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Guarascio c’ha preso gusto: «Perché non ho preso prima il Cosenza?»

Guarascio c’ha preso gusto: «Perché non ho preso prima il Cosenza?»

Il presidente del Cosenza Guarascio evidenzia: «Con i dirigenti del Rende stiamo discutendo anche di poter giocare le gare in uno stesso impianto».

Il presidente del Cosenza Eugenio Guarascio ha rilasciato un’intervista a Tuttoc.com che riportiamo integralmente. Si parla non solo del nuovo stadio, ma anche di future partnership con i cugini del Rende. Il tutto in attesa che si disputino i playoff per la promozione in Serie B.

Presidente Guarascio, dove vuole arrivare il suo Cosenza?

“Il più in alto possibile, con la speranza di fare dei buoni playoff”. 

Finora siete settimi (alla pari con il Siracusa, ndr), tra alti e bassi in stagione.

“Non siamo partiti benissimo, la parte centrale invece è stata molto positiva. Ora abbiamo rallentato, ma ci sono segnali interessanti: la squadra è forte e, dopo il mercato di gennaio, si sta ben amalgamando”.

Mirino solo sui playoff oppure anche alla Serie B?
“Chiunque sia candidato se la può giocare: è un altro campionato e dipende da come ci arrivi. Se penso al Como di tre anni fa, che perse la Coppa Italia con noi e andò in B, perché no?”.

Con la Viterbese l’eliminazione in semifinale di Coppa Italia di Lega Pro. Quanto le dispiace la mancata finale?
“Quando l’abbiamo vinta nel 2015 è stato un momento di festa, anche perché è stato il primo trofeo nazionale vinto da un club calabrese. Quest’anno il valore era ancora maggiore perché ci permetteva di partire più avanti nei playoff, però abbiamo sciupato tantissimo. Peccato”.

Un pensiero su Emiliano Mondonico, recentemente scomparso ed ex tecnico del Cosenza.
“L’ho conosciuto e devo dire la verità, avevo un’opinione molto positiva di lui. Aveva fatto bene qui: mi colpì molto la sua grande umanità, che non è facile trovare in questo mondo. Veniva spesso e raccontava dei suoi trascorsi”.

E’ al settimo anno alla guida del Cosenza, se dovesse tracciare un bilancio?
“In alcuni momenti ho detto: “Ma perché non l’ho fatto prima?”. C’è un grande senso di appartenenza, con oltre 700mila persone di questa provincia che vivono per la squadra. Qui ho trovato i valori dello sport e mi piace questo: da imprenditore sono felice di poter restituire qualcosa alla mia terra”.

Una parola che descriva la sua esperienza?
“Fantastica”.

Com’è iniziata?
“Con altri otto soci nel 2011. E iniziò in modo leggero, poi gli altri mi hanno lasciato solo… Allora mi sono rimboccato le maniche (ride, ndr). Mi piacerebbe condividere questo percorso con altri imprenditori: tanti si sono avvicinati a parole, pochi nel concreto”.

Il ‘San Vito’ sta vivendo un momento di transizione: si va verso una profonda ristrutturazione.
“E’ un bel progetto, che va nella direzione giusta. Se vogliamo portare le famiglie e i giovani allo stadio, dobbiamo creare una struttura moderna: l’attuale ‘San Vito-Marulla’ ha oltre 50 anni e in un qualche modo è inadeguato”.

Come sarà il nuovo stadio?
“Avrà una capienza da 16mila posti, che è la minima per la Serie A, a salire. E saranno tutti coperti. Verranno eliminate le barriere, una nostra scommessa, con gli spettatori e i giocatori che saranno vicinissimi. Sarebbe bello che ci possano essere strutture annesse come campi per il settore giovanile e strutture sanitarie, con un piccolo albergo e multisale, un po’ come avviene negli stadi del centro Europa. E sarà uno dei primi in questa categoria”.

Quando dovrebbe partire il progetto?
“L’investimento dovrebbe partire in autunno e in tre anni si dovrebbe giocare (2021, ndr). La costruzione avverrà a fasi e, per questo, il Cosenza non dovrà emigrare in altri stadi durante i lavori”.

Pensate anche alla Serie A?
“Un passo alla volta. Solitamente però si fa il contrario: si conquista prima la B e la A, poi si fa lo stadio. Qui no, questa è un’ottima cosa per il Cosenza: il nuovo impianto sarà sicuramente un bel biglietto da visita anche per il club”.

Anche il Rende vuole fare un nuovo impianto, a pochi passi dal ‘San Vito’.
“A dirla lunga sono 2-3 chilometri di distanza…”.

Avete pensato alla possibilità di giocare entrambe nello stesso stadio?
“Stiamo discutendo anche di questo con i dirigenti del Rende”.

Sarebbe un modo per dividere le spese.
“Certo. In Serie C ci sono 57 squadre, i costi sono ingenti. La terza serie, in questo momento, è un campionato che andrebbe rivisto e le opzioni sono due: o si riducono le squadre, oppure la Serie C diventi una categoria semi-professionistica con oneri contributivi ridotti rispetto a quelli attuali. Ricordiamoci che le squadre di terza serie spendono 150 milioni di euro, mentre con la Legge Melandri dei diritti tv non ne entrano neanche 30. Gli altri 120 li dobbiamo mettere noi presidenti… In chiusura mi piacerebbe che le partite tornassero a disputarsi la domenica pomeriggio”. 

Bisogna puntare anche sui giovani.
“La Serie C potrebbe essere un serbatoio per la serie A: è la terza serie la vera scuola per i giovani talenti. Potremmo cercare un accordo per far valorizzazioni i giovani dei club di Serie A in terza serie. Le squadre-B? Non sono favorevole”.

Oltre allo stadio, non mancano le idee a livello di infrastrutture.
“Mi piacerebbe creare un impianto sulla Sila, dove le squadre calabresi, siciliane e pugliesi possano fare i ritiri. Un modo per creare un ‘turismo sportivo’ e uscire da questo ’isolamento’ nel mondo calcistico: le maggiori strutture sono da Roma in sù, questa idea potrebbe fare bene allo sport calabrese e a tutto il Sud”.

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