lunedì,Luglio 22 2024

Renato Vallanzasca necessita di cure fuori dal carcere

Ecco il parere dei medici del carcere di Bollate. Gli avvocati preparano la richiesta di detenzione domiciliare.

Renato Vallanzasca necessita di cure fuori dal carcere

Renato Vallanzasca, figura emblematica della mala milanese degli anni ’70 e ’80, ha trascorso oltre mezzo secolo dietro le sbarre. A 74 anni, le sue condizioni di salute sono peggiorate al punto da spingere i medici del carcere di Bollate a raccomandare il suo trasferimento in una struttura esterna. In una relazione acquisita dai suoi legali, gli avvocati Corrado Limentani e Paolo Muzzi, i medici affermano che l’ambiente «carcerario» è «carente nel fornire» le cure di cui ha bisogno e gli «stimoli cognitivi». Per questo motivo, suggeriscono che Vallanzasca venga trasferito in un «ambito residenziale protetto» o in un «luogo di cura esterno».

Secondo i legali, i medici di Bollate sostengono che Vallanzasca non possa più restare in carcere a causa della sua “patologia” che richiede cure specifiche non disponibili nell’ambiente penitenziario. «Dicono che non può più stare là, che ha bisogno di una struttura esterna e noi stiamo individuando un ente dove possa essere trasferito e quando l’ente ci darà l’ok faremo l’istanza ai giudici», hanno dichiarato i difensori del 74enne.

Le condizioni cliniche di Renato Vallanzasca

Renato Vallanzasca soffre di un decadimento neurologico e cognitivo. Questa condizione, descritta dai suoi difensori attraverso il lavoro di consulenti, è tale da rendere la permanenza in carcere non solo inadeguata ma anche dannosa. I consulenti della difesa, psicologi e neurologi come Zago, Preti e Sciacco, hanno delineato un quadro clinico preoccupante, parlando di un «quadro cognitivo e comportamentale deficitario» e di un «processo neurodegenerativo irreversibile».

Differimento della pena

I legali di Vallanzasca stanno preparando una nuova richiesta di differimento pena, puntando alla detenzione domiciliare in una struttura adatta per motivi di salute. Questa richiesta si basa sulla necessità di garantire a Vallanzasca un ambiente più idoneo alle sue condizioni, in cui possa ricevere le cure e gli stimoli cognitivi necessari per migliorare, o almeno stabilizzare, il suo stato di salute.

Recentemente, Vallanzasca è comparso davanti ai giudici della Sorveglianza per discutere il reclamo contro la revoca dei permessi premio che gli consentivano di frequentare una comunità terapeutica. Secondo la Sorveglianza, le sue condizioni fisiche e psichiche non permettono alla comunità di fornire l’assistenza necessaria. Tuttavia, i difensori sostengono che quella comunità offra comunque un livello di assistenza utile per alleviare il decadimento delle sue condizioni di salute.

Durante l’udienza, era presente anche un “imprenditore volontario”, descritto come una sorta di “angelo custode” che sostiene Vallanzasca. Se i permessi premio verranno ripristinati, Vallanzasca potrebbe frequentare la struttura individuata dai legali alcune volte a settimana, prima di un eventuale trasferimento definitivo.

I precedenti

Nel maggio dello scorso anno, su istanza degli avvocati, il Tribunale di Sorveglianza di Milano aveva concesso nuovamente i permessi premio per frequentare la comunità terapeutica, dopo che erano stati revocati qualche mese prima. Tuttavia, a marzo di quest’anno, il giudice ha nuovamente bloccato questi permessi. A fine maggio 2023, è stata respinta anche la richiesta di differimento pena con detenzione domiciliare.

Il decadimento cognitivo di Renato Vallanzasca

I difensori hanno evidenziato che, da almeno quattro anni, Vallanzasca soffre di un decadimento cognitivo aggravato dalla detenzione in carcere. La permanenza in un ambiente penitenziario non solo non offre le cure necessarie ma contribuisce anche al peggioramento delle sue condizioni.

Data la gravità delle condizioni di Vallanzasca, la difesa ha attivato un procedimento per nominare un amministratore di sostegno. Questa figura legale tutela le persone che, a causa di infermità, non possono provvedere ai propri interessi. Questo passo è stato ritenuto necessario per garantire che Vallanzasca possa ricevere l’assistenza e le cure appropriate al di fuori del carcere.

Parola alla difesa

I legali hanno ribadito: «Ha bisogno di interagire», sottolineando che il cosiddetto “fine pena mai” non deve precludere la possibilità di ricevere cure adeguate. Il trasferimento in una struttura esterna è visto come essenziale per la salute e il benessere di Vallanzasca.

La situazione di Renato Vallanzasca solleva importanti interrogativi sul trattamento dei detenuti anziani e malati all’interno del sistema penitenziario italiano. La raccomandazione dei medici di Bollate di trasferire Vallanzasca in una struttura esterna potrebbe aprire la strada a nuove discussioni e riforme sul tema.

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