venerdì,Aprile 12 2024

Morì sulla spiaggia di Paola per una cicca di sigaretta: sua nipote ricorda la storia in un’animazione | VIDEO

Antonio Carbone era un carabiniere: rimase vittima di un infarto dopo essere stato insultato da alcuni bagnanti ai quali aveva chiesto di non buttare rifiuti in mare: ecco l'omaggio di Maria Lucia

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Nero su bianco, pochi semplici tratti per un lavoro che di semplice non ha niente. Perché in un ricordo ci sono tante cose: parole, momenti, la gioia vissuta fino in fondo e quella spezzata dal dolore. Che arriva imprevisto, sempre, anche quando non lo è. Il dolore non lo conosci fino a quando non lo provi. Maria Lucia Carbone lo ha visto arrivare all’improvviso, assieme al clamore – del tutto giustificato – per una tragedia intima come quella della perdita di una persona cara.

Quella persona cara, per Maria Lucia, si chiamava Antonio Carbone, faceva il carabiniere ed era suo zio. Morto sulla spiaggia di Paola, in un giorno d’agosto di due anni fa. Un giorno d’agosto che molti ricorderanno, perché quella morte fece notizia.

Antonio Carbone pagò il suo senso civico, di uomo prima ancora che di carabiniere. Aveva ammonito alcuni bagnanti per aver buttato una cicca di sigaretta in mare. Tanto bastò a scatenare una violenza verbale nei suoi confronti che il suo cuore grande non riuscì a reggere: si accasciò a terra, colpito da un infarto che non gli lasciò scampo.

Oggi Maria Lucia, figlia del fratello Vincenzo, gli dedica il suo ricordo, un’animazione delicata e piena d’amore per quello zio morto solo per essere stato giusto. Giusto con quel mare che si portava nel cuore lontano dalla Calabria, e che sempre lo riportava qui, nella terra dell’anima.

“Il carabiniere e il mare” si chiama ed è una celebrazione di quel legame, mai spezzato fino a quel tragico giorno d’agosto.

«Di fronte a chi odia la terra di Calabria e la deturpa c’è bisogno di uomini veri, di uomini che amano in modo struggente la loro terra e il suo popolo. Davanti al mare di Paola si è consumata la testimonianza di amore di un uomo per il suo mare», scriveva sulla sua pagina Facebook Vincenzo Carbone all’indomani della morte di suo fratello.

Quel fratello ucciso «nell’esercizio delle sue funzioni di essere umano» per quel «piccolo gesto, ma nei fatti rivoluzionario, chiedere a un gruppetto di calabresi di non distruggere la bellezza della Calabria».

Vale la pena ricordarli questi gesti. Come ha fatto Maria Lucia, che ha usato il suo talento per tessere con l’ammirazione e l’amore una piccola storia che non si dissolve assieme alle immagini che animano il video per quattro minuti. Una piccola grande storia che è storia sua, della sua famiglia e di tutti noi.

«Le cose che accadono, e non dovrebbero accadere, ci chiedono di rispondere al segno che portano e aumentare la nostra responsabilità, altrimenti saremo veramente degli inermi sventurati in una terra violentata dal cinismo e dall’arroganza – scriveva ancora Vincenzo Carbone riguardo alla morte di Antonio –. Non lasciamoci vincere dallo sconforto, la parte più vera e sana della nostra terra deve caparbiamente ripartire, e solo noi calabresi possiamo svolgere questo ruolo di salvaguardia della nostra terra. Quanta dolorosa superficialità nella frase “avrebbe potuto impicciarsi degli affari suoi!”. Antonio stava facendo esattamente quello che ognuno di noi è chiamato a fare: occuparsi dei propri “affari”, che per ognuno coincide con il salvaguardare la bellezza della nostra terra. Perché questo salverà la Calabria e il mondo».