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Rende, c’è vita oltre i commissari. Talarico: «Lanciamo un sasso nello stagno» | VIDEO

Partecipato incontro sul tema dell'agibilità politica e democratica dopo lo scioglimento del Comune. Gli interventi di Orrico (M5S) e dei docenti Rolli e Costabile

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Quasi duecento persone per ripartire e sgomitare nella strettoia di agibilità politica e democratica imposta dal commissariamento di Rende. L’ex consigliere regionale Mimmo Talarico ha di che essere soddisfatto. Poco prima dell’inizio del convegno organizzato ieri al Museo del Presente con la sua AttivaRende, pensava che le sedie disposte in platea fossero troppe. Alla fine, invece, in molti sono rimasti in piedi.

«Oggi lanciamo un sasso nello stagno, non imbastiamo alcun processo. Proponiamo una traccia di lavoro» ha detto, non dopo aver lanciato bordate all’amministrazione Manna («la parola magica della maggioranza è stata “garantismo”, buona per ogni inchiesta e senza distinzione») e al centrodestra che governa la Regione. «Oggi non parliamo di città unica, ma la legge di fusione è un progetto insulso» ha tuonato ricordando che nessuno dei tre consigli comunali interessati ha deliberato in tale direzione.

Dai sindacati al Pd, fino ai nemici-amici del M5S

Il dibattito, moderato dalla giornalista Daniele Ielasi, ha richiamato una serie volti noti. C’erano il segretario generale della FIOM Calabria Umberto Calabrone, quello provinciale della UIL Cosenza Paolo Cretella, ma anche il candidato a sindaco di Montalto Uffugo Emilio Viafora, che delle battaglie in Cgil ha fatto la sua ragione di vita. Giocavano in casa Clelio Gelsomino e Fabio Liparoti della Federazione Riformista così come Marina Simonetti e i componenti dei comitati al “No alla città unica”, mentre ha superato il Campagnano (confine ancora per poco?) il dirigente democrat Salvatore Giorno. Al tavolo presidenziale, invece, Anna Laura Orrico, parlamentare del M5S e coordinatrice regionale, che non è stata tenera verso Irto (assente perché influenzato) e i cacicchi nostrani del Pd.

«Rende come Bari? Rende è una città che purtroppo ha subito un grande battuta d’arresto sul piano della democrazia e le responsabilità sono da imputare ai partiti che direttamente o indirettamente hanno amministrato questa città. Noi – ha spiegato Orrico – siamo pronti a ricostruire con chi dimostrerà di lasciarsi alle spalle una certa classe politica. Ma anche i cittadini facciano la loro parte. Non avete idea di quanti mi abbiano chiesto raccomandazioni solo perché sono stata eletta alla Camera». Musica per le orecchie di Talarico che da un lato ha ricordato che «Rende non è San Luca o Corleone», dall’altro ha snocciolato le responsabilità di Partito Democratico e Forza Italia in giunta e Consiglio comunale.

Pericolo scollamento tra il Comune commissariato e la città

Roberto Rolli, docente di Diritto amministrativo dell’Unical ha ricordato tra gli applausi Rosa Maria Principe. Poi è passato ad analizzare i rischi che ogni commissariamento porta con sé. «Gli effetti giuridici conseguenti allo scioglimento sono quasi indefiniti nel tempo – ha evidenziato – ma il commissario non ha di solito interesse a collaborare con la società. Uno perché non c’è tempo, due perché non ha alcuna voglia di recepire suggerimenti al netto del fatto che deve pensare a rivoluzionare gli uffici».

Antonello Costabile, docente di Sociologia dei fenomeni politici, ha ammesso di ritrovarsi insieme ad altri colleghi «a studiare come i commissariamenti stiano cambiando la democrazia». «E non solo quelli dovuti ad infiltrazioni mafiose – ha asserito -. Oggi si commissaria tutto: musei, opere pubbliche, comuni, eventi sportivi. Sta maturando un modello alternativo a quello che conosciamo. Un modello di governo non fatto di rappresentanza perché i commissari non rispondono al popolo, ma ai loro superiori. Il caso Rende è stato uno schiaffo, tante attività sono state cristallizzate». In apertura di articolo l’intervista video a Mimmo Talarico.

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