martedì,Marzo 5 2024

Processo “Reset” a Lamezia Terme, chiesta la nullità del decreto dell’udienza preliminare: il tribunale di Cosenza si riserva

Comincia oggi nell'aula bunker il procedimento contro oltre 120 imputati coinvolti il 1 settembre 2022 nella vasta operazione antimafia coordinata dalla Dda di Catanzaro

Processo “Reset” a Lamezia Terme, chiesta la nullità del decreto dell’udienza preliminare: il tribunale di Cosenza si riserva

Si deciderà alla prossima seduta se il processo “Reset” tornerà alla fase dell’udienza preliminare o proseguirà normalmente il suo corso con l’apertura del dibattimento. Qualora fossero accolte le istanze difensive l’udienza preliminare sarebbe da rifare.

Le questioni preliminari

Dopo un’ora e mezza di appello, è cominciata la fase preliminare del processo “Reset“. La prima questione è stata sollevata dall’avvocato Enzo Belvedere. Il penalista di Cosenza chiede la nullità del decreto dell’udienza preliminare. «Esiste una nullità evidente espressa dalle nuove norme previste dalla riforma Cartabia» dice il legale. Nullità del decreto dell’udienza preliminare avanzata anche dall’avvocato Rossana Cribari, difensore di Pietro De Mari. Tutte le difese si sono associate tranne quella che riguarda la posizione dell’avvocato Marcello Manna. L’avvocato Nicola Carratelli reitera la richiesta di separare il procedimento penale. Identica istanza proposta dall’avvocato Cristian Cristiano per l’imputato Ernesto Campanile.

Chiesta la nullità del 415 bis per Carmine Caputo (difeso dall’avvocato Fiorella Bozzarello), in mancanza dello svolgimento dell’interrogatorio dopo la chiusura delle indagini. Anche l’avvocato Pasquale Naccarato ha avanzato una richiesta di nullità del decreto che dispone il giudizio per Silvio Orlando in quanto mancavano le imputazioni rispetto ai reati contestati al poliziotto.

Dal canto suo, la Dda di Catanzaro si oppone alla richiesta della nullità del decreto dell’udienza preliminare. Questione superabile secondo il pm Vito Valerio, il quale cita una sentenza della Corte di Cassazione, al fine di evidenziare che è possibile concedere un tempo alle parti per presentare le loro istanze preliminari. Per la questione Caputo, la pubblica accusa sottolinea che in realtà in una fase successiva l’imputato aveva rinunciato all’interrogatorio. Per quanto riguarda Orlando, sul Tiap ci sono tutte le contestazioni, dunque le imputazioni sono presenti agli atti.

Infine, è stata posta la questione sul fatto di svolgere le udienze dibattimentali a Cosenza. La decisione spetta comunque alla presidenza della Corte d’Appello di Catanzaro. Il tribunale ha deciso di riservarsi su tutte le questioni preliminari all’udienza dell’8 novembre.

Parte il processo

Avrà inizio oggi alle ore 9.30 il processo ordinario della maxi inchiesta “Reset“, il procedimento penale della Dda di Catanzaro contro la ‘ndrangheta cosentina. Sono oltre 120 gli imputati che sfileranno davanti al presidente del collegio giudicante, Carmen Ciarcia che sarà coadiuvata dai giudici a latere Francesco Luigi Branda e Urania Granata. La composizione del tribunale in “Reset“, almeno ad oggi, non è un argomento secondario visto che nelle scorse settimane la magistrata Ciarcia aveva presentato richiesta di astensione al presidente del tribunale di Cosenza Maria Luisa Mingrone.

