martedì,Marzo 5 2024

Tortora: vivono troppo lontano dal centro, niente assistenza per due novantenni invalidi

Il dramma della signora Maria Rosa costretta a rinunciare alle cure perché la sua casa è fuorimano e l'assistenza domiciliare non è stata attivata

Tortora: vivono troppo lontano dal centro, niente assistenza per due novantenni invalidi

Dimenticati dalle istituzioni e lasciati senza assistenza sanitaria perché vivono in una zona troppo isolata e distante dal centro abitato. L’ultima pagina surreale di (mala)sanità calabrese arriva da Tortora, ultimo paese della Riviera dei Cedri prima di addentrarsi nella potentina Valle del Noce, e qui, sulla linea di confine, tra le montagne, vivono due anziani invalidi, di 93 e 94 anni. La loro casa sorge in località Acqualisparti, a un tiro di schioppo da contrada Melara, ricadente nel territorio lucano di Lauria, ma distante mezz’ora del centro storico del paesino altotirrenico cosentino. Per arrivarci si percorre una strada lunga e tortuosa, forse troppo per chi dovrebbe, per esempio, recarsi lì per sottoporre i pazienti a una visita medica. Se lo sente ripetere spesso Maria Rosa Reale, figlia della coppia, ogniqualvolta si reca negli uffici a chiedere un po’ di assistenza per mamma e papà. Quest’ultimo, tra l’altro, combatte come può pure contro i postumi di un femore rotto. Ma nonostante gli acciacchi dovuti all’età e le invalidità certificate, in questa casa negli ultimi anni non si è mai visto un medico, un infermiere o un fisioterapista. Con buona pace delle preghiere che Maria Rosa rivolgerebbe tutte le volte ai dirigenti sanitari per chiedere un po’ di umanità e qualche sacrosanto diritto. «Quando vado negli uffici – afferma -, mi dicono che questo posto è troppo lontano e isolato e nessuno vuole venirci».

Troppo lontani dal centro

Riavvolgiamo il nastro. Maria Rosaria perde suo marito sette anni fa a causa di un tumore al colon. «Nemmeno in quel caso ho mai visto nessuno. L’unica volta che un’autorità sanitaria è entrata in casa mia è stata quando l’Asp ha mandato i controlli per accertarsi che mio marito fosse veramente malato e che avessimo diritto ai sacchetti per le urine che ricevevamo per far fronte alla malattia. Dopodiché, niente, il nulla». Negli anni a seguire, gli anziani genitori di Maria Rosa vanno incontro agli acciacchi e hanno sempre più bisogno di assistenza quotidiana. «A un certo punto, mi sono rivolta un medico di Lauria (che è in provincia di Potenza, ndr), geograficamente più vicina. C’è una legge che gli consente di fare le prescrizioni dei medicinali anche se lavora in una Asl al di fuori della mia regione. Ma non può venire a casa a fare le visite, perché giustamente sarebbero a pagamento. Anche quando il mio papà è caduto e si è rotto il femore, abbiamo dovuto chiamare un’ambulanza di Lauria e pagare la differenza dei chilometri percorsi fuori regione». Di assistenza domiciliare nemmeno l’ombra. «Ai miei genitori è stata riconosciuta l’invalidità e ne avrebbero diritto, abbiamo tutte le carte a posto». Ma non c’è verso di ottenerla. «Mi sono rivolta più volta agli uffici Asl di Praia o di Scalea, ma tutti mi dicono la stessa cosa: nessuno vuole venire a casa nostra perché viviamo in un posto troppo isolato». Anche ottenere i dispositivi è difficile. «L’Asp di Cosenza mi garantisce la fornitura di pannoloni, ormai da anni, ma non, per esempio, le traverse, che sono un altro dispositivo per l’igiene. Devo pagarle di tasca mia. Anche il deambulatore che sta usando mio padre avremmo dovuto pagare. Per fortuna c’è una brava donna che ce lo ha dato in prestito».

La rabbia di Maria Rosa

Prima di chiamare la stampa e denunciare pubblicamente la vicenda, Maria Rosa si sarebbe rivolta anche al Comune di Tortora per chiedere aiuto. Ma anche qui, secondo la sua versione dei fatti, avrebbe ricevuto la stessa risposta: «Ah, sì? Allora, io gli ho risposto che quando è stato il periodo delle elezioni siete venuti ovunque qui, dappertutto di notte, di giorno, di sera, di mattina, siete venuti con auto piccole e grandi e non avete avuto paura. Ora che abbiamo bisogno nessuno si fa vedere». La rabbia di Maria Rosa è ingestibile. «Sai perché sono così avvelenata – ci dice – ? Ci sono i miei vicini di casa, abitano a 300 metri da qui, che hanno gli stessi problemi dei miei genitori, ma siccome la loro abitazione è sul suolo lucano, non hanno alcun problema. I medici e gli assistenti vanno e vengono da casa loro e anche se sono malati possono vivere dignitosamente. Invece noi che viviamo da quest’altra parte dobbiamo morire?».

Piccole, grandi difficoltà

Maria Rosa è un fiume in piena. «Sono stanca di lottare per tutto. Adesso mamma e papà avrebbero bisogno di sottoporsi a delle semplici analisi del sangue per un controllo e non ho idea di come poter fare». In realtà, i suoi genitori, benché molto malati, non sono allettati e se pur con grandi difficoltà riescono ancora a deambulare. «Ma non ci penso nemmeno a caricarli in macchina e portarli su e giù. Con queste temperature è più facile che si ammalino e io non voglio rischiare. Già non riusciamo a curare gli acciacchi che già hanno, di procurarne altri non ci penso proprio». E sulla possibilità di rivolgere un appello alle istituzioni, dice: «Spero che mi aiutino. Non siamo cittadini di serie b e anche se viviamo al confine paghiamo le tasse, come tutti. Abbiamo gli stessi diritti degli altri».