Approfondimenti

Quella linea sottile

– l’editoriale di Piero Bria –
Ci nascondiamo dietro la presunta semplicità di una materia adorata dalla massa. E invece, purtroppo, l’evoluzione del calcio rende la materia ugualmente complessa e articolata. Ma la colpa non è solo di chi scrive.

Qual è la linea sottile che delinea il nostro giudizio dopo il risultato finale di una partita o anche di una stagione. Belli o brutti, pecore o leoni… tutto è dato da un risultato. Come sia scaturito importa a pochi. Tutto dipende da che traiettoria ha preso il pallone e in quale porta sia finito. Se è quella della tua squadra del cuore difficilmente riuscirai a chiederti perché. E’ un po’ come un virus, se perdi o se vinci… contagia tutti. Nel bene e nel male.

Quello che avviene intorno ad una partita è riduttivo. Come ci si allena, quanti infortuni o squalifiche ha subito la squadra sono dettagli. Eppure, a volte, i dettagli fanno la differenza. E non solo, perché ci sono altre variabili che rendono il calcio in generale una scienza tutt’altro che esatta e definita.

Eppure chi parla e scrive di questo sport spesso lo fa generando qualunquismi dettati da quello che la televisione dice o un giornale scrive, da quello che si sente al Bar o  per strada. Dalla propria esperienza e quindi dal proprio vissuto. Il calcio è una sport per tutti ma una materia per pochi. E a dirlo è chi scrive di calcio da venti anni ma, da qualche tempo, lo sta studiando e sta cercando di capire le molteplici dinamiche che si nascondono in questo affascinante sport.

Noi giornalisti siamo i primi giudici che sentenziano se i soggetti sono idonei o meno, se sono idoli o ectoplasmi. E lo facciamo, a volte, senza conoscere il perché di una sostituzione o il motivo di un cambio tattico. Altre per simpatia e antipatia. Altre ancora per vendere o farsi leggere. Ci nascondiamo dietro la presunta semplicità di una materia adorata dalla massa. E invece, purtroppo, l’evoluzione del calcio rende la materia ugualmente complessa e articolata. Ma la colpa non è solo di chi scrive. Ma anche di chi sa e non condivide. Perché basterebbe coinvolgere i “giudici” per renderli più “umani” e meno “cartomanti”. I soggetti protagonisti (allenatori in primis) hanno il dovere di comunicare e rendere dotti i giornalisti e soprattutto i tifosi. Anche loro, purtroppo e da troppo tempo, si nascondono dietro frasi fatte e luoghi comuni. In Inghilterra e in Germania da molti anni, settimanalmente, gli allenatori si sono ritagliati qualche ora di tempo per “intrattenere” i giornalisti e spiegare i principi tattici.

Da noi, come è ormai consuetudine, diventerà una prassi tra anni. Fino ad allora saremo costretti a restare in bilico su quella linea sottile che divide la conoscenza dall’approssimazione. E non capiremo mai il perché accadono le cose e continueremo a dire che tutto dipende dagli episodi e che gli allenatori sono difensivisti o troppo offensivi o che non hanno personalità o che la squadra non li segue o chissà cos’altro. I qualunquismi di un calcio italiano ancorato da anni ad un credo antico ormai superato.

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Redazione Cosenza Channel

Cosenza Channel è una testata giornalista nata nel 2008 con l’idea di occuparsi principalmente delle notizie sul Cosenza Calcio. Il successo conseguito sin dai primi anni ha permesso alla testata di avviare una collaborazione televisiva per mandare in onda un format che parlasse di calcio, in particolare dei Lupi e poi delle altre squadre calabresi. La svolta arriva nel 2016, quando la redazione amplia i contenuti del portale d’informazione, pubblicando notizie di attualità. Il 5 settembre 2019 Cosenza Channel si trasforma completamente. Nuova grafica, contenuti esclusivi, con l’obiettivo di crescere e rendere un servizio informativo sempre più attendibile e di qualità.

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