domenica,Giugno 23 2024

Migranti come schiavi dell’Alabama e ‘Ndrangheta, il lato oscuro delle arance calabresi

La manodopera straniera in troppi casi continua ad essere vittima del lavoro “grigio”, quello cioè che, sulla carta è regolato dalle regole vigenti, ma nella sostanza continua ad essere un suk fatto di “giornate” regolarizzate al minimo indispensabile e valanghe di nero

Migranti come schiavi dell’Alabama e ‘Ndrangheta, il lato oscuro delle arance calabresi

Arance calabresi vendute ai produttori siciliani che le piazzano sul mercato con il proprio marchio Igp. Ne abbiamo parlato nella prima parte di questa inchiesta giornalistica, raccontando cosa accade nel Reggino, dove un’eccellenza dell’agricoltura calabrese spesso arriva nei supermercati con il marchio di un’altra regione più blasonata di quella calabrese. Un comparto, quello degli agrumi in Calabria, che ha subito un tracollo negli ultimi 10 anni, con la produzione dimezzata e poche aziende che, eroicamente, continuano a puntare sulla qualità, soprattutto sulla fascia Jonica. 

L’altra faccia della medaglia è rappresentata dallo sfruttamento degli immigrati impegnati nella raccolta e dall’ombra della ‘ndrangheta. Circa 5 centesimi al kg il costo, al produttore, per il lavoro dei raccoglitori impegnati tra novembre e maggio. Cifra che sale, nel caso dei mandarini, fino a 15 centesimi. Si tratta prevalentemente di manodopera straniera che in troppi casi continua ad essere vittima del lavoro “grigio”.

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