martedì,Giugno 18 2024

Presentata all’Unical la raccolta di poesie “L’ultimo evviva” di Santandrea

"L'ultimo evviva" è stato pubblicato da Lebeg, una casa editrice che riserva una particolare attenzione alle novità letterarie sia italiane che straniere.

Presentata all’Unical la raccolta di poesie “L’ultimo evviva” di Santandrea

Si è tenuta ieri nell’aula dell’Università della Calabria intitolata a Paolo Borsellino, la presentazione della raccolta di poesie “L’ultimo evviva” di Gaetano Santandrea. Il libro è stato pubblicato pochi mesi fa da Lebeg, una casa editrice che riserva una particolare attenzione alle novità letterarie sia italiane che straniere. La storia del volume è stata tratteggiata dal prof. Giuseppe Lo Castro, docente di letteratura italiana presso l’Unical, che ha riconosciuto nell’autore un “produttore di poesia seriale”, capace di raccogliere la vita nei suoi testi, inseguendo e traducendo in versi gli stimoli quotidiani.

Ne “L’ Ultimo evviva”, Santandrea dimostra una scrittura chiara e personale, che si è affinata nel tempo. L’autore ha sperimentato in questi anni una ricerca stilistica capace di riflettere l’infinita quête dell’attività poetica, che cerca di tradurre in versi l’indicibile e di esprimersi attraverso lampi espressivi. Alla base dei versi di Santandrea, c’è uno studio paziente del canone letterario italiano, che si confronta, però, anche coi nuovi fermenti poetici, pubblicati ormai sempre più spesso in rete. L’obiettivo è trasmettere e tradurre universalmente il senso di un’esperienza individuale, attraverso un filo conduttore che è rappresentato dal congedo dal mondo dell’infanzia. La dimensione della fanciullezza viene incarnata dal calcio, momento di spensieratezza per milioni di ragazzi e ragazze, che ritorna spesso nella raccolta, sin dai titoli e dalle strutture delle diverse sezioni, in cui compaiono molteplici allusioni al gergo del pallone.

Questi riferimenti, su cui spicca la figura del fantasista uruguaiano Alvaro Recoba, vengono integrati in una riflessione più generale, attenta anche al mondo naturale. La poliedricità di allusioni viene rispecchiata da uno stile particolarmente inventivo, in cui spiccano meccanismi innovativi, come la trasformazione del sostantivo in verbo, impiegati per rivitalizzare la lingua e le parole più comuni della tradizione. Gaetano Santandrea, dialogando con un pubblico attento e nutrito, invita a riflettere sul rapporto tra poesia e tempo. Nelle parole dell’autore, emerge l’idea che la poesia sia un modo per affrontare il perenne fluire del tempo, per rendere anche il singolo momento unico e insostituibile. I versi aiutano l’uomo ad orientarsi e offrono una sfida necessaria: riflettere sulla propria identità, per descriversi e ritrovarsi con le proprie parole. Tra le varie fonti d’ispirazione di Santandrea spiccano poeti moderni, come Dino Campana, Amelia Rosselli, ma anche il compianto prof. Nuccio Ordine, cui il libro è dedicato.

Il prof. Pasqualino Bongiovanni, docente ed editore, sottolinea il valore, il “graffio d’artista”, e l’originalità dell’autore. L’esigenza comunicativa di Santandrea si traduce in uno scavo profondo delle proprie esperienze di vita. Uno scavo che si propone di creare un vero e proprio “gioco linguistico”, che il lettore deve accettare, immergendosi nei meccanismi linguistici de “L’ Ultimo evviva”. La parola, per citare Santandrea, è un “occhiale da vista”, che, malgrado tutte le difficoltà, aiuta a conoscersi e intravedere il futuro. L’itinerario poetico dell’autore offre degli squarci che permettono di vedere ciò che non è facilmente visibile, riecheggiando, il ruolo del fantasista sul campo da calcio.

“L’ultimo evviva” si propone, dunque, come un testo capace di raccordare diverse dimensioni: infanzia ed età adulta, esperienza individuale e tensione universale, serio e faceto e, più sottilmente, tradizione e innovazione letteraria.