domenica,Marzo 3 2024

Giornata della memoria: la storia della libreria Brenner. Da Vienna agli orrori di Buchenwald

Domani si celebra una data in cui il mondo ricorda la tragedia della Shoa. Nella città dei bruzi, negli anni '40, un intellettuale arrivato dall'Austria fondò un centro culturale che sopravvive al tempo e ai cambiamenti

Giornata della memoria: la storia della libreria Brenner. Da Vienna agli orrori di Buchenwald

Domani si celebra la Giornata della memoria che ricorda al mondo l’orrore della Shoah. In un momento di grandi conflitti, in cui vacillano anche gli animi più stoici, Cosenza raccoglie lo sguardo in due punti: Ferramonti di Tarsia e la storica libreria Brenner, allacciate da un filo rosso. La Brenner resiste a tutto: al tempo, persino ai traslochi. Piccola, col cuore a prova di urti. Pioniere fu Gustavo Brenner. Aveva una piccola libreria ad Erbrestrasse, a Vienna, una serena quotidianità interrotta dall’arresto. Conobbe l’orrore del campo di Buchenwald in cui fu rinchiuso a causa delle sue origini ebraiche. Ma il suo destino non era lì che doveva compiersi. Riuscì a fuggire e arrivare in Italia. Ma il suo Purgatorio non era finito. Venne nuovamente catturato e trasferito al campo di Ferramonti, a Tarsia. In quel luogo conobbe Emilia Iaconianni, che poi sposò.

Quando la guerra finì, Gustavo Brenner decise di restare a Cosenza e aprire nel 1949 a piazza Crispi una casa editrice. Dal 1953 al ’56 il trasloco a piazza dei Bruzi, proprio sotto al Municipio, ma lontano dalle sirene della politica. Diventò un caso culturale quella nicchia di artisti e pensatori in un periodo dove di libri se ne vedevano pochi anche a scuola. Per metà della sua vita, la libreria Brenner si è affacciata dalle vetrate di via Monte San Michele, con un occhio ai settecento volumi pubblicati in cinquant’anni, prima di cambiare sede. “La storia dei cosentini” di Davide Andreotti, “Opere teatrali” di Mario La Cava, le pubblicazioni arbereshe e quelle ebraiche. E poi l’idea della “biblioteca circolante“ per gli studenti che non si potevano permettere antologie o altro, furono alcuni dei contributi preziosi fioriti in città.

Tante cose sono cambiate, l’avvento della tecnologia e dei social, ma i libri restano lì. «Quando sento parlare di libri vecchi mi arrabbio e quasi quasi mi offendo – scriveva qualche anno fa Walter Brenner -. È come dire “vecchio” di una persona; infatti, da qualche tempo, in maniera molto più appropriata, diciamo “anziano”, quando una persona è avanti con l’età. I libri, infatti, sono sempre giovani per chi li legge! Ti regalano sempre qualcosa di nuovo, sono fonte di vitalità e rinnovano quella del lettore». Oggi la Brenner su Facebook ha anche pagine dedicate, ma quelle più importanti restano quelle che conserva sugli scaffali.