lunedì,Febbraio 6 2023

San Giovanni in Fiore ricorda “il cantautore degli ultimi” Fabrizio De Andrè

Centinaia di persone si sono ritrovate nel centro storico per cantare le canzoni del cantautore genovese, per leggere i suoi testi, lungo una notte di musica e poesia

San Giovanni in Fiore ricorda “il cantautore degli ultimi” Fabrizio De Andrè

Nell’anniversario della sua scomparsa, avvenuta l’11 gennaio 1999, l’Italia ha ricordato Fabrizio De Andrè, uno dei più grandi poeti italiani, il cantautore degli ultimi, anarchico e inarrivabile. A Milano, Torino, Ferrara, Firenze, Venezia, Rimini, Roma, Pescara, Napoli, Bari, Catania, Palermo e tante altre città, per la Calabria San Giovanni in Fiore dove centinaia di persone si sono ritrovate nel centro storico per cantare le canzoni di De Andrè, per leggere i suoi testi, lungo una notte di musica e poesia. Nonostante il gelo, tantissimi giovani e meno giovani, hanno urlato il loro amore per l’inarrivabile poeta.

Il clima era uguale dappertutto, ma soprattutto si avvertiva tutto il peso dell’assenza, per la musica e per la cultura italiana, di un artista straordinario come Faber. «Ci manca. Anzi ci manca tantissimo», dice Emilio Arnone, uno dei promotori della bella e riuscita iniziativa di San Giovanni in Fiore. «Ci manca, altrimenti non si spiegherebbe perchè centinaia di persone sfidano il freddo per ritrovarsi su una scalinata nel cuore della Sila, per cantare le sue canzoni al cielo».

La “cantata anarchica per Faber” è diventata ovunque un inno d’amore per il cantautore degli ultimi. L’atmosfera, il calore, le sensazioni sono difficili da descrivere se non ti sei trovato in quel cuore pulsante di gente, così diversa ma uguale, alle prime note di una chitarra che echeggiava melodie familiari. Bastava guardare gli occhi felici delle tante persone che sono arrivate in Sila da Cosenza, Cropani, Montalto, dalla provincia di Crotone, Catanzaro, e che per la distanza hanno deciso di prendersi del tempo dal lavoro e dallo studio per arrivare a San Giovanni in Fiore.

Una ragazza raccontava che sta scrivendo una tesi su De Andrè e che non poteva mancare a questo appuntamento. Altri confessavano di farlo per Fabrizio e per sè stessi. Ogni tanto qualcuno urlava il titolo di una canzone ed imbracciate le chitarre si suonava tutti insieme. Ognuno con lo strumento che aveva portato, altri anche solo con la voce, intonata o stonata che fosse. È stato come sentirsi parte di una comunità sparsa ovunque, persino all’estero, e tutti sapevano che in contemporanea in altre città, altre persone si ritrovavano spontaneamente, come una notizia un po’ originale che non ha bisogno di alcun giornale, come una freccia che dall’arco scocca, vola veloce di bocca in bocca.

Fabrizio De Andrè ha fatto un altro miracolo, far cantare le sue canzoni a generazioni diverse, annullando quella distanza tra padri e figli. Si suonava, si beveva, si mangiava, in una parola si viveva un’istante con la consapevolezza di un attimo unico e irripetibile, come la vita. Come la musica. Come la poesia. Ma soprattutto come De Andrè.

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