lunedì,Febbraio 6 2023

Intervista al penalista Salvatore Staiano: «Ho il terrore di essere ammazzato» | VIDEO

L'avvocato, rispondendo alle domande di Pietro Comito, ha svelato alcuni particolari dell'ultimo periodo della sua vita. Ecco quali sono

Intervista al penalista Salvatore Staiano: «Ho il terrore di essere ammazzato» | VIDEO

di F. A.

In mezzo alla tempesta giudiziaria a testa alta, ma con una paura che gli pesa nel petto: «Non mi spaventano le indagini, mi avviliscono, ma ho il terrore di essere ucciso». Nella lunga intervista concessa dall’avvocato Salvatore Staiano a Pietro Comito, andata in onda nella  seconda puntata del format di LaC Mammasantissima – processo alla ‘ndrangheta, il noto penalista di Catanzaro discute delle accuse che ha dovuto affrontare negli ultimi anni, uscendone indenne, delle maldicenze (anche di suoi colleghi) con le quali si è dovuto confrontare, delle indagini dell’antimafia contro le quali si è dovuto difendere.

L’intervista si concentra sulle accuse di corruzione che negli ultimi anni gli sono state mosse dal pentito Andrea Mantella e anche dall’ex giudice di Catanzaro Marco Petrini, poi ritrattate, fino in carcere per corruzione. Una vicenda, quest’ultima, sulla quale Staiano sembra nutrire forti sospetti: «Ci sono poteri assolutamente incontrollabili dietro Petrini».

«Petrini? C’è qualcosa di strano in quello che è accaduto»

«Petrini – afferma Staiano all’inizio dell’intervista – era un buon magistrato, era un uomo intelligente ma c’è qualcosa di strano in quello che è accaduto». È un argomento, quello della stranezza della vicenda Petrini, che l’avvocato ripeterà a più riprese lungo la mezz’ora del botta e risposta con Pietro Comito. «Avevamo un rapporto di reciproca stima e di grande cordialità con Petrini – aggiunge Staiano – tanto è vero che l’ho voluto in alcuni convegni e non mi pento. Non eravamo, però, amici e non ci siamo mai dati del tu».

Agli atti delle indagini su Staiano, gli inquirenti annotarono una sfuriata del penalista all’interno dell’ufficio di Petrini, dove l’avvocato si lamentava col magistrato delle continue indagini alle quali era sottoposto da anni.

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