giovedì,Giugno 20 2024

Come la pioggia di marzo

Dopo la fondamentale vittoria contro la Spal, il Cosenza va incontro a un filotto di partite “impossibili”. A cominciare da Frosinone. Tabelle e calcolatrici alla mano sono proprio quelle nelle quali deve rischiare di più

Come la pioggia di marzo

Sostiene Coelho (Arnaldo Césa, non Paulo lo scrittore) che l’idea di fischiare la fine di Italia-Germania alzando il pallone tra le mani (una posa talmente iconica da diventare addirittura francobollo) gli venne pochi istanti prima del novantesimo, ma aveva radici lontane. La partita, di fatto, era finita, nonostante la rete della bandiera di Breitner. E all’arbitro brasiliano, la cui designazione aveva fatto infuriare alla vigilia gli italiani, tornò in mente per un attimo la sua infanzia. Il bambino che era e sognava di entrare, un giorno, al Maracana. E ora eccolo arbitrare la finale del Mundial ’82: il primo fischietto sudamericano della storia.

Penso: voglio tenere questo pallone nelle mani. Come un bambino di sei anni. Un istinto, una cosa infantile. Quel pallone era un trofeo. Della mia terra, del mio popolo, di tutti i ragazzini sulla spiaggia senza scarpe, raccontò tempo fa a Emanuela Audisio. Ed ecco allora Coelho infilarsi tra gli azzurri come se avesse in testa una vecchia canzone di Sergio Mendes e lanciare il triplice fischio.

Fin troppo facile ritrovare lo stesso desiderio istintivo nella rovesciata scomposta e goffa (in una parola: bellissima) di William Viali al termine di Cosenza-Spal. Ma non solo. In quel gesto c’è il senso di liberazione per l’incubo che ha preso forma nei minuti finali: esser passati dall’1-1 sfiorato da Pepito Rossi, al 2-0 annullato a Nasti, fino al miracolo finale di Micai nell’arco di centottanta secondi o poco più. C’è il sollievo per aver superato, da debuttante della categoria, l’ennesima prova (dopo averne fallite tante per inesperienza, va detto). E aver visto aleggiare l’incomprensibile fantasma di Davide Dionigi (is there anybody out there talking about “media punti”?). C’è, o almeno sembra ci sia, un gruppo – non molto diverso da quello che seppe cucirsi attorno a Bisoli, nel finale dello scorso campionato.

Provo ad azzardare uno scenario, consapevole che le sorprese sono sempre dietro l’angolo: ce la giocheremo in sei. Queste sei, le ultime sei. E, secondo me, fino alla giornata conclusiva. E, forse, matematicamente in lizza per playout e salvezza diretta fino all’ultimo secondo. Vero è che pure Cittadella, Ternana, Ascoli e Como hanno grossi limiti e, a distrarsi, potrebbero ritrovarsi nel tritacarne, ma la vedo più difficile.

Ad ogni modo, proprio l’Ascoli nei prossimi due turni potrebbe essere un “arbitro” importante. Venezia e Brescia andranno a giocare al Del Duca. Fischietto in bocca anche per la Ternana che, invece, dopo la sosta affronterà in trasferta prima la Spal e poi il Brescia. Bianconeri e rossoverdi, di fatto, saranno artefici del proprio destino. Con sei punti in quelle due sfide si tirano definitivamente fuori dai guai (e ci fanno indirettamente un gran favore). Oppure ci si cacciano dentro a piè pari (e a quel punto il mio ragionamento su quote e tabelle salvezze va in vacca).

Idem il Cittadella che ospiterà il Perugia. Peraltro la squadra di Castori ha una partita da recuperare contro una delle formazioni meno in forma (la Reggina viene da un febbraio/marzo terrificante), ma facciamo conto che finisca con un pari o una vittoria degli amaranto.

