sabato,Maggio 25 2024

L’ira della Meloni sul festival di Sanremo guidato da Amadeus. Teste in Rai pronte a cadere

Fuori dal coro della destra che sta cercando il modo di punire senza essere tacciata di censura, Silvio Berlusconi che si dissocia da ogni orientamento epurativo

L’ira della Meloni sul festival di Sanremo guidato da Amadeus. Teste in Rai pronte a cadere

Non la passeranno liscia. Sembra questa la frase che scivola di bocca in bocca dopo la chiusura dei riflettori su Sanremo. Il governo e la dirigenza Rai si preparano alla resa dei conti dopo un Festival di Sanremo da record per ascolti e polemiche. Non è un segreto che Giorgia Meloni non abbia gradito – per usare un eufemismo – la gestione di Amadeus e del gruppo dirigente, e ora si stia preparando a far cadere qualche testa. A rischiare più di tutti è l’amministratore delegato Carlo Fuortes, seguito dal direttore dell’Intrattenimento Stefano Coletta. Dal centrodestra è arrivata una levata di scudi generale. Tanti, troppi i passaggi del Festival che non sono piaciuti alla maggioranza di governo. Dal bacio tra Fedez e Rosa Chemical al freestyle dello stesso rapper, in cui venivano citati la ministra Roccella e il viceministro Bignami. Quella fotografia ha mandato Meloni su tutte le furie.

Dal centrodestra piovono dichiarazioni fortemente critiche – che in verità erano già cominciate prima del Festival, sempre a proposito di Rosa Chemical – ma ci si spacca sulla sostituzione dei vertici Rai. Si rischia di essere accusati di censura, e Meloni lo sa bene. Dal governo Vittorio Sgarbi tuona: “I vertici Rai devono andare a casa, il fallimento di Sanremo lo impone”. Il sottosegretario alla Cultura parla di un “livello basso” che “non si misura con i numeri” degli ascolti.

Allo stesso tempo Silvio Berlusconi parla di un Festival “ideologicamente spostato a sinistra”, ma non chiede nessuna epurazione. La linea del leader di Forza Italia è la più condivisa nel centrodestra, che attacca su un punto in particolare: alla vigilia delle elezioni regionali in Lazio e Lombardia, Sanremo – nella lettura della maggioranza politica del Paese – sarebbe stato un veicolo di propaganda. Nel Pd, invece, c’è chi difende la Rai e parla di bavaglio – “giù le mani”, dice Bonaccini – e chi attacca sulla gestione Amadeus. Il Movimento 5 Stelle si limita a chiedere una riforma complessiva.


Intanto Meloni riflette sulle prossime mosse. La rimozione forzata di Fuortes – dato che lui non ha nessuna intenzione di dimettersi, soprattutto dopo il successo di Sanremo – non avverrà in pochi giorni. Il piano che circola in queste ore è abbastanza semplice: aspettare un consiglio di amministrazione con un voto e mandare l’ad sotto con i pareri contrari dei rappresentati del centrodestra. Potrebbe succedere a marzo, o al massimo ad aprile, ma in ogni caso i giorni di Fuortes da amministratore delegato sembrano contati. E potrebbe essere solo l’inizio. Il centrodestra ha vissuto il Festival di Sanremo come una grande provocazione, da Benigni a Fedez. Perciò ora vuole mettere le mani sulla Rai e sulla produzione culturale del Paese.

Articoli correlati