giovedì,Giugno 20 2024

Così il Tirreno è diventato la piazza della droga più contesa

In quel lembo di terra lasciato "scoperto" dopo anni di predominio 'ndranghetista, si sono insinuati dapprima i crotonesi, poi i cugini campani e, infine, di nuovo i cetraresi

Così il Tirreno è diventato la piazza della droga più contesa

Lo spaccio e il consumo di droga sono un’enorme piaga sociale. Non conosce età, sesso o condizioni sociali, si insinua ovunque e non fa distinzioni. Anche in Calabria lo spaccio di droga e il consumo di droga sono un fenomeno dilagante che sta mietendo vittime soprattutto tra i giovani. In particolare, negli ultimi tempi preoccupa la situazione del Tirreno cosentino, dominato per molto tempo dai clan di ‘ndrangheta e ancora oggi piazza di spaccio contesa dalla criminalità e dalla manovalanza locale. Ma di chi è la colpa di questo fenomeno che sembra inarrestabile, nonostante l’intervento costante della magistratura? Gran parte delle responsabilità è certamente da addebitare ai consumatori. Questi ultimi, sono spesso uomini e donne che presentano dei disagi, che fanno uso di sostanze stupefacenti, in particolare cocaina ed eroina, per fuggire dalla realtà, anche se è soltanto un’illusione e dura il tempo di un lampo.

C’è poi anche un’altra categoria di consumatori, di cui si parla anche troppo poco, e che rappresenta una buona fetta di mercato. È una categoria che comprende anche giovani brillanti, laureati, professionisti affermati, persone che occupano posti di rilievo nella società, nate e cresciute in famiglie senza particolari problemi. Consumano droga a volte anche solo per “divertirsi” o per combattere la routine quotidiana. Tra di loro ci sono anche persone vicine alle istituzioni e non manca nemmeno qualche amministratore locale, magari di quelli che si battono il petto a ogni colpo di pistola sparato in aria e che poi vanno a sfilare nei cortei antimafia. Certo, questi ultimi sono una piccolissima percentuale, una netta minoranza, ma abbastanza da destare sconcerto e preoccupazione da un punto di vista etico e morale.

La criminalità si riorganizza

Negli ultimi anni nella Riviera dei Cedri si è assistito a una drammatica escalation di intimidazioni: bottiglie incendiarie, auto e mezzi andati a fuoco, spari, risse e avvertimenti di ogni genere. Il territorio si sta riorganizzando dopo la caduta del clan Muto di Cetraro, inflitta dall’operazione Frontiera del 2016, e le vecchie regole “d’onore”, come si dice negli ambienti loschi, non valgono più. Le armi vengono usate come giocattoli anche per regolare conti personali e tradimenti e, in nome del dio denaro, cocaina ed eroina vengono vendute pure ai ragazzini. In questo trambusto, la criminalità si contende le piazze di spaccio. Sulla falsariga di Gomorra, si combattono le guerre per accaparrarsi questa o quell’altra fetta di consumatori, che si traducono in quattrini. Così, in quel lembo di terra lasciato “scoperto” dopo anni di predominio ‘ndranghetista, si sono insinuati dapprima i crotonesi, poi i cugini campani e, infine, di nuovo i cetraresi che, dicevamo poc’anzi, si stanno riorganizzando con le pistole in mano e senza più nessun punto di riferimento.

Famiglie in ginocchio

Mentre certi burocrati sniffano pagandosi la droga con i soldi pubblici, un’intera generazione di giovani è sulla via della perdizione. Un po’ per la malasorte che ha bussato alla loro porta, un po’ perché il futuro gli è stato rubato da chi ha distrutto il merito e ha favorito le raccomandazioni, pensando soltanto a sistemare amici e parenti, infischiandosene del bene comune. In certe case non si dorme più. Ci sono i piccoli spacciatori che consumano più droga di quanta ne riescano a vendere e nel giro di qualche mese entrano nel tunnel dei debiti e della dipendenza, trascinando con sé anche i propri affetti. Ci sono famiglie completamente destabilizzate, soprattutto psicologicamente, costrette a vendersi tutto per cercare di curare questi giovani, li portano nei centri di disintossicazione e li seguono nel lungo percorso di recupero, che molte volte, per giunta, fallisce. E la società che fa? Punta il dito e appioppa etichette, senza mai chiedersi quanto sia grande il dolore di questi giovani caduti nella trappola dello spaccio e delle polveri bianche, mentre applaude a quelle signore e quei signori in tailleur e giacca e cravatta che predicano bene e razzolano male, alimentando direttamente un fenomeno che invece dovrebbero combattere.

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