La tromba d’aria (o downburst che dir si voglia) caduta domenica su Cosenza mi ha riportato alla memoria questo vecchio pezzo di Jobim. A Rio de Janeiro, marzo è mese di piogge torrenziali e allagamenti che dicono addio al carnevale e all’estate, sempre cariche di quella malinconia carioca così vicina ai nostri meridiani.

A nove giornate dal termine la paura della fine che spinse Jobim a scrivere questo brano è fortissima. L’alto numero di scontri diretti da qui alla trentottesima tra le ultime sei in classifica (Brescia, Benevento e Venezia ne hanno solo due a testa; il Perugia quattro; le altre tre) mi suggerisce dunque una quota salvezza molto bassa: potrei azzardare i quaranta punti.

Ora, se il ragionamento è corretto, con undici punti si sta tra la salvezza diretta e il playout. E il Cosenza questi undici punti può farli. Controogni pronostico, perché non dimentichiamoci che al minuto 89 del derby eravamo già tutti alla ricerca del pacchetto più conveniente su Eleven Sports. La paura della fine l’abbiamo sentita ancora una volta addosso. Come un attimo prima del gol di Asencio, nel 2020. Come a Pisa e poi a Vicenza, un anno fa.

Di questi undici punti il Cosenza può (deve) provare intanto a farne uno a Frosinone. Missione impossibile sulla carta, ma la squadra di Grosso gode di 12 lunghezze di vantaggio sul terzo posto (e un calo d’attenzione è sempre possibile). Basta non ripetere la sciagurata partita di Genova (sciagurata la partita, ché la trasferta, l’accoglienza dei genoani e il settore pieno al Ferraris resteranno tra i momenti più belli della mia vita). D’altronde, calendario alla mano, nel prossimo turno solo Venezia e Perugia, come detto, hanno avversarie abbordabili. Per le altre, noi compresi, sono tutti scontri con squadre in cima alla classifica.

Ma si può (e si deve) provare a far punti anche tra Pisa e Palermo. In casi come questi, in cui non c’è niente da perdere, tanto vale tentare l’impresa ed evitare di innalzare inutili catenacci. E tentare invece proprio la rovesciata alla Viali. Ovvero il gesto tecnico nel quale la porta non la vedi, ma sei costretto a sentirla alle spalle, e te ne devi fregare dell’estetica. Perché, pure se il pallone lo colpisci male, sorprendi tutti a un livello tale da lasciare comunque senza fiato. Ma per farlo, come canterebbe la Vanoni, devi essere senza paura.

Pazienza, insomma, se la bicicleta non andasse a buon fine. A quel punto ci sono quattro scontri diretti nei quali affondare il colpo (due dei quali, Perugia e Brescia, in trasferta). Ci conviene sperare che quello scarico a rimorchio che ha portato Brescianini al gol sia un pezzo di rinascita di Zilli. Che Nuciddra Florenzi lotti insieme a noi fino all’ultimo minuto e senza saltarne nemmeno uno da qui a maggio. Che Calò e D’Urso si diano una svegliata: perdere un pallone davanti all’area di rigore (come a Genova) e ritardare un filtrante che può chiudere una partita ancora in bilico (come contro la Spal, sul fuorigioco di Nasti) a questo punto della stagione non sono errori ammissibili.

Ci conviene sperare infine che questa stagione sia finalmente fondativa. Anche in caso di salvezza, la scelta del tifo organizzato di rientrare (ma solo per la maglia) o di restar fuori (a oltranza) non può passare inosservata. Fondativa significa, per questa dirigenza, fare un passo indietro o di lato. Che queste águas de março facciano pulizia, anziché passare e basta.

A costo di esser tacciato come utopista e inguaribile romantico, il pallone resta quella cosa lì che raccontava Coelho. La voglia infantile di prendere il cuoio tra le mani. Di calciarlo in rovesciata al novantasettesimo a bordocampo. In assenza di questo, che si chiama amore, tutto il resto è mero interesse. E gli interessi non possono durare per sempre. Specie se non sono più reciproci.

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