Da “Testa di Serpente” a “Reset”

L’astensione si basava sul fatto che il presidente della sezione penale dibattimentale di Cosenza aveva già giudicato alcuni imputati ai quali veniva contestata l’aggravante mafiosa della confederazione, precisamente nel processo “Testa di Serpente“, una sorta di antipasto investigativo di “Reset“, dove sono coinvolti i fratelli Abbruzzese “Banana” e Roberto Porcaro, la cui condanna è ormai definitiva. Una richiesta scrupolosa, quella del giudice Ciarcia, rispetto a fatti contestati su cui ha già espresso un giudizio. La stessa Ciarcia aveva reiterato (senza fortuna) l’istanza nel processo “Reset” contro Pino Munno e Marcello Manna, il cui procedimento è stato riunito a quello in corso da oggi nell’aula bunker di Lamezia Terme.

Spunta anche “Valle dell’Esaro”

Ma come annunciato dalla nostra testata, il numeroso collegio difensivo nella seduta odierna presenterà richiesta di ricusazione per il giudice Ciarcia, evidenziandone quindi i profili di incompatibilità che nelle prossime settimane potranno soltanto che aumentare visto che verrà emessa la sentenza di primo grado del processo “Valle dell’Esaro“, dove gli imputati – i presunti appartenenti al gruppo Presta di Roggiano Gravina – rispondono di associazione a delinquere dedita al narcotraffico con l’aggravante dell’agevolazione mafiosa riconducibile al sodalizio che sarebbe capeggiato, secondo la Dda di Catanzaro, dal boss e killer Franco Presta e dal cugino Antonio, con la collaborazione di altri soggetti. È evidente che la valutazione di questa seconda aggravante pregiudicherebbe ancora di più la presidenza del collegio.

Ipotizzabili altre richieste di ricusazione

Non è escluso comunque che le richieste di ricusazione interessino anche gli altri membri del collegio giudicante. Questo perché negli ultimi otto anni, il tribunale di Cosenza ha portato a sentenza numerosi processi antimafia della Dda di Catanzaro, dove il cosiddetto “Sistema“, fulcro centrale di “Reset“, soprattutto per il narcotraffico e vicende inerenti al cosiddetto “sottobanco“, era presente in vari processi. Ovviamente una volta formalizzate le richieste difensive, la palla passerà alla Corte d’Appello di Catanzaro che ancora deve decidere parte dei ricorsi presentati contro il giudice Fabiana Giacchetti, a giudizio dei difensori incompatibile con il rito abbreviato, in quanto titolare dell’udienza preliminare nel corso della quale aveva espresso già valutazioni di merito rispetto alle accuse contestate dai pm antimafia. Tutto ciò in violazione, affermano i penalisti, della nuova riforma Cartabia.

Gli imputati di “Reset” nel processo ordinario

Chiusa l’ampia premessa, passiamo agli imputati. Nel processo ordinario di “Reset” ci sono diversi presunti esponenti della ‘ndrangheta cosentina, ai quali viene contestato il reato relativo alla confederazione che, per la Dda di Catanzaro, sarebbe diretta dal boss di Cosenza Francesco Patitucci, garante degli equilibri tra la cosca degli italiani e quella degli “zingari”. Ma a Lamezia Terme si discuterà anche di altro. A cominciare dal caso che riguarda gli ex amministratori rendesi Marcello Manna e Pino Munno, nonché i rapporti personali e d’interesse tra il consulente finanziario Andrea Mazzei e Roberto Porcaro, che di recente ha deciso di non collaborare più con la giustizia.

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Si parlerà anche del ruolo della famiglia D’Ambrosio di Rende nell’ambito delle vicende giudiziarie che colpiscono in modo particolare Adolfo e il fratello Massimo. Non meno importante il capitolo dedicato al “Gaming“, il filone investigativo del gioco d’azzardo sul quale la Cassazione non ha confermato buona parte dell’impianto accusatorio, soprattutto circa l’aggravante di cui al capo 1. Insomma ci sarà tanta carne al fuoco. Si prevedono almeno due udienze a settimana al fine di condurre senza grosse difficoltà un processo nel quale saranno sentiti oltre 250 testimoni (clicca su avanti per leggere i nomi degli imputati)

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