Tutte 728×90
Tutte 728×90

Franck Kanoute: «Giocavo in strada. Io, l’Islam e i pomeriggi con Chiellini»

Franck Kanoute: «Giocavo in strada. Io, l’Islam e i pomeriggi con Chiellini»

Franck Kanoute si è ritrovato in Italia per una vacanza studio e parla quattro lingue. «Senza il calcio avrei fatto il bancario»

Franck Kanoute è arrivato a Cosenza dopo un’attenta riflessione. Ma in Italia no, si trovava nel Belpaese quasi per caso. Per una vacanza studio, per imparare la nostra lingua, che poi sarebbe la quarta che ormai parla con grande dimestichezza: le altre sono quella madre, il francese e l’inglese. Nel 2015 si era appena diplomato in Senegal e quando è stato catapultato a Milano gli si è aperto un mondo. A raccontare la sua storia, bella e particolare, è stato un paio d’anni fa Il Centro in un’intervista molto coinvolgente. 

«Giocavo in strada»

A Milano viveva dallo zio, che però non poteva tenerlo con sé senza permesso di soggiorno. I documenti sono arrivati grazie all’intermediazione di un noto esponente della comunità senegalese in Italia e per Franck Kanoute la vita è cambiata. Poi, quando si è ritrovato un pallone tra i piedi, è decollata del tutto. «Non conoscevo nessuno – racconta – ma un giorno, visto che mi annoiavo a stare a casa da solo, sono uscito. Vicino casa c’erano dei ragazzi senegalesi che giocavano in strada. L’ho fatto con loro e, a fine partita, mi si è avvicinato un signore facendomi i complimenti. Era un procuratore e voleva portarmi a fare dei provini». La miccia era stata incendiata e il ragazzo passò dalle academy di Empoli, Livorno, Carpi, Torino, Napoli e poi di nuovo a Torino con la Juve. «Mi volevano tutti, ma non avevo i documenti in regola per essere tesserato. Fu la Juve a puntare su di me».

Gli inizi e il pensiero del Senegal lontano

All’inizio per Franck Kanoute non è stato semplice. «Piangevo perché ero solo, non parlavo l’italiano e non avevo i miei genitori. Sono stati mesi durissimi; poi, con il tempo, ho iniziato ad integrarmi». Sognava di conoscere Vieira, quando gli ha stretto la mano gli ha augurato buona fortuna. La mente, però, volava spesso a casa, in Senegal. «Si vive bene. Dakar, per esempio, è una città molto bella – spiega – ma non tutti lavorano. Se hai soldi, a Dakar, si vive bene». Il suo rapporto con la fede è lineare. «Sono musulmano – continua – Il Ramadam? Lo faccio, ma evito se ho la partita perché perdo parecchie energie. Il Ramadan dura circa un mese, ma non lo faccio completo. Due giorni prima della partita, per esempio, evito di non mangiare».

L’Isis e l’Islam, idee precise

Sul terrorismo islamico, Kanoute ha un giudizio netto. Insindacabile. «Gli aderenti all’Isis non sono credenti e non sono musulmani, ma terroristi – evidenzia – Nel Corano c’è scritto che non bisogna uccidere, quindi, loro non sono musulmani». In Italia una volta gli capitò di subire un episodio di razzismo. «Non ci faccio caso. A Carpi, per esempio, dalla tribuna alcuni tifosi mi hanno insultato. È una cosa brutta, ma se capita faccio finta di non sentire».

Franck Kanoute, un bancario mancato

Franck Kanoute vive di certezze, ma i sogni li ha anche lui. «Senza il calcio – dice – avrei lavorato in banca, ma fuori dal campo sono un ragazzo semplice. Mi piace stare con gli amici e giocare alla Playstation». Con i primi soldi guadagnati tenne per sé solo 50 euro, il resto lo mandò in Senegal alla famiglia. «Il mio sogno, credo quello di tutti noi musulmani, e andare a La Mecca. Ecco vorrei portare lì la mia famiglia» aggiunge svelando che una cosa in particolare non ama dell’Italia. Le bestemmie non le digerisce, proprio no. «Gli italiani sono ospitali, simpatici e cucinano benissimo. Gli aspetti negativi? Non mi piacciono le bestemmie, come accade durante le partite».

I ricordi della Juve e il futuro al Cosenza

Piero Braglia crede in lui e nell’immediato gli affiderà le chiavi del centrocampo. Dovrà sostituire Palmiero che, scherzi del destino, ha preso il suo posto proprio a Pescara. Franck Kanoute, però, è stato segnato inevitabilmente da quell’esperienza a Vinovo. Alla Juve dei super campioni. «Ricordo gli allenamenti con la prima squadra – conclude – Higuain e Buffon li vedevo solo nei videogiochi. Poi, a distanza di qualche anno, mi sono ritrovato con loro. E’ stato bellissimo. Nella vita nulla è impossibile, bisogna sempre credere nei propri sogni. Evra mi è stato molto vicino, ma anche Higuain, Sturaro, Chiellini e Cuadrado sono stati carini con me». Ora ripartirà dal Marulla con un pubblico super. 

Related posts

error: Contenuto Protetto Da Copyright Cosenzachannel.it