sabato,Maggio 25 2024

Omicidio Santo Nigro, da rifare il processo contro Francesco Cicero. Confermate le altre condanne

Un anno e sei mesi di reclusione per Mario Pranno, Aldo Acri e Francesco Saverio Vitelli che anche i giudici della Cassazione hanno ritenuto colpevoli del delitto avvenuto nel 1981 a Cosenza

Omicidio Santo Nigro, da rifare il processo contro Francesco Cicero. Confermate le altre condanne

Annullata con rinvio la condanna inflitta dalla Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro a Francesco Cicero, accusato di aver avuto un ruolo nell’omicidio del commerciante di Cosenza, Santo Nigro, ucciso nel 1981 per essersi rifiutato di pagare il “pizzo”.

Francesco Cicero, assistito dagli avvocati Paolo Pisani e Riccardo Maria Panno, era stato condannato in secondo grado a 14 anni di reclusione, mentre l’allora gup distrettuale di Catanzaro, Barbara Saccà, gli aveva inflitto 30 anni di carcere. Le censure difensive, tuttavia, hanno colto nel segno e i giudici della Suprema Corte di Cassazione, hanno ordinato un nuovo processo per l’imputato cosentino.

Sono definitive invece le condanne di Mario Pranno, Aldo Acri e Francesco Saverio Vitelli, tutti ritenuti colpevoli del delitto di Santo Nigro. In secondo grado, gli imputati erano stati condannati a un anno e sei mesi di carcere.

La ricostruzione dell’omicidio

L’omicidio di Santo Nigro fu eseguito, secondo quanto ricostruito dalla Dda di Catanzaro, dall’allora meccanico di Cosenza Aldo Acri. L’imputato, poi divenuto collaboratore di giustizia, uccise la vittima con la presunta complicità di Francesco Cicero e dell’altro pentito Francesco Saverio VitelliAldo Acri venne inviato da Mario Pranno all’interno dell’esercizio commerciale. Ma l’ex storico boss di Cosenza, Mario Pranno, ha sempre dichiarato, dal 1996 in poi, che Santo Nigro non doveva morire. Acri infatti sarebbe stato incaricato soltanto di dargli una lezione. Ma in realtà finì in modo tragico.

Secondo gli investigatori, l’omicidio (durante l’agguato rimase ferito ad una gamba anche un figlio della vittima), che avvenne all’interno di un negozio in ristrutturazione di proprietà di Nigro. La morte dell’uomo doveva servire al clan per riaffermare il proprio potere e costituire un monito per gli altri commercianti affinché non seguissero l’esempio di Nigro.

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