mercoledì,Maggio 22 2024

Bruxelles ordina all’Italia di farsi pagare dalla Chiesa l’Ici mai versata

nizialmente Palazzo Berlaymont aveva dichiarato (2012) le esenzioni concesse dall'Italia non compatibili con le norme europee sugli aiuti di Stato

Bruxelles ordina all’Italia di farsi pagare dalla Chiesa l’Ici mai versata

L’Italia deve cercare di recuperare l’Ici non versata dalla Chiesa tra il 2006 e il 2011 sulle attività commerciali. E’ la sintesi della richiesta della Commissione europea, giunta al termine di un confronto tra Bruxelles e Roma via Lussemburgo, considerando il ruolo decisivo nella svolta odierna di una sentenza della Corte di giustizia dell’Ue.

Inizialmente Palazzo Berlaymont aveva dichiarato (2012) le esenzioni concesse dall’Italia non compatibili con le norme europee sugli aiuti di Stato, ma non aveva ordinato all’Italia di lavorare al recupero delle somme, perché i database fiscali e catastali non consentivano l’identificazione dei beneficiari. La decisione è stata però parzialmente annullata dai giudici della Corte Ue (2018), ritenendo che la Commissione avrebbe dovuto considerare se ci fossero vie alternative per riscuotere gli importi. Ora è arrivato l’ordine all’Italia dell’esecutivo europeo.

L’esenzione Ici «era applicabile agli immobili utilizzati da enti non commerciali per attività sociali come l’assistenza e il sostegno e da enti commerciali per attività sociali come l’assistenza, la sanità, l’istruzione e le attività religiose – ha ricordato una portavoce della Commissione -. Queste attività sociali beneficiavano di un’esenzione totale anche se erano in parte di natura commerciale».

«Gli enti che svolgono attività non economiche, come quelle strettamente religiose, non sono interessati dall’ordine di riscossione» ha anche chiarito. Nel 2012, come detto, l’esecutivo europea aveva ritenuto che per le particolari caratteristiche del tributo sarebbe stato impossibile per l’Italia recuperare l’Ici non versata. Ma la Corte ha richiesto alla Commissione di intraprendere una decisione che esaminasse le difficoltà addotte dalle autorità italiane e di valutare se ci fossero metodi alternativi per arrivare un recupero parziale.

La decisione odierna alla fine stabilisce che l’Italia debba cercare di recuperare in particolare i versamenti nel caso in cui il sostegno sia stato superiore ai 200mila euro per destinatario nell’arco di un anno (quella dei 200mila euro è la soglia rilevante per far scattare il divieto relativo agli aiuti di Stato). Per identificare i beneficiari, ha ipotizzato la Commissione, l’Italia potrebbe usare i dati delle dichiarazioni presentate nell’ambito della nuova imposta sugli immobili e integrarli con altri metodi, comprese le autodichiarazioni.

Intervenendo sull’Ici la Commissione aveva ritenuto che dal 2012 la nuova Imposta municipale propria (Imu) fosse in linea con le norme comunitarie in materia di aiuti di Stato, poiché limita l’esenzione ai locali in cui sono svolte attività non economiche da parte di soggetti non commerciali. Inoltre, la normativa contiene una serie di requisiti che devono essere posseduti dagli enti non commerciali per poter escludere che le attività svolte siano di natura economica e tali tutele assicurano che le esenzioni dall’Imu concesse agli enti non commerciali non comportino aiuti di Stato. 

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