sabato,Maggio 28 2022

Da 9 mesi in attesa di un esame specialistico, il calvario di una 46enne colpita da arresto cardiaco

Prima il medico assente, poi il macchinario rotto. La donna, esasperata, si dice disponibile anche ad un controllo a pagamento: «In un primo momento avevo pensato di rivolgermi presso un centro fuori regione»

Da 9 mesi in attesa di un esame specialistico, il calvario di una 46enne colpita da arresto cardiaco

Da nove mesi attende di sottoporsi ad un sofisticato esame diagnostico dopo che nel dicembre del 2019 è stata colta da un arresto cardiaco. «Ero al supermercato e non ricordo assolutamente nulla di quel che è accaduto. So solo, da quel che mi hanno raccontato, che sono riuscita a salvarmi grazie ad un tempestivo massaggio cardiaco» racconta Serena – nome di fantasia a tutela della privacy – 46 anni di Cosenza.

Il ricovero all’Annunziata di Cosenza

È all’ospedale Annunziata di Cosenza che la donna è stata infatti ricoverata nelle ore successive al malore e dove le hanno poi consigliato di effettuare una risonanza magnetica nucleare del cuore. «L’ospedale più vicino che esegue l’esame è il policlinico universitario di Catanzaro» specifica ancora la donna che però dal 24 agosto del 2021 non è ancora riuscita ad effettuare la risonanza. «Il 23 agosto mi hanno contattato dall’ospedale – racconta – per avvisarmi di aver disdetto la visita poiché la dottoressa non era disponibile. Mi hanno detto che mi avrebbero ricontattato successivamente per fissare una nuova data ed in effetti mi hanno ricontattata in autunno di quell’anno per avvisarmi del fatto che il macchinario si era rotto e che sarebbe stato necessario attendere almeno fino a gennaio per ripararlo».

L’apparecchiatura è rotta

L’attesa in realtà si è rivelata poi più lunga del previsto: «Circa due mesi fa sono stata nuovamente contattata dall’ospedale – aggiunge ancora -. In quell’occasione mi è stato riferito che l’apparecchiatura era stata riparata e che mi avrebbero inserito in lista nel più breve tempo possibile poiché risultavo essere tra le prime a dover eseguire l’esame. Così sono andata dal mio medico curante per farmi scrivere nuovamente l’impegnativa ma a questo punto spero solo che non scada ancora. Da quel che ho saputo il macchinario è ancora rotto».

«Pensavo di andare a Milano»

Una disavventura dai risvolti kafkiani se la lunga serie di episodi non avesse avuto luogo in Calabria. A queste latitudini ormai la meraviglia ha lasciato spazio alla rassegnazione e simili dinamiche vengono vissute quasi come eventi ordinari: «In un primo tempo – confessa Serena – avevo anche pensato di andare a Milano, mi avevano segnalato un buon centro» ma due figli da accudire e una pandemia ancora in atto l’hanno indotta ad abbandonare l’idea.

«Avrei fatto l’esame anche a pagamento»

Ed è così rimasta in Calabria a rinfoltire le fila di coloro i quali hanno smesso di curarsi perché nella propria terra è impossibile e di emigrare non hanno voglia o possibilità. «Se fosse stato possibile avrei fatto l’esame anche a pagamento ma non si può fare» aggiunge poi ma senza amarezza nella voce. «Ho deciso di prenderla così, purtroppo sappiamo che la sanità in Calabria non funziona». Nel frattempo Serena attende ancora di capire la causa dell’arresto cardiaco.

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