domenica,Giugno 23 2024

“Reset”, anche il cosentino Daniele Chiaradia torna in libertà

Cadono tutte le accuse di mafiosità al presunto promotore dell’illecito gioco d’azzardo così come contestato dalla Dda di Catanzaro

“Reset”, anche il cosentino Daniele Chiaradia torna in libertà

All’esito dell’udienza che si è tenuta ieri al Tribunale del Riesame di Catanzaro, è stata accolta la richiesta di scarcerazione di Daniele Chiaradia, il quale oggi ha lasciato il carcere di Vibo Valentia ed è tornato completamente libero. La Corte Suprema di Cassazione, all’esito dell’udienza che s’era tenuta lo scorso 23 marzo 2023, aveva annullato con rinvio per nuovo esame l’ordinanza di custodia cautelare in carcere che era stata eseguita lo scorso primo settembre nei confronti di Daniele Chiaradia, 44enne residente a Cosenza, arrestato nell’ambito della maxi-operazione anti-’ndrangheta “Reset” coordinata dalla Dda di Catanzaro tra Cosenza e Rende.

Le accuse della Dda a Daniele Chiaradia

Le accuse mosse nei suoi confronti vanno dall’associazione finalizzata all’esercizio illegale di giochi e scommesse, al concorso esterno in associazione ‘ndranghetistica, passando per il riciclaggio e l’intestazione fittizia di beni, tutti aggravati dall’agevolazione della cosca mafiosa Lanzino/Patitucci operante a Cosenza e Rende. Il settore in cui operava Chiaradia era infatti quello dell’attività di slot machines e delle agenzie di scommesse, che, secondo l’ipotesi dell’accusa, l’indagato avrebbe esercitato come prestanome di diverse società che avrebbero operato utilizzando slot machines abilmente modificate per evitare il pagamento di maggiori imposte all’erario e per truffare i giocatori erogandogli minori vincite, nel territorio di Cosenza e provincia, grazie alla protezione della criminalità organizzata.

Cosa aveva scritto la Corte di Cassazione

La Cassazione aveva accolto il ricorso presentato nell’interesse di Daniele Chiaradia dall’avvocato Pasquale Di Iacovo del foro di Castrovillari, con il quale erano stati rilevati molteplici incongruità della motivazione con la quale erano stati ritenuti non fondati i rilievi che la difesa aveva mosso in relazione al giudizio di attendibilità dei pentiti ed in merito alla capacità dimostrativa delle intercettazioni telefoniche a rappresentare la partecipazione di Daniele Chiaradia, con ruolo di promotore e dirigente, all’associazione ed altresì le ipotesi di concorso esterno in associazione mafiosa, riciclaggio e fittizia intestazione di beni che in realtà secondo le accuse, sarebbero appartenute ad esponenti di spicco della criminalità organizzata cosentina, in favore dei quali Chiaradia avrebbe svolto il ruolo di prestanome.

In particolare lo scorso 29 settembre gli avvocati Pasquale Di Iacovo del foro di Castrovillari e Maurizio Malomo del foro di Cosenza, avevano già chiesto al Tribunale del Riesame di Catanzaro l’annullamento della misura cautelare in carcere e successivamente l’avvocato Di Iacovo ha impugnato la relativa decisione dinanzi alla Corte Suprema di Cassazione, la quale ha accolto in toto i motivi di ricorso presentati dal cassazionista coriglianese. Lo scorso mese di novembre il Tribunale del riesame di Catanzaro aveva già restituito a Daniele Chiaradia tutte le società, il denaro ed i numerosi beni immobili situati a Cosenza, che erano stati sequestrati nell’ambito della stessa maxi-inchiesta. Oggi è stata disposta la restituzione della libertà anche nei confronti di Daniele Chiaradia.

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