venerdì,Febbraio 23 2024

Cosenza calcio, gli ultimi “tesori” spariti nel nulla

Il caso del trofeo Berretti conquistato nel 1993 (smarrito e poi ritrovato) e quello della medaglia ottenuta negli anni '50 dopo la vittoria in IV serie

Cosenza calcio, gli ultimi “tesori” spariti nel nulla

Trofei spariti nel nulla, altri regalati al primo che passa. E poi cimeli andati distrutti, trafugati, caduti nel dimenticatoio. Ne parlavamo qualche settimana fa, lamentando come a Cosenza, nonostante un secolo e passa di onorata storia calcistica, resti poco o nulla in termini di “reliquie” da inserire nel Museo del calcio che verrà.  

Un elenco in continuo aggiornamento che fino a poco tempo fa includeva un altro tesoro perduto: il trofeo conquistato nel 1993 dalla “Berretti” di Teobaldo Del Morgine che con Stefano Fiore, Salvatore Miceli e Franco Florio, tra gli altri, diventò campione d’Italia battendo in finale il Parma. Fino al decennio scorso anche questa coppa era stata data per dispersa, ma a quanto pare ora è stata ritrovatae darà bella mostra di sé nel Museo del calcio. Epilogo diverso, invece, per la medaglia assegnata ai Lupi alla fine degli anni ’50 in qualità di vincitori ex aequo nel campionato di IV serie. Di quella, ormai, s’è persa ogni traccia.

«Me ne accorsi anch’io nel 1999, quando decidemmo di festeggiare l’85° anniversario della società. Non c’era rimasto nulla, neanche un album fotografico». A esprimersi in questi termini, in un’intervista pubblicata alcuni anni fa su Calabria Ora, è Federico Bria, dirigente di banca e giornalista. Era sua la voce che, negli anni ’80, accompagnava i filmati delle partite del Cosenza sui campi della serie C. Nel 1999 era ancora capo ufficio stampa del Cosenza calcio.

«Allestimmo una mostra nella Casa delle culture. Tutto ciò che riuscimmo ad organizzare, fu solo grazie all’apporto di tanti tifosi appassionati come Gianni Bruno, Riccardo Tucci e Franco De Paola». Ognuno di loro, infatti, mise a disposizione “memorabilia” gelosamente custodite nel museo di famiglia. Il resto, lo fecero le foto di Raf Caputo e Ciccio Arena.

Fu allora, ad esempio, che ai più giovani, fu concesso di ammirare la maglietta numero 6 di Sergio Codognato, il miglior libero rossoblù di tutti i tempi con trascorsi anche nella grande Inter di Herrera.

O la scarpetta di Gigi Marulla che gonfiò la rete nello spareggio di Pescara, regalando a noi la permanenza in B e alla Salernitana la discesa agli inferi. E ancora: tutte le riviste sportive, dagli anni Trenta e fino ai giorni nostri, con in primo piano i titoli dedicati ai Lupi.

L’evento fece registrare le comparsate di vecchie glorie come il mister Renzo Aldi, artefice della risalita dalla C2 alla C1 nel 1982 o il bomber d’inizio anni Sessanta, Agide Lenzi. A loro si aggiunsero pure i “reading” di memorie storiche come Ernesto Corigliano, Luigi Cribari, Paride Leporace, Santi Trimboli, Giuseppe Milicchio, Pippo Gatto.

Per una settimana, fu il cielo in una stanza. Ma finì a schifio. «Malauguratamente – rammentava Bria – in chiusura ci accorgemmo che qualcuno aveva rubato una delle maglie esposte, che tra l’altro avevamo posizionato in alto, su una parete, temendo proprio un epilogo simile. Non so come abbiano fatto a prenderla. Il problema, comunque, è che non abbiamo alcuna cura per tutto ciò che è comune. E la custodia della memoria collettiva non fa eccezione. Purtroppo è una lunga storia, che non ha a che fare solo col calcio».