domenica,Aprile 14 2024

«Dai fatti di Pisa, segnali di pericolosa involuzione autoritaria»

Docenti e Ata del "Telesio": «È grave che alla domanda di partecipazione dei giovani si sia risposto con atti repressivi, umilianti e punitivi»

«Dai fatti di Pisa, segnali di pericolosa involuzione autoritaria»

Riceviamo e pubblichiamo la lettera aperta di un gruppo di insegnanti e Ata del liceo “Telesio” di Cosenza sui fatti di Pisa.

Come insegnanti, educatori e personale della scuola esprimiamo profondo sgomento verso quanto accaduto a Pisa nei giorni scorsi, dove giovani minorenni, che manifestavano spontaneamente e pacificamente davanti alla propria scuola, sono stati inseguiti e dispersi dai manganelli delle forze dell’ordine. La scuola, che -come ci ricorda Liliana Segre – è da considerarsi un tempio della democrazia, venerdì scorso a Pisa si è trasformata in un teatro di violenza.

Il Presidente Mattarella è intervenuto tempestivamente sulla questione, ricordando che va tutelata la libertà di manifestare le proprie opinioni e che con i ragazzi i manganelli esprimono un fallimento, poiché non è con strumenti come questi che si misura l’autorevolezza delle forze dell’ordine. Non occorre avere esperienza nel campo dell’istruzione per riconoscere che la disciplina ferrea e la soppressione del dissenso non hanno mai avuto l’effetto di educare.

In un ambiente culturale sempre più desertificato e prosciugato di qualsiasi tensione ideale, ciò che facciamo quotidianamente è spiegare ai nostri ragazzi che la violenza non è mai accettabile, che la storia della nostra Repubblica è storia di lotte democratiche, che è grazie al sapere e alla conoscenza che si cresce, che ci si realizza e che si conquista la libertà, senza la quale – come diceva Nuto Revelli- non si vive, si vegeta. Le nostre scuole sono presidi democratici, a esse la Costituzione assegna la funzione di concorrere alla costruzione e alla diffusione della cittadinanza, del civismo, della solidarietà, della formazione delle nuove generazioni.

Non è il culto della cieca e muta obbedienza alle regole che insegniamo ai nostri studenti e alle nostre studentesse, ma la cultura del rispetto, della pace, dei diritti. È pertanto ancora più grave ai nostri occhi che qualche giorno fa alla domanda di partecipazione di quei giovani e giovanissimi, alla loro richiesta di spazi e momenti di aggregazione, alle loro forse imperfette aspirazioni a vivere in un mondo migliore, si sia risposto con atti repressivi, umilianti e punitivi. La Costituzione tutela il diritto di tutti, giovani e meno giovani, a manifestare liberamente e ad esprimere pacificamente il proprio dissenso.

Negare l’esercizio di questo diritto significa imboccare la strada pericolosa di una involuzione autoritaria. Il rispetto delle regole che si insegna a scuola è quello dell’adesione consapevole a una legge condivisa, è questa la via attraverso la quale riteniamo si debba promuovere il pensiero critico e sviluppare nelle giovani generazioni il senso della legalità.

Daniela Filice, Ferdinando Aloe, Amelia Rovella, Barbara Marchio, Amalia Spatafora, Rosanna Gallucci, Anna Grazia Dimonopoli, Mazzarelli Gemma, Mariarosaria Canino, Roberta Paciola, Francesca De Luca, Sabrina Borchetta, Teresa Maria Romano, Maria Luce, Le Pera Leonardo, Spataro Salvatore, Milito Assunta, Lecce Silvana, Gallucci Giuseppe, MADIA Nicola, Abele Rosa, Napoli Patrizia, Baldino Stefania, Vetrini Claudio, Mandoliti Maria, Niccoli Liana, Pucci Francesca, Grande Rosemarie, Spadafora Joanne, Munnerley Angela, Mirabelli Rossana, Elisa De Rose, Andrea Iaconetti, Emanuela Cairo, Maria Felicita Mazzuca, Marina Rampello, Valentina Ruffo, Maria Rosa Tassone, Annamaria Carere, Catia Mele, Rosalba Rizzo, Patty Spadafora, Montalto Rosina, Anna Rita Pupo, Rosanna Tedesco, Marisa Garritano, Antonio Romeo, Eliodoro Loffreda, Mimma Mitidieri, Mariantonietta De Marco, Francesca Costanzo, Fata Bruna Claudia.