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Intervista a Pasquale Tridico: «Serve un’Europa dei popoli, non delle banche» | VIDEO

L'ex presidente dell'Inps, inventore del reddito di cittadinanza, oggi si candida nella circoscrizione Sud con il M5S

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Si definisce un uomo del Sud, ultimo di sette figli, partito da un piccolo paesino del cosentino (Scala Coeli) per arrivare fino a Bruxelles, proprio per portare nel Parlamento Europeo le ragioni delle regioni meridionali. Il suo obiettivo è quello di trasformare l’Unione Europa da Europa dei banchieri a Europa sociale, dei diritti, del reddito minimo universale. Lui è Pasquale Tridico, ex presidente dell’Inps, inventore del reddito di cittadinanza, che oggi si candida nella circoscrizione Sud con il M5S.

L’autonomia differenziata secondo Pasquale Tridico

Per il professore la questione meridionale è più viva che mai soprattutto in questo periodo con un Governo che definisce a trazione nordista, che ingaggia braccio di ferro con i Governatori delle Regioni per rilasciare i fondi coesione che spettano di diritto a quei territori, che ha realizzato la Zes unica, dimenticando le specificità dei singoli territori «per utilizzare le risorse in termini clientelari», che vuole mettere in campo l’autonomia differenziata che accrescerà i divari esistenti nel Paese «senza considerare il grande contributo che la popolazione meridionale ha dato per tutto il ‘900 per lo sviluppo socio economico del Nord. 25 milioni di meridionali sono emigrati per lavoro al Nord e questo significa che le ricchezze che alcune regioni vorrebbero tenere a sé, sono anche le ricchezze prodotte dai nostri nonni, dai nostri parenti».

L’opinione di Pasquale Tridico sul Ponte sullo Stretto

Per compensare tutto questo e per un capriccio di Salvini, il Governo ci dà il Ponte che secondo Tridico è un’opera che non produrrà sviluppo e che è difficilissima da realizzare tecnicamente. «Se avessimo a disposizione 13 miliardi – dice Pasquale Tridico – sono ben altre le opere da realizzare. Io da Scala Coeli ci metto cinque ore per arrivare a Reggio Calabria. Il Ponte non serve né ai calabresi né ai siciliani».

Per l’ex presidente dell’Inps, invece lo Stato dovrebbe investire molto nel triangolo composto da Bari, Napoli e Reggio Calabria per dotarlo di infrastrutture efficienti e moderne Pasquale Tridico sottolinea l’importanza di questo turno elettorale visto che circa l’80% dell’attività del Parlamento italiano si traduce nell’applicazione delle direttive europee. Insomma è Bruxelles il centro di comando, è lì che si prendono le decisioni. «Noi vogliamo portare competenza in Europa, perché lì si discute di questioni ad alto tasso tecnico come i vincoli di bilancio, fondi europei, le politiche di coesione. Invece gli altri partiti hanno pensato bene di candidare figurine. C’è Giorgia che si candida pur sapendo che non andrà mai a Bruxelles. Candidano di tutto da Vittorio Sgarbi al generale Vannacci».

L’Europa e Gentiloni

Pasquale Tridico poi trova incredibile che tutti i parlamentari europei, tranne quelli del M5s, si siano astenuti sul patto di stabilità firmato dalla Meloni. «L’Europa dell’Austerity non ci piace. Dopo la pandemia abbiamo conosciuto un’altra Europa, fatta di politiche espansive e solidali». Questo grazie al grande lavoro di mediazione politica del Governo Conte II che è riuscito a far assegnare all’Italia qualcosa come 200 miliardi di euro.

Per lui quindi Gentiloni ha avuto una caduta di stile, di mero stampo propagandistico, quando ha detto che l’obiettivo è figlio di un algoritmo. «Ricordo che all’epoca – dice Tridico – tutto il Pd parlava del gran lavoro politico che c’era stato dietro il Next Generation Eu, mi pare strano che oggi abbiano cambiato idea» A proposito di future generazioni, il candidato si dice favorevole, come accademico e non solo come politico, al reddito universale perché l’impatto delle nuove tecnologie sul lavoro sarà devastante e bisogna prepararsi.

Perdita del potere d’acquisto da parte degli italiani

Così come si dice favorevole al salario minimo che è presente in gran parte degli Stati membri, tranne in Italia. «Gli studi dimostrano che laddove esiste il salario minimo questo spinge la produttività e il Pil. Basta guardare cosa è successo in Germania dopo il 2015, quando hanno introdotto la misura».

Resta il problema dell’inflazione. Su questo Tridico dice che il fermo dei salari in Italia ha comportato una perdita del 16% del potere d’acquisto. Perdita che è stata recuperata solo da alcune categorie di lavoratori che hanno contratti solidi come i bancari o i metalmeccanici. Tutte le altre categorie hanno dovuto subire l’aumento generale dei prezzi e oggi, anche se l’inflazione galoppa meno, quel 16% di perdita del potere d’acquisto difficilmente potrà essere recuperata. Anche di queste questioni Tridico dice che si vorrà occupare in Europa una volta eletto.

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