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L’emancipazione femminile attraverso lo sport nel documentario del cosentino Francesco Gallo

Si intitola "Le Dee di Olimpia" e sarà proiettato al Cinema San Nicola: un secolo di lotte politiche e sociali lungo il quale molte atlete hanno scritto alcune delle pagine più belle ed emozionanti nella storia delle Olimpiadi moderne

L’emancipazione femminile attraverso lo sport nel documentario del cosentino Francesco Gallo

Francesco Gallo è un giovane regista cinematografico ed esperto di storia dello sport. È cosentino ed ha firmato un documentario che racconta il difficile percorso dell’emancipazione femminile attraverso lo sport olimpico. Il titolo è particolarmente suggestivo: “Le Dee di Olimpia”. Ovvero un secolo di lotte politiche e sociali lungo il quale molte atlete hanno scritto alcune delle pagine più belle ed emozionanti nella storia delle Olimpiadi moderne.

Francesco Gallo, storico, docente, scrittore, giornalista. Membro dell’Anac (Associazione Nazionale Autori Cinematografici) e della Siss (Società Italiana Storia dello Sport). Autore di diversi saggi sulla storia dello sport e regista di alcuni documentari premiati in Italia, in Europa e negli Stati Uniti.

Con Francesco parliamo di quello che si annuncia un lavoro unico e di grande valore, non solo per il mondo dello sport. 

Il documentario “Le Dee di Olimpia” sarà proiettato lunedì 13 febbraio al Cinema San Nicola di Cosenza.

«Un secolo di lotte politiche e sociali lungo il quale molte atlete hanno scritto alcune delle pagine più belle ed emozionanti nella storia delle Olimpiadi moderne. Dalle lotte per il diritto al voto di inizio ‘900, alle prime partecipazioni ai Giochi; dalla crescita dello sport femminile come propaganda politica sotto le dittature, passando alle conquiste politiche e sociali degli anni Sessanta; dal post-femminismo fino al raggiungimento della parità numerica nelle gare alle edizioni di inizio secolo. Donne sport: una lunga corsa ad ostacoli sulla pista di atletica e nella società».

Il calcio oggi, come ieri, è lo specchio fedele del costume italiano.

«È il frammento tra i più significativi della nostra cultura popolare, quella che i sociologi hanno ribattezzato “di massa”. Gli scandali del calcio, dal Totonero a Calciopoli, fino a quello che da qui a breve potrebbe esplodere ancora una volta in Serie A, sono ciclici, proprio come quelli che pervadono la società, la politica e il costume. Se lo sport, o in questo caso specifico il calcio, volesse davvero puntare a mantenere una corazza capace di resistere alle contaminazioni esterne, dovrebbero diventare più sostenibili dal punto di vista economico-finanziario, essere più inserite all’interno della comunità e coinvolgere maggiormente i tifosi nelle scelte delle società calcistiche».

Certamente paghiamo l’assenza di una cultura sportiva propriamente detta, appassionata e responsabile, che approfondisca i temi veri del calcio e li agganci a un sistema di valori alti di riferimento.

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