lunedì,Ottobre 2 2023

Città unica, tutti per la “Grande Cosenza” ma a Corigliano Rossano c’è chi rema contro

C’è chi chiede alla Regione un referendum per la scissione. Il comitato “contro” dice di aver raccolto le firme necessarie ma molti interpretato la vicenda strumentalmente

Città unica, tutti per la “Grande Cosenza” ma a Corigliano Rossano c’è chi rema contro

di Luca Latella

Tutto d’un tratto la Calabria si è accorta che le fusioni dei comuni sono cosa buona ed anche giusta. Tutti ne parlano, qualcuno storce il naso perché il campanile a queste latitudini è sempre il campanile. Non piacerà agli amministratori, perché riducono il cerchio delle opportunità elettive, ma in compenso vantano ricadute uniche in termini di benefici sui territori ed ai cittadini.

Se la nascita di Corigliano Rossano – primo modello di “grande fusione” tra comuni parigrado in Italia ed Europa – è stata quasi osteggiata – si veda chi era assente in quella seduta di consiglio regionale del 30 gennaio 2018 che ha approvato la legge di istituzione della terza città della Calabria – e forse snobbata perché temuta nell’ambito delle dinamiche politiche provinciali e regionali, economiche e sociali, oggi alla politica la “Grande Cosenza” piace, quasi come legge del contrappasso. O controsorpasso. Un po’ meno ai cittadini dei comuni contermini al capoluogo che decodificano la fusione piuttosto come un’“annessione”. 

Ma se l’erba del vicino è sempre più verde e quel parente prossimo comprende più di tutti le opportunità a breve, medio e lungo termine, a Corigliano Rossano c’è chi rema contro. 

Un gruppetto di attivisti politici – e quelli che ci mettono la faccia sono prevalentemente provenienti dalle sinistre radicali mai elette anche se c’’è gente di centrodestra – sta tentando di proporre un referendum consultivo di iniziativa popolare con l’obiettivo di giungere alla “scissione”. Dicono di aver raggiunto la quota necessaria di firme per chiedere alla Regione il referendum popolare, quindi oltre seimila, ma bisognerà fare i conti con la norma – approvata in consiglio regionale con una omnibus a dicembre scorso – secondo cui le consultazioni popolari post fusioni non possono essere richieste prima di un arco temporale di 15 anni, per meglio comprendere gli effetti nel tempo. 

Il problema sta anche nelle motivazioni che secondo il comitato che ha raccolto le firme dovrebbero condurre alla scissione, tutte assai discutibili e, per certi versi, infarcite di pregiudizi atavici mai sopiti. 

In città non sono pochi, però, quelli che interpretano questa operazione come strumentale ed a fini propagandistici: cavalcare l’onda degli scontenti, soprattutto a Corigliano, per presentare – comunque vada – una lista alle prossime amministrative previste tra un anno, forse anche con un candidato a sindaco.

Un malessere che ci può stare, perché l’dea di scissione, in fondo, è figlia del malcontento che serpeggia soprattutto in certi ambienti cittadini. Quelli a cui non va mai bene nulla.

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