martedì,Marzo 5 2024

ValleCrati, dodici anni non bastano per realizzare il depuratore consortile

27 milioni di euro stanziati nel 2012, nel 2021 era stato annunciato l'avvio dei lavori ma ad oggi è tutto fermo mentre la Ue ci dà multe salatissime

ValleCrati, dodici anni non bastano per realizzare il depuratore consortile

C’è una storia, molto significativa, di come vanno le cose in Calabria con particolare riferimento al settore dei finanziamenti pubblici. Questa storia riguarda un tema delicatissimo come l’ambiente. La vicenda nasce nel lontano 2012, è bene tenere a mente questa data, quando il Consorzio ValleCrati che raggruppa 25 comuni dell’area urbana ottiene un finanziamento europeo per un progetto di project financing volto all’adeguamento tecnologico e funzionale delle opere di collettamento e dell’impianto di depurazione consortile sito in C/da Coda di Volpe del Comune di Rende (CS) nonché della gestione tecnica ed operativa del servizio di depurazione e collettamento dei Comuni facenti parte dell’agglomerato “Cosenza-Rende”. Per questo progetto la delibera Cipe n°60 del 2012, lo ribadiamo, stanziava qualcosa come 27 milioni di euro.

Il soggetto attuatore del project financing è il Consorzio ValleCrati, mentre il concessionario è la Kratos Scarl che deve realizzare i lavori e poi recuperare l’investimento attraverso la gestione per quindici anni degli impianti. I lavori sono estremamente necessari, visto che per l’inadeguatezza della situazione l’Europa ha aperto più procedure d’infrazione contro l’Italia comminando multe economiche salatissime. Non solo ma un moderno impianto di depurazione è più che mai necessario vista la presenza delle zone industriali di Rende e Zumpano, con le aziende che hanno la necessità di smaltire i residui della produzione.

Eppure, nonostante tutto, dei lavori non c’è traccia. Dopo dodici anni non è successo nulla. Anzi, qualcosa è successo. Il primo settembre del 2021 c’è stata una conferenza stampa a cui hanno partecipato Marcello Manna, all’epoca non solo sindaco di Rende ma anche presidente di Acque Potabili, il presidente del consorzio ValleCrati e l’amministratore di Kratos, Alfonso Grillo. I tre avevano annunciato in breve tempo l’avvio dei lavori e invece dopo dodici anni non è successo praticamente nulla. I soldi sono fermi da qualche parte, così come i lavori che non sono mai partiti.

«E’ un fatto gravissimo sia sotto il profilo economico sia sotto quello ambientale – dice Carlo Guccione della direzione nazionale del Pd – perché da quello che mi risulta le aziende delle aree industriali di rende e Zumpano hanno difficoltà nel smaltire i residui di produzione. Pare che non riescano ad avere le autorizzazioni allo scarico e paradossalmente, pare che anche Kratos (che dovrebbe realizzare gli impianti) ha questo problema. E’ un fatto grave quindi perché l’adeguamento dell’impianto di Coda di Volpe è fondamentale per implementare la presenza di insediamenti nelle aree industriali del cosentino, soprattutto in vista delle nuove opportunità che si aprono con la Zes unica. Invece questo stato di cose sta mettendo in difficoltà le aziende che ci sono già e che oggi o rischiano di chiudere o pensano di andare via».

Ma il danno economico non si ferma mica qui. Ci sono le “mazzate” che ci sta comminando Bruxelles per i ritardi nei lavori. Infine c’è il problema del finanziamento. Abbiamo detto che il finanziamento rientra nel Piano nazionale per il Sud e risale al 2012. In mezzo però è successo di tutto. «Il problema – continua Guccione – è che quei soldi molto probabilmente non bastano più. Fra i rincari delle materie prime e i l’aumento del costo dell’energia elettrica si presume un aumento dei costi complessivi vicino al 30%. Il finanziamento quindi andrebbe rimodulato e vanno trovate nuove risorse per la parte pubblica».

Insomma la situazione è molto complessa, ma su questa vicenda sembra essere calato il silenzio. «Vista la grande attenzione del presidente Occhiuto verso l’ambiente e la depurazione, mi sembra strano che non sia intervenuto per risolvere un problema così grave nella sua città. Mi pare stano che nessuno si sia preso la briga di spiegare il perché di questo ritardo incredibile. Mi auguro che qualcuno porti questa vicenda in consiglio regionale. Un appello che rivolgo soprattutto ai consiglieri regionali cosentini: come possiamo parlare di città unica se non riusciamo a mettere a terra questo tipo di infrastrutture? Il punto è quello che vado ripetendo da tempo: il problema della Calabria non è la carenza di risorse, ma la carenza di una classe dirigente che non riesce a spendere i soldi che ha a disposizione».