giovedì,Giugno 20 2024

Sul “decreto carburante” scoppia la guerra. La rabbia dei benzinai: «Adesso sciopero!»

Gli esercenti non ci stanno a fare la parte die cattivi e annunciano proteste contro il governo Meloni

Sul “decreto carburante” scoppia la guerra. La rabbia dei benzinai: «Adesso sciopero!»

Non ci stanno a finire sulla graticola e così i benzinai hanno dichiarato sciopero il 25 e il 26 gennaio contro le decisioni del governo Meloni, ma soprattutto contro la lettura fatta negli ultimi giorni dall’esecutivo sull’aumento del costo dei carburanti. Per giorni, infatti, tutti gli esponenti del governo hanno parlato di speculazione per giustificare la risalita dei prezzi, dovuta sostanzialmente al mancato rinnovo dello sconto sulle accise che era in vigore da quasi un anno. Il decreto Benzina, nonostante il video di ieri in cui la presidente del Consiglio dice che la maggior parte dei benzinai sono onesti, è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso: «Per porre fine a questa “ondata di fango” contro una categoria di onesti lavoratori e cercare di ristabilire la verità, le associazioni dei gestori, unitariamente, hanno assunto la decisione di proclamare lo stato di agitazione della Categoria, su tutta la rete – si legge in una nota Faib-Confesercenti, Fegica, Figisc-Confcommercio – di avviare una campagna di controinformazione sugli impianti e proclamare, per le giornate del 25 e 26 gennaio 2023, una prima azione di sciopero, con presidio sotto Montecitorio».

Lo sciopero è previsto dalle 19.00 del 24 gennaio 2023 alle 07.00 del 27 gennaio 2023. «Il governo aumenta il prezzo dei carburanti e scarica la responsabilità sui gestori che diventano i destinatari di insulti ed improperi degli automobilisti esasperati – si legge nel comunicato – È stata avviata contro la categoria una campagna mediatica vergognosa. Quindi è stato dichiarato lo stato di agitazione su tutta la rete e lo sciopero contro il comportamento del governo. Si preannuncia un presidio sotto Montecitorio».

«Vengono beatificati i trafficanti di illegalità che operano in evasione fiscale e contributiva e che sottraggono all’erario oltre 13 miliardi di euro l’anno – continuano le associazioni –. L’impressione che la categoria ha tratto da questa vicenda è quella di un esecutivo a caccia di risorse per coprire le proprie responsabilità politiche, senza avere neppure il coraggio di mettere la faccia sulle scelte operate e ben sapendo che l’Agenzia delle Dogane, il Mimit, e l’Agenzia delle Entrate hanno, già oggi, la conoscenza e la disponibilità di dati sul movimento, sui prezzi dei carburanti e sull’affidabilità delle comunicazioni giornaliere rese dalla categoria. È un imbroglio mediatico al quale le organizzazioni di categoria intendono dare risposte con la mobilitazione dei gestori».

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