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Quando segna Mosciaro è questione di… appartenenza

Quando segna Mosciaro è questione di… appartenenza

Il pareggio di Chieti porta la firma del bomber cosentino, protagonista di una stagione difficile tra incomprensioni tattiche e sfortuna. E con un altro anno di contratto.
chieti-cs rigoreManolo Mosciaro calcia dagli undici metri il rigore che vale il pareggio a Chieti (foto shartella)
Diceva tempo fa l’Avv. Agnelli, fine intenditore della pedata, “nel calcio esistono nove ruoli e due professioni, il portiere ed il centravanti”. Questa stagione verrà anche ricordata per la storia, umana e sportiva, del cosentino Manolo Mosciaro. Capitano, bomber conclamato, bandiera della tifoseria, unico cosentino sopravvissuto in un rosa priva di aderenza al territorio e con un altro anno di contratto. Basterebbe questo, e forse molto meno, per capire quale fardello porta con sé il nostro uomo dall’inizio del torneo e quali difficoltà umane, prime che tecniche, debba affrontare quotidianamente nel confronto con la sua professionalità e nel rapporto con l’ambiente pallonaro rossoblu. Confrontare questa stagione, e il rendimento di Mosciaro, con le precedenti due sarebbe, ed è, un grave errore storico e calcistico: prima fulcro e centro nevralgico di una squadra, di fatto, costruita intorno a lui, ora uno dei componenti della rosa, forse, agli occhi di Cappellacci, non il più essenziale. Ed allora il buon Manolo si è sobbarcato nel corso dell’intero campionato un nuovo dovere, quello di gestire in silenzio, tranne qualche sporadica manifestazione di fastidio, una stagione “diversa” dalle altre, fatta di sacrificio, di corsa, dell’impiego in un ruolo, non nuovo per lui, ma sicuramente meno appariscente del precedente; soprattutto, lui che bomber è nei numeri, un’annata povera di successi personali. L’attaccante, è noto, vive di gol e per il gol, è la sua natura che lo impone e, spesso in maniera ingenerosa e anche facilona, viene giudicato solo per i suoi numeri e, raramente, valutandone anche l’impiego reale e le condizioni circostanti. Da centravanti al quale erano asserviti ottimi finalizzatori, Romano e Arcidiacono, prima, Guadalupi e Foderaro, poi, si è ritrovato di colpo ad essere lui al servizio della squadra e di chi, dal punto di vista tecnico tattico, è stato insignito del compito della “segnatura”. Da attaccante ad ala, molto spesso laterale di sinistra di centrocampo, da titolare inamovibile a panchina di lusso, come spesso gli è capitato nelle ultime giornate. Ma gli stimoli spesso si trovano nelle difficoltà e allora scalciando, stridendo e, a volte, sfogandosi, anche per questioni diverse dal campo, come è successo nella scorsa settimana, l’uomo, prima che il calciatore, trova quella molla interna che a tutto da un senso. Minuto 66: la partita langue, il Chieti è meritatamente in vantaggio ed il Cosenza si affanna a cercare un risultato che potrebbe significare matematica certezza della Lega Pro Unica. Manolo scende in campo, finalmente in un ruolo più congeniale alle sue caratteristiche, vede la porta, la sente, la fiuta. La rabbia e l’ardore agonistico gli scorre nelle vene come un fiume in piena, ha bisogno di dimostrare a se stesso, prima che ad altri, che Manolo è sempre Manolo. Arriva allora la prima occasione, minuto 70, e poi la seconda, minuto 80, colpo di testa a colpo sicuro, sta già per gridare al gol, ma Robertiello decide che deve compiere un miracolo. Come candidamente confesserà a fine partita, in quel momento sembrava che la dea del calcio ancora una volta gli avesse voltato le spalle. Ma nello scorrere degli eventi arriva sempre quel momento in cui tutto riprende a scorrere, basta solo saper aspettare: minuto 91, calcio di rigore, quel gesto tecnico croce e delizia del nostro bomber, il pallone pesa, un calcio violento, rabbioso, carico di tutte quelle frustrazioni di una stagione vissuta all’ombra di se stesso. Stavolta la dea del calcio dice si: la palla si insacca in fondo alla rete, sotto la traversa, proprio dove doveva andare. Quella palla porta con se tutte le ansie e i pensieri negativi di un’intera stagione, uno scarico emotivo necessario per chi, come il centravanti, regala emozioni e delle emozioni, sue ed altrui, vive. (Antonio Pallo)

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