lunedì,Maggio 20 2024

Donne coraggiose di Calabria, le loro storie nel libro dell’AIParC: la presentazione a Cosenza

Si tratta del secondo volume che punta a completare la ricerca storica già avviato due anni fa con una prima pubblicazione

Donne coraggiose di Calabria, le loro storie nel libro dell’AIParC: la presentazione a Cosenza

Due anni fa il successo di un bel volume dedicato alle donne nella storia della Calabria. Un volume interessante che ha avuto molti riscontri positivi a Cosenza e praticamente in tutta la Calabria. Lo ha pubblicato l’AIParC che ora presenta un secondo volume che punta a completare e ampliare la precedente ricerca storica.

Oggi pomeriggio si procede quindi con la scoperta di un passato più o meno recente, con un particolare riferimento al mondo femminile calabrese, che purtroppo viene da sempre ignorato e anche velocemente dimenticato. L’associazione cosentina punta così alla valorizzazione delle tante donne della Calabria che a prezzo di molti sacrifici e rinunce, hanno svolto ruoli e compiti diversi in diversi campi, quasi sempre nel silenzio e nella sottovalutazione dei tanti.

Nel libro si punta a dare il giusto riconoscimento alle donne impegnate, spesso in prima linea, raccontando le loro storie, i successi, anche le troppe difficoltà che hanno dovuto affrontare. Donne coraggiose, forti, attente e competenti, guardate spesso con fastidio e diffidenza dall’universo maschile, evidentemente preoccupato di perdere l’esclusiva!

Come scrive Nella Matta in apertura del volume: «Non si può comprendere la storia della Calabria se non si indaga nella storia delle donne calabresi attraverso i secoli. Se non si tiene conto della ostinazione nel perseguire l’avanzamento loro e delle loro famiglie, se non si ricordano le lotte per la conquista dei diritti negati e di spazi di autonomia e libertà. Dal racconto delle loro vite emerge come sconfitte e conquiste della Calabria siano state accompagnate sempre dal sostegno e dalla partecipazione delle donne che, sia pure poco considerate, sono rimaste accanto agli uomini, sostenendoli e condividendone aspirazioni ed obbiettivi».

Per poi proseguire: «Abbiamo raccontato di donne di tutte le condizioni sociali. Laiche e religiose, nobili e plebee, acculturate o semplici lavoratrici. Madri, mogli, ragazze. Tutte sempre ignorate e messe in ombra dalla storia che, scritta da uomini, ha raccontato solo di uomini. Non si è scritto mai in modo così ostinato di una Calabria di donne resistenti in cammino verso i diritti».

Mercoledì 17 maggio presso la sala Quintieri del Teatro Rendano di  Cosenza, la presentazione del secondo volume di “Le donne nella storia della Calabria”, una pubblicazione di Aiparc, curato da Nella Matta e Tania Frisone calabrese.

Interverranno a diverso titolo: Nella Matta, Tania Frisone, Antonella Veltri, Marilù Sprovieri, Silvana Gallucci, Vittoria Ciaramella, Giuseppe Trebisacce, Domenico Frammartino, Rosamaria Aquino, Massimo Veltri, Gabriella Sconosciuto.

Fra le tante belle storie di donne coraggiose che tutti dovrebbero conoscere, prendiamo, forse a caso o forse no, quella di Domenica Cacciatore, scritta da Emma Giacoia.

«Domenica è un esempio di forza e determinazione, una donna di grande coraggio, portatrice di valori e principi sani che troppe volte vengono sopraffatti dal potere e dall’ingiustizia. La sua è una storia che ha fatto il giro del mondo, rilanciata dalle colonne dei più importanti quotidiani nazionali e dalle agenzie di stampa di mezzo mondo. Inoltre la sua straordinaria attività è stata più volte riconosciuta tramite onorificenze come quella di Cavaliere al Merito della Repubblica e premi come quello “Libertà e Giustizia” di Roma. “Preside coraggio” è stata definita per aver fatto rinascere una scuola in una realtà difficile come San Luca in Aspromonte, dove ogni giorno occorre fare i conti con il degrado, la criminalità organizzata e il comportamento dei ragazzi che grida aiuto. Se non fosse per lei a San Luca, forse, non esisterebbe neppure la scuola».

Molto bella ed esaltante la storia di una partigiana: Anna Cinanni, raccontata da Samira Gentile e Francesca Naccarato.

«Nel dicembre del 1943, grazie all’incoraggiamento di Ludovico Geymonat, cominciò a lavorare attivamente per l’organizzazione clandestina del Pci. Con il nome di battaglia di Cecilia, Anna entrò nelle fila partigiane, tenendo bene in mente il monito del fratello Paolo: “Ricordati che non sei una donna, sei una comunista, e stai combattendo nella Resistenza”. Dal dicembre 1943 al maggio 1944 fece la staffetta partigiana tra Torino e Cuneo e successivamente anche nelle altre province; si dedicò anche alle formazioni garibaldine del Fronte della gioventù. Nel febbraio 1945, a Vercelli, la Cinanni venne arrestata. Infatti la polizia fascista trovò nella sua borsa documenti falsi e del materiale della propaganda partigiana, che causarono il suo arresto, in quanto prova della sua appartenenza alle bande partigiane con il ruolo di staffetta. Dopo l’arresto, insieme ad altri giovani, venne portata alla caserma delle Brigate nere e imprigionata. Durante i numerosi interrogatori, subì ripetute violenze fisiche ma, nonostante ciò, riuscì con grande ostinazione e coraggio a non tradirsi, ripetendo sempre la stessa versione dei fatti e quindi non mettendo in pericolo i partigiani e le loro famiglie. Dopo dieci giorni passati nella caserma della settima Brigata Nera, tra interrogatori e percosse, venne trasferita nel carcere della questura di Vercelli. La presenza nel carcere di una guardiana antifascista diede l’opportunità ai partigiani di pianificare il suo rilascio attraverso lo scambio di 10 prigionieri».