano (Cosenza). Ma cosa significa “agricoltura rigenerativa?

Intanto, come dicevamo, non ci si concentra su una sola coltura ma su una varietà di specie, sulla ricchezza del terreno, su un basso consumo (quindi meno spreco) d’acqua, e sulla presenza di insetti che si sostituiscono ai pesticidi. In più vengono usati strumenti di agricoltura di precisione 4.0 per monitorare in tempo reale l’andamento delle coltivazioni. Insomma tutto è predisposto per impattare il meno possibile sull’ambiente.

I terreni sono riforniti di compost e biochar in più sono utilizzate colture di copertura (cover crops) arricchite di fiori per attrarre impollinatori, riducendo utilizzo fertilizzanti. Una grande novità è rappresentata dal fatto che i benefici ambientali sono trasformati in crediti di sostenibilità “tokenizzati” tramite tecnologia blockchain, acquistati dalle aziende che sostengono un modello di agricoltura a basso impatto. I crediti di sostenibilità sono titoli negoziabili che le aziende possono acquistare per rendicontare il sostegno a progetti che generano benefici ambientali quantificati contribuendo alla salvaguardia dell’ambiente italiano.