mercoledì,Luglio 17 2024

LA RIFLESSIONE | Città unica: e se l’idea fosse del presidente Occhiuto?

L'opportunità potrebbe scaturire dalla costruzione del nuovo ospedale hub di Cosenza e dall'istituzione della facoltà di Medicina all'Unical di Rende

LA RIFLESSIONE | Città unica: e se l’idea fosse del presidente Occhiuto?

di Pierpaolo Iantorno*

Adesso è il momento di affrontare l’argomento “città unica” con un taglio diverso, più caratterizzante sul piano culturale, visto che su quello politico la nostra posizione è nota da tempo e non è certo di favore per ragioni di metodo e di merito, tutt’altro che campanilistici, nel rispetto di diritti democratici costituzionalmente sanciti e garantiti. Come tale, nel modo più assoluto, non è una critica.

Riteniamo giusto, poi, lasciare spazio operativo a coloro che hanno un ruolo istituzionale, comunale, regionale e nazionale, confidando che possano, una volta tanto e per il bene di tutti, essere compatti sulle più opportune iniziative in termini di controproposte ed eventuali ricorsi.

Partiamo con l’affermare che il presidente Occhiuto è persona intelligente e politicamente molto scaltra.
E se l’idea della città unica fosse sua, forse condivisa con il fratello Mario, e avesse conferito delega di portarla avanti all’ex consigliere Simona Loizzo?

Ricordiamo che il presidente è pure commissario alla sanità, materia regionale di primaria importanza per chi governa, sottratta almeno formalmente per oltre un decennio alla politica. Occhiuto sa bene che la Costituzione riconosce alle Regioni competenza esclusiva in tema di unioni e/o fusioni tra comuni, ma non voleva apparire in prima persona perché è altrettanto consapevole che il desiderio ovvero il bisogno deve comunque partire dai territori eventualmente interessati al matrimonio.

Il “peccato” sta proprio nel fatto che, nella sostanza, è eticamente sbagliato imporre dall’alto un provvedimento del genere, senza che sia intervenuta una qualsivoglia richiesta da parte delle popolazioni dei territori interessati. Con ciò si intende almeno un’apposita deliberazione dei Consigli Comunali degli enti locali interessati alla “città unica”.

E se il problema o meglio l’opportunità scaturisse dalla costruzione del nuovo ospedale hub di Cosenza e dall’istituzione della nuova facoltà di medicina all’UniCal di Rende?

Il presidente sa che il nuovo ospedale deve stare vicino all’università per avere successo. Vaglio Lise sarebbe un ripiego e sprecherebbe un’opportunità, più unica che rara, di sviluppo durevole per la ricerca scientifica, sanitaria, medica, tecnologica e tutto ciò che ne conseguirebbe. D’altro canto, non può prendersi la responsabilità di consentire che a Rende, dove già è allocata l’università, si vada pure a realizzare l’ospedale di Cosenza, per il quale già è stata indicata la localizzazione a Vaglio Lise. Deve darne conto ai suoi concittadini.

E se allora il presidente Occhiuto decidesse di prendersi tutto, Castrolibero compreso, e così scrivere una pagina importante nella storia di questa regione bruzia? Se questa è la partita, vi assistono da spettatori interessati il magnifico rettore dell’Università della Calabria ed i suoi più stretti collaboratori, che per ragioni oggettive e ritorni di varia natura, pensano giustamente all’università come patrimonio universale non ascrivibile al territorio comunale che la ospita.

Aggiungiamo a queste ragioni anche la necessità di salvare e dare un futuro alla città di Cosenza, altrimenti destinata a morire per evidente stato di asfissia generale (casualmente, si è saputo che a Roma si sta lavorando per un decreto tipo Catania).

Alla luce di queste considerazioni, siamo convinti che la modifica alla legge regionale del 2006, approvata lunedì scorso, rientra in un iter burocratico e legislativo ben studiato per arrivare in tempi brevi al risultato: Rende e Castrolibero annesse a Cosenza e poi avanti per un nuovo inizio.

Per intanto, il presidente Occhiuto (modifica e prossima legge a parte) ha già ottenuto due importanti risultati politici. Il primo è che la città unica non rappresenta più argomento di periodo propagandistico ed elettoralistico, ma è diventato un tema serio, dibattuto da tutti e pure dal basso, suscitando nel popolo il desiderio ovvero il bisogno; perciò, il secondo risultato, diretta conseguenza del primo, è che il grande interesse popolare e istituzionale che ne è scaturito costituisce proprio, paradossalmente, quella manifestazione dal basso necessaria alla legittimazione politica e pure costituzionale delle azioni proposte, approvate e da approvare per il tramite della sua maggioranza.

Nel frattempo, Rende, la nostra città, rischia di svegliarsi un giorno e non esistere più, un gran bel lascito più Psc. È verosimile o è davvero così? Ci riuscirà il nostro presidente a chiudere il cerchio?

La cosa sarebbe matematicamente impossibile, perché l’area del cerchio ha a che fare con il pi greco che è un numero irrazionale, ma in politica l’irrazionalità, spesso, non è un limite.

*RendeSì