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CRISALIDE | La droga da Lamezia a Cosenza. E la “talpa” in procura. «Arrestano a tutti»

CRISALIDE | La droga da Lamezia a Cosenza. E la “talpa” in procura. «Arrestano a tutti»

Dopo Isola Capo Rizzuto, la Dda di Catanzaro accende i riflettori su Lamezia Terme. L’imponente operazione antimafia, denominata “Crisalide”, ha colpito i presunti affiliati del clan “Cerra-Torcasio-Gualtieri”, notificando a 52 persone un decreto di fermo. 

Le indagini sono state condotte dal Nucleo Investigativo del Comando provinciale dei carabinieri di Catanzaro, ma le risultanze investigative sono state arricchite da attività parallele condotte dalla Squadra Mobile di Catanzaro e in un caso dal Norm di Cosenza.

Il procuratore capo di Catanzaro, Nicola Gratteri, ha spiegato che il presunto clan era pronto ad emulare le stragi della mafia siciliana, dove persero la vita i magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, scomparsi 25 anni fa.

In realtà, il decreto di fermo non ha colto di sorpresa i presunti esponenti di spicco della cosca lametina. Come si legge nel provvedimento emesso dalla Dda di Catanzaro, una delle figure più importanti della presunta associazione mafiosa era già a conoscenza che a breve sarebbero stati arrestati.

I FERMI. In carcere sono finiti Antonio Miceli, Nicola Gualtieri inteso “Nicolino”, Giuseppe Grande inteso “U’ Pruppo”, “sbandico e “sbancato”, Vincenzo Grande, Daniele Grande, Teresa Torcasio, Antonio Domenicano, Mattia Mancuso, Danilo Fiumara inteso “U’ principale”, Salvatore Luca Torchia, Ottavio Muscimarro, Paolo Strangis, Rosario Muraca, Domenico De Rito inteso “Tutù”, Morrison Alessio Gagliardi, inteso “Morris”, Emmanuel Fiorino, Fortunato Mercuri inteso “Zio Nando”, Carloalberto Gigliotti, Vincenzo Brizzi, Michele Grillo, Alessandro Gualtieri, Claudio Vescio inteso “Caio” e “Muntuni”, Vincