sabato,Luglio 20 2024

L’omicidio di Giulia Cecchettin: la confessione shock di Filippo Turetta

L'autore del delitto ricostruisce gli ultimi momenti di vita della giovane studentessa, descrivendo dettagli raccapriccianti dell'assassinio avvenuto l'11 dicembre scorso

L’omicidio di Giulia Cecchettin: la confessione shock di Filippo Turetta

Il caso di Giulia Cecchettin, giovane laureanda in Ingegneria biomedica di Vigonovo (Padova), ha scosso l’intera nazione. Filippo Turetta, l’ex fidanzato, ha confessato in carcere l’atroce crimine commesso l’11 dicembre scorso. Il racconto dell’omicida svela dettagli inquietanti che gettano luce sugli ultimi drammatici momenti di vita di Giulia.

L’interrogatorio dell’omicida

Durante l’interrogatorio nel carcere di Verona, davanti al pubblico ministero di Venezia Andrea Petroni, Filippo Turetta ha ricostruito la serata tragica. Dopo aver trascorso la serata facendo shopping e cenando in un centro commerciale a Marghera, la coppia si è fermata in un parcheggio vicino alla casa di Giulia. Turetta ha descritto il tentativo di regalarle alcuni oggetti, tra cui una scimmietta di peluche, una lampada e un libretto illustrato. Giulia ha rifiutato i regali, e da lì è nata una discussione accesa. «Mi ha detto che ero troppo dipendente, troppo appiccicoso con lei», ha raccontato Turetta, rivelando che Giulia stava iniziando una nuova relazione.

La lite si è trasformata rapidamente in un’aggressione. Turetta ha confessato di aver urlato a Giulia, minacciando il suicidio, mentre lei cercava di allontanarsi. In preda alla rabbia, ha preso un coltello dalla tasca posteriore del sedile dell’auto e ha rincorso la ragazza, afferrandola per un braccio e colpendola più volte. Giulia ha tentato di difendersi gridando “aiuto”, ma i colpi inferti dall’ex fidanzato l’hanno sopraffatta.

Omicidio Giulia Cecchettin, vittima colpita più volte

Dopo averla colpita, Turetta ha caricato il corpo di Giulia sul sedile posteriore dell’auto e ha guidato per circa quattro chilometri, dirigendosi verso un’area isolata nella zona industriale di Fossò. Durante il tragitto, Giulia ha continuato a chiedere aiuto, cercando di liberarsi. Il ventiduenne ha tentato di zittirla con del nastro adesivo, senza successo. Giulia è riuscita a scendere dall’auto e a correre, ma Turetta l’ha rincorsa e colpita nuovamente con un secondo coltello. Le coltellate hanno causato la morte per shock emorragico.

Contestazioni della procura

La procura contesta a Filippo Turetta l’omicidio volontario aggravato da premeditazione, crudeltà e legame affettivo, oltre ai reati di sequestro di persona, occultamento di cadavere e porto d’armi. Le indagini hanno rivelato che Turetta spiava Giulia con un’applicazione sul cellulare e aveva pianificato il delitto con meticolosità. Dall’inizio di novembre, aveva comprato il nastro adesivo per impedire a Giulia di urlare, preso appunti su come legarle mani e piedi, e preparato un kit per la fuga.

Turetta ha ammesso di aver tentato il suicidio dopo l’omicidio, prima con un sacchetto di plastica e poi con un coltello, senza riuscirci. Ha confessato di aver guidato fino a un punto isolato vicino al lago di Barcis, dove ha abbandonato il corpo di Giulia Cecchettin. La polizia ha ritrovato la ragazza solo sette giorni dopo, mentre Turetta è stato arrestato in Germania dopo una fuga di oltre mille chilometri.

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