domenica,Maggio 19 2024

Città unica, Greco: «Il referendum della Regione come le elezioni nella Russia di Putin»

Il sindaco di Castrolibero: «Non difendo alcuna rendita di posizione personale, nè ho paura del confronto con le urne. Siamo davanti ad un attentato alla democrazia»

Città unica, Greco: «Il referendum della Regione come le elezioni nella Russia di Putin»

La notizia della risoluzione della proposta di legge sulla città unica nella I commissione – Affari Istituzionali della Regione non è stata incassata con il favore dei comitati per il No e dal sindaco di Castrolibero Orlandino Greco. Il comune da lui amministrato, infatti, nei progetti di otto consiglieri cosentini di centrodestra, sarebbe accorpato a Cosenza e Rende. Una fusione per questi, una vera e propria annessione e «una forzatura istituzionale che sta suscitando indignazione in tutta la Calabria e non solo» per il primo cittadino.

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Già nel 2019, proprio dalla Cittadella, dimostrò freddezza (eufemismo) per simili prospettive, ora ha indossato l’elmetto e raccoglierà le firme per cambiare la legge regionale. Non più referendum consultivo, ma vincolante e comune per comune. Insomma, a suo dire non si è che all’inizio di una lunga battaglia che interesserà di certo anche Palazzo dei Bruzi, da cui partirà il ricorso contro la legge omnibus che ha tolto poteri ai Consigli comunali.

«Quella di ieri – dice Orlandino Greco – atteso che la Regione non ha decretato uno studio di fattibilità terzo, imparziale e quindi condiviso con tutte le parti sociali ed istituzionali, è stata l’ennesima manovra
di palazzo che dovrebbe sfociare, una volta approvato il deliberato in Consiglio Regionale, ad un decreto del presidente della Giunta in cui si fissi una data sul referendum per la città unica, sulla pelle dei cittadini dell’area urbana e di tutte le sue classi dirigenti».

«Ricordo a me stesso – continua – che l’iter di un progetto di fusione dovrebbe provenire dai consigli comunali, i quali possono essere chiamati a decidere anche sulla spinta popolare, ma restano i consigli stessi a deliberare singolarmente sulla fusione. Tutto ciò non solo non è avvenuto ma si cerca demagogicamente di scaricare la patata bollente ai cittadini con un referendum antidemocratico che, con il meccanismo proposto del quorum unico, non terrà conto della volontà popolare dei singoli comuni e resterà comunque consultivo».

«La domanda – prosegue il sindaco – sorge spontanea: dato che alcuni consiglieri regionali hanno così a cuore il parere dei cittadini dell’area urbana cosentina, perché non iniziare un dialogo costruttivo con i rappresentanti comunali votati da quegli stessi cittadini? Perché non consultare le tante professionalità dei territori, le associazioni di categoria o l’associazione nazionale sulle fusioni dei comuni? È ciò che d’altronde è già successo nel recente passato, basti pensare ai casi di Corigliano Rossano o di Casali del Manco, dove quantomeno i consigli comunali di erano pronunciati a favore della fusione ed era stata rispettata una programmazione dal basso anche se molto scadente».

«Purtroppo tocca registrare che ancora una volta, a fronte di tali legittimi interrogativi, l’unica argomentazione utilizzata contro chi, come me, vorrebbe discutere nel merito della vicenda, è quella inerente un’improbabile difesa di rendite di posizione personali. Questione risibile – tuona – almeno se si parla del sottoscritto, non solo perché la mia città mi ha dato l’onore di amministrarla già per oltre 25 anni ma perché la verità è che le rendite le vuole difendere proprio chi propina questa avventata legge di fusione, in previsione di nuove ricollocazioni istituzionali e partitiche e visto l’incerto futuro del quadro politico nazionale e locale. Non ho mai avuto paura del confronto nelle urne: lo dice la mia storia, quanto piuttosto dei provvedimenti che non mirano alla tutela del bene comune».

«Sono tanti, purtroppo, i quesiti tecnici nei quali bisognerebbe entrare fino in fondo, affinché non saranno sempre i più indifesi a pagarne le conseguenze. Inoltre, ciò che resta intollerabile, è l’attentato alla democrazia perché si sta sovvertendo il principio ispiratore e legislativo delle fusioni. Se a breve il Consiglio Regionale approvasse l’indizione del referendum, a queste condizioni, affronteremmo a settembre una consultazione elettorale paragonabile a quella avvenuta pochi giorni fa in Russia. Solo che qui non ci sarà Putin a tentare di decidere gli esiti, bensì qualche consigliere regionale, dalla modesta statura politica, insieme alla sua cerchia magica. Altro che concretezza, alla faccia della democrazia! Io, come tanti, ero e sono pronto a dare battaglia politica in difesa della libertà dei cittadini e del rispetto delle istituzioni. Comune per comune, contrada per contrada, spiegheremo ai cittadini il pericolo che correremmo qualora avallassimo quello che sta diventando, di fatto, un centralismo regionale che rievoca il corporativismo medievale» ha chiuso Orlandino Greco nel suo intervento.

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