giovedì,Giugno 20 2024

Cosenza, la raffica di estorsioni ordinate da Porcaro. Parla Greco

Il "pizzo" imposto a diverse attività commerciali della città e dell'area urbana, fino alla Media Valle del Crati. E si parla anche di alcune frizioni con il presunto gruppo "Sganga"

Cosenza, la raffica di estorsioni ordinate da Porcaro. Parla Greco

Che i commercianti e gli imprenditori dell’area urbana di Cosenza siano da anni vessati da parte della ‘ndrangheta cosentina è ormai cosa nota a tanti. Ma ogni volta che un collaboratore di giustizia racconta le sue verità, facendo emergere presunte condotte delittuose di suoi “ex sodali“, esce fuori tutta la forza intimidatrice dei clan rispetto alle pretese estorsive.

L’ultimo a parlare di queste vicende è stato Francesco Greco, neo pentito di ‘ndrangheta. Parliamo dell’ex “braccio destro” di Porcaro che ha ammesso, almeno per ora, di aver commesso reati in materia di usura, estorsione e traffico di sostanze stupefacenti. Greco, tornando all’imposizione del “pizzo” a Cosenza e nei comuni limitrofi, sconfinando addirittura nella Media Valle del Crati, dichiara di poter riferire «di una serie di estorsioni alle quali ho preso direttamente parte», come quelle contro un noto supermercato che vanta diversi punti vendita in città o ai danni di una frequentata gelateria cosentina. Inoltre Greco parla di un “mattatoio” e di aziende leader nel settore della vendita di automobili, nonché di una presunta estorsione ai danni di un costruttore di Reggio Calabria.

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Ma la posizione dominante di Porcaro si sarebbero estesa anche nella costa tirrenica cosentina, con una presunta aggressione riferita da Greco ai magistrati di Catanzaro ai danni di un allevatore di San Lucido «per fare un favore ai fratelli Calabria» e nell’occasione, dichiara Greco «riportai anche una ferita alla testa». Poi c’è il capitolo dedicato agli atti intimidatori eseguiti insieme a Danilo Turboli. «Il primo ha riguardato una Toyota Yaris nei pressi» di una pizzeria, mentre «una seconda autovettura incendiaria fu una Fiat 600» un messaggio indiretto da far recapitare, secondo quanto detto da Greco, «a Giuseppe Irillo, detto “vecchiareddra“, responsabile di aver praticato il cosiddetto “sottobanco“».

Un altro presunto danneggiamento sarebbe stato perpetrato ai danni dell’autovettura di «Emanuele Apuzzo, appartenente al gruppo “Sganga“, in quanto «trattasi di un atto ritorsivo posto in essere direttamente da Roberto Porcaro», spiega Greco. Che aggiunge: «La ritorsione originava dal fatto che in precedenza era stato appiccato il fuoco» a un negozio il cui proprietario «era un soggetto vicino a Porcaro, in quanto si metteva a disposizione per quanto riguarda truffe alle assicurazioni». Questo avvenne perché Porcaro era convinto che «ad appiccare il fuoco al negozio» della vittima «fossero stati soggetti appartenenti al gruppo “Sganga“».

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