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Improcedibilità contro un uomo di Acri: era stato querelato da Vittorio Sgarbi

Il legale Pasquale Naccarato ha evidenziato l'intempestività della querela nonché la tardiva proposizione della stessa da parte del critico d'arte di Ferrara

Improcedibilità contro un uomo di Acri: era stato querelato da Vittorio Sgarbi

Improcedibilità. Finisce anzitempo il processo contro un uomo di Acri accusato di aver provocato un ammanco al critico d’arte Vittorio Sgarbi, ex assessore comunale di Cosenza e attuale sottosegretario ai Beni culturali del Governo Meloni. Secondo quanto acclarato dal giudice del tribunale di Cosenza Urania Granata, la querela dal politico ferrarese era stata presentata oltre i tre mesi previsti dalla legge.

Questione che, a suo tempo, aveva sollevato anche l’avvocato Pasquale Naccarato, difensore del soggetto inizialmente incriminato dalla procura di Cosenza. Il legale infatti attraverso una memoria difensiva aveva evidenziato che «l’intempestività della querela nonché la tardiva proposizione della stessa da parte di Vittorio Sgarbi», che non si era costituito parte civile nel processo. «Si precisa – aveva sottolineato l’avvocato Naccarato – come il presunto reato di insolvenza fraudolenta si consuma non nel momento in cui viene contratta l’obbligazione bensì in quello dell’inadempimento che costituisce l’ultima fase della determinazione del momento consumativo, la data dell’inadempimento in base alle norme che disciplinano, in materia civile, l’adempimento delle obbligazioni». E ancora: «Nel caso di specie, si evidenzia l’intempestività della querela atteso che è stata proposta dopo oltre tre mesi dalla diffida ad adempiere».

Secondo l’impostazione accusatoria originaria, l’uomo di Acri, A. S., avrebbe dissimulato il proprio stato di insolvenza, presentandosi come un imprenditore di successo titolare di un albergo situato a Desenzano del Garda, contraendo così «un’obbligazione con Vittorio Sgarbi e inducendo quest’ultimo a vendergli 450 copie de il libro dal titolo “Il Novecento – Volume 2”, al prezzo di 25 euro ciascuno più spese di spedizione, col proposito di non adempiere». Un fatto che sarebbe avvenuto nella città silana il 7 febbraio del 2019.

Nel corso della vicenda, prima che Sgarbi decidesse di denunciare il soggetto in questione, l’ormai ex imputato avrebbe ottenuto dal critico d’arte italiano uno sconto rispetto al prezzo iniziale. «Decisi di venirgli incontro limitando le mie pretese alla restituzione delle copie dei libri a lui consegnate, così da porre fine all’incresciosa vicenda» aveva scritto Sgarbi nella querela.

Ma «dopo un’iniziale disponibilità ad accondiscendere alla richiesta» l’uomo di Acri, dopo aver tentato di prendere ulteriormente tempo, «ebbe a dirmi di non essere più nella disponibilità dei libri, asserendo di averli regalati a un istituto scolastico di Acri». Sgarbi avrebbe dovuto ottenere una cifra superiore ai 10mila euro.

Dal canto suo, l’avvocato Pasquale Naccarato, nella memoria, aveva spiegato come in realtà il suo assistito avesse versato mille euro, soldi che sarebbero stati incassati da Antonio Ippolito come rappresentante legale di Sgarbi il 1 febbraio 2019. Inoltre l’uomo di Acri – ha ulteriormente dimostrato il legale di Cosenza – «aveva prenotato la Sala presso il Comune di Acri per l’evento da svolgere con Sgarbi, versando 550 euro il 21 gennaio 2019 per la presentazione del libro». Tutto ciò, e tanto altro, dimostrerebbe «l’assenza di condotte illecite e fraudolenti» da parte dell’acrese.

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