giovedì,Giugno 20 2024

Sanità negata nel Tirreno, il macchinario va in tilt e i pazienti vengono spediti a casa

Succede in un ospedale pubblico e a raccontarla è un testimone che ha vissuto sulla sua pelle la vicenda

Sanità negata nel Tirreno, il macchinario va in tilt e i pazienti vengono spediti a casa

«La storia è sempre la stessa: chi ha soldi si cura, chi non ne ha, si arrangia». L’ultima perla della sanità calabrese arriva da un ospedale pubblico del Tirreno cosentino e a raccontarcela è un testimone che ha vissuto sulla sua pelle quella che ritiene essere una vera e propria ingiustizia. Niente di nuovo a queste latitudini.

Cosa è accaduto

«Ero lì e stavo aspettando. Un mio parente avrebbe dovuto sottoporsi a un esame di risonanza magnetica ed eravamo già piuttosto agitati. All’improvviso ci hanno detto che il macchinario aveva un guasto». Un copione letto e riletto. «C’era un problema di surriscaldamento. Così è uscito fuori il direttore del dipartimento di Radiologia, Antonio Lopez, e ha chiesto di interrompere immediatamente le prestazioni, altrimenti noi accompagnatori, i pazienti e il personale sanitario avremmo potuto avere delle gravi conseguenze di salute».

Quindi è stato chiamato un tecnico per riparare il danno. Fin qui tutto bene, si fa per dire, perché poi, ovviamente, ogni prenotazione è stata annullata, con grande rammarico dei presenti. «C’era gente venuta da ogni parte del Tirreno cosentino, c’erano anche pazienti che avevano atteso mesi per avere una prenotazione». Ma succede, a volte accade che i macchinari vadano in tilt.

«Però nessuno ci ha detto di spostarci su Praia a Mare – dove, per inciso, la risonanza magnetica c’è ed è arrivata dopo otto anni di bugie e promesse mancate della politica -. Considerato che avevamo preso tutti il giorno libero per fare l’esame o accompagnare i nostri parenti, tanto valeva allungarsi di qualche chilometro e andare lì». Dove il neuroradiologo, però, non c’è.

«Si sarebbe potuta fare una disposizione di servizio e mandarlo lì per mezza giornata, non ci voleva tanto». Invece i pazienti sono stati rispediti a casa, senza ulteriori spiegazioni.

Parole d’ordine: clinica privata

«Ma noi non possiamo aspettare ancora – racconta il nostro testimone – e ci siamo già rivolti a uno studio medico privato». Che ovviamente ha dato subito disponibilità all’esame, dietro l’auto compenso. «Mi chiedo: ma la sanità pubblica non dovrebbe fare di tutto per favorire la propria azienda ed evitare che i pazienti si rivolgano ai privati?». Una domanda che lungo il Tirreno cosentino ci si pone da anni, ma che non ha ancora trovato una risposta.

«Io posso pagare, ma so di persone che non possono fare neanche la spesa, figuriamoci se possono permettersi di pagare una risonanza magnetica in una clinica privata. E non è giusto. Così si tradisce anche l’articolo 32 della Costituzione italiana».