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Don Mario e il Cosenza: «Per tifare a Pescara non ho celebrato due matrimoni»

Don Mario e il Cosenza: «Per tifare a Pescara non ho celebrato due matrimoni»

Don Mario Ciardullo da tempo è la guida spirituale del Cosenza di Guarascio. «L’idea fu di Valoti, ora i calciatori mi chiedono di sposarli».

Quando si parla di sacerdoti con la sciarpa rossoblù, l’accostamento più facile è quello con Padre Fedele. Nella storia dei Lupi, però, non sono pochi i parroci e i preti che hanno avuto tanta fede nella religione cattolica quanto nel Cosenza Calcio. Uno di questi è Don Mario Ciardullo, parroco di Carolei e Domanico che è diventato nel tempo la guida spirituale del calciatori agli ordini di Piero Braglia e prima ancora di De Angelis. E’ sempre presente agli allenamenti e se qualcuno gli chiede un consiglio o un supporto, si fa lunghe passeggiate sulla pista di atletica. Quanto è tifoso? Beh, ve ne renderete conto leggendo l’intervista.

E’ sempre stato un tifoso rosso blu?
«Come la maggior parte dei tifosi, andavo allo stadio con mio zio, attuale direttore generale del Rende (Giovanni Ciardullo, ndr), da lì è nato l’amore per i colori rossoblù. Passione che ho sempre coltivato negli anni prima sugli spalti poi dentro e fuori il campo».

Com’è iniziato il suo rapporto con il Cosenza calcio?
«Nel 2016 un mio carissimo amico, conoscendo questa mio amore viscerale per il calcio , mi ha fatto conoscere l’allora direttore sportivo dei lupi Aladino Valoti, persona molto credente. Lui mi ha addentrato nei tunnel di Via degli stadi. Questa iniziativa è stata da subito ben accolta ed appoggiata dal Vescovo Nolè, dal presidente Guarascio, da tutto lo staff e dalla dirigenza del Cosenza che ringrazio costantemente».

Molte squadre di calcio hanno il padre spirituale. Il suo supporto in cosa consiste?
«Brescia, Fiorentina, Virtus Entella, la nazionale Italiana hanno cappellani a disposizione in supporto a tutte le attività. Io do un aiuto spirituale per chi ha voglia di parlare, di una chiacchierata, di una confessione. Ovviamente c’è chi è più credente e chi meno, chi è ateo o di altre religioni, ma la mia figura è prettamente una presenza costante durante gli allenamenti, prima e dopo la gara ma soprattutto nella vita quotidiana in generale».

I rapporti continuano anche dopo la fine del campionato?
«Ho incontrato ad oggi tutti bravissimi ragazzi, molto educati e rispettosi. Con alcuni ho instaurato rapporti così forti che mi hanno chiesto di celebrare il proprio matrimonio come ad esempio Matteo Calamai lo scorso anno, altri due nei prossimi mesi».

Fede e scaramanzia possono coesistere?
«Potremmo fare un dibattito in merito! – ride divertito – Nel mondo del calcio vi è molta scaramanzia soprattutto per il pre-partita, ma la fede è un qualcosa che si ha dentro che ti accompagna durante tutto il percorso della propria vita che va al di là di rituali scaramantici».

Cosa pensa di Padre Fedele?
«Il suo lavoro con i ragazzi è encomiabile. Ha aiutato tantissime persone bisognose, la sua presenza è sempre stata fondamentale e sugli spalti è sempre stato un leader».

E’ vero che il 16 giugno non ha celebrato due matrimoni per esser presente alla finale di Pescara?
«Esattamente! In agenda avevo due matrimoni da celebrare, ma testa e cuore sarebbero stati a Pescara così ho trovato due preti che mi hanno sostituito. A quel punto ho organizzato un pullman e sono stato presente all’emozionante finale. Rientrato in città, ho celebrato messa ed un battesimo e poi di corsa allo stadio San Vito Marulla per i festeggiamenti».

Cosa auspica al Cosenza?
«Io non credo nella salvezza, io credo nei play off. E Buona Pasqua a tutti!». (Annalisa Mazzuca)

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