venerdì,Maggio 24 2024

Narcotraffico a Cosenza, «su Gianluca Benvenuto evanescenti elementi investigativi»

La Cassazione aveva annullato senza rinvio l'ordinanza cautelare di uno dei 245 imputati dell'operazione "Reset", l'inchiesta contro la 'ndrangheta cosentina

Narcotraffico a Cosenza, «su Gianluca Benvenuto evanescenti elementi investigativi»

L’ordinanza cautelare di Gianluca Benvenuto è stata una delle poche annullate senza rinvio dalla Suprema Corte di Cassazione. In origine, la Dda di Catanzaro contestava a uno dei 245 imputati di “Reset”, la cui udienza preliminare è in corso di svolgimento a Lamezia Terme, di far parte della presunta associazione a delinquere dedita al narcotraffico riconducibile alla famiglia Abbruzzese “Banana” di via Popilia a Cosenza.

Cosa dicono i pentiti su Gianluca Benvenuto

Il tribunale del Riesame di Catanzaro aveva confermato il provvedimento cautelare emesso il 1 settembre 2022 dal gip distrettuale di Catanzaro Alfredo Ferraro. Sia il primo giudice che in seconda battuta il collegio, avevano ritenuto sussistenti i gravi indizi di colpevolezza in ordine all’art. 74, valorizzando soprattutto le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia. Nello specifico, Marco Paura aveva riferito che Gianluca Benvenuto spacciava insieme alla moglie, Anna Sacco, per conto di Celestino Abbruzzese (e della moglie Anna Palmieri); Celestino Abruzzese lo aveva menzionato solo come marito di Anna Sacco, riconoscendolo in una foto; Francesco Noblea aveva riferito che Gianluca Benvenuto insieme alla moglie, Anna Sacco, facevano parte del gruppo “Banana“, capeggiato da Luigi Abbruzzese, da cui compravano eroina per poi rivenderla e guadagnarci, soffermandosi, nell’interrogatorio del 13 marzo 2018 solo su Anna Sacco; Vincenzo De Rose aveva ricordato che il ricorrente aveva fatto richiesta di entrare nel gruppo criminale insieme alla moglie, senza esito.

La Cassazione boccia il Riesame di Catanzaro

La sesta sezione penale della Cassazione, al contrario, ha evidenziato come le propalazioni dei pentiti non fossero sufficienti a sostenere l’imputazione nei confronti di Gianluca Benvenuto. «In assenza di ulteriori dati obiettivi – scrive la Cassazione – le menzionate dichiarazioni appaiono generiche e non circostanziate, sostanzialmente centrate sulla moglie di Gianluca Benvenuto, e prive di un serio apparato argomentativo circa l’individuazione dei gravi indizi di reità in ordine al reato associativo», si legge.

«Infatti, il provvedimento impugnato, al di là del ritenere comprovato, sulla base delle convergenti esposizioni dei quattro collaboratori, che il ricorrente abbia svolto attività di spaccio, senza delimitarne l’ambito temporale, i luoghi, i contesti e il ruolo, non fornisce alcun elemento indiziario di gravità tale da giustificare il suo collegamento con l’associazione di stampo mafioso di riferimento nei termini richiesti dalla giurisprudenza di legittimità. Invero, vengono offerti evanescenti elementi investigativi, in quanto tali privi di efficacia dimostrativa, pur nei limiti della fase cautelare, circa gli elementi essenziali della partecipazione contestata» concludono gli ermellini. Gianluca Benvenuto è difeso dall’avvocato Antonio Quintieri.

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