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Coppa Calabria 2009. Ecco le regine dopo le due finali: Nike Reggio e Geki Paola

FINALE MASCHILE:
Ge.KI. Paola – Cosenza Pallavolo: 3-1 (25-19,25-16,23-25,25-18)

Paola: Lamberti (6), Ferraiuolo (20), Stefano (9), Diano (5), Spadafora (16), Signorelli (10), Serpa (L), Campagna, Fedele, Sabatini. All.: Marco Mari
Cosenza: A. Mari (1), Pignataro (18), Gigliotti (4), Garofalo (13), Piluso (10), Smiriglia (2), De Marco (L), F. Mari, Ferrato, Pedicone, Perri. All.: Giancarlo D’Amico
Arbitri: A. Di Certo e M. Savaglio

FINALE FEMMINILE
:
Nike Reggio Cal. – PSM Valle Crati Bisignano:3-1 (24-26, 25-14, 25-20, 25-20)
Reggio:Crucitti (3), Dascola (11), Speranza (15), Tortora (14), Nicoletti (7), Garcia Neves (18), Baccillieri (L), Pratticò, Angelova, Tsvetkova. All.: Giovanni Fascì
Bisignano: Rota (1); Giordano (15); Reitano (15);Gatto (9); Perri (10); Pisarro (4); De Marco (L), Mancini, Pugliese, Paffile, Lupinacci, Restieri. All.: Maurizio Iaquinta
Arbitri: Gaetano e Ferrise San Giovanni in Fiore. A giudicare dai nomi delle due vincitrici dell’edizione 2009 della Coppa Calabria, sembrerebbe tutto ovvio, ma non è così: il risultato è giustissimo, ma non è “ovvio”.
Il motivo? Il motivo è uno solo e vale per entrambe le gare: le due squadre più forti dei rispettivi campionati si sono trovate di fronte due squadre che hanno fatto di tutto (con i loro pregi e difetti) per rendere credibili e spettacolari le due finali.
Grande merito, dunque, va al Cosenza nella finale maschile ed al Bisignano in quella femminile. Grazie a loro, abbiamo assisteito a due belle partite e non ad un noioso monologo di due squadre nettamente al di sopra delle avversarie nel corso della stagione.
Finale maschile.
La Geki Paola aveva “fame” di vincere il primo trofeo ufficiale della propria storia sportiva. Una “storia”, ricordiamolo, cominciata nell’estate 2008, quando la neonata società tirrenica ha praticamente rilevato quasi in blocco l’organico della squadra che si era assai ben comportata nel campionato di  serie B2 2007-08 sotto la guida di Carmelo Perrotta.
Per motivi regolamentari (che ilegano le mani alle società appena affiliate alla Fipav) e per difficili rapporti  interpersonali fra vecchi e nuovi dirigenti non fu possibile un passaggio di consegne “indolore”. Tutto questo costrinse la dirigenza paolana a cominciare dalla serie C, con un organico nettamente sovradimensionato.
Il campionato di serie C maschile lo dimostra, con uno straripante dominio dei ragazzi allenati prima da Mimmo Lio ed ora da Marco Mari.
Cosenza, meritatamente giunta a questa finale, aveva l’ingrato compitodi provare ad opporsi ad un avversario sulla carta imbattibile. Il tecnico dei rossoblu, Giancarlo D’Amico, aveva ben preparato la gara, cercando di  spegnere le bocche di fuoco avversarie, ma il primo ed il secondo set semvbravano dargli torto.
Cambiavano le cose nel terzo parziale, sia per merito dei cosentini sia per una flessione del Paola, specie per il calo di Ferraiuolo, le cui percentuali scendevano nettamente: “2 su 10” in attacco non è una prestazione degna di uno dei più forti “opposti” prodotti dalla pallavolo calabrese.
Sembrava molto combattuto il quarto set, ma dopo il testa a testa della prima metà, vedeva Lamberti e compagni prendere il volo.
Miglior giocatore del match, in assoluto, il centrale paolano Marco Spadadora con 16 punti finali (12 attacchi e 4 muri). Nel Cosenza, invece, andava bene Garofalo, seppure non sfruttato al meglio delle sue grandi potenzialità dalla distribuzione del gioco.

Finale femminile.
Su grandi linee, vale anche qui quanto detto a proposito della finale mnaschile. La differenza è che in questa finale era il primo set, quello più bello e combattuto, con Bisignano molto determinato in difesa e ben ispirato in attacco. Ottime le difese del libero De Marco: sufficiente in ricezione, ma da applausi in molti interventi su schiacciate avversarie che sembravano indifendili a prima vista.
Più che dignitosa la prestazione della schiacciatrice Fabiana Gatto, che si arrendeva solo nel quarto set, dopo aver retto molto bene anche in ricezione per tre quarti della gara.
Solito discorso sulla Reitano: dotata di fondamentali di gioco di ben altri livelli, viene paradossalmente danneggiata proprio dal fatto di essere “troppo” al centro del gioco. Finisce spesso per infilarsi in un tunnel da cui riesce ad uscire solo grazie alla sua forte personalità: il “2 su 13” in attacco del secondo set ha influito molto sui destini della gara.
Della Nike c’è da dire solo bene: merito del tecnico Fascì, che con i suoi modi da “burbero affettuoso” è riuscito a dare un gioco piacevole e grande compattezza a tutto il gruppo squadra.
Difficile dire un nome, fra le sue giocatrici, volendo scegliere la migliore in campo.
Bene le bande (Speranza e Tortora), bene le centrali (l’esperta Garcia Neves e la deliziosa Nicole Nicoletti), bene l’opposta Dascoli e la palleggiatrice  Crucitti, così come dignitosissima la gara del libero Baccillieri.
Un curiosità sul nome della squadra: in molti si ostinano, per paura di non essere “chic”, a pronunciare all’inglese la parola “Nike”, come la nota marca di abbigliamento. Cari Signori, sforziamoci di chiamarla solo e semplicemnte con il suo nome: Nike, cioè “vittoria”.
(Sergio Lionetti)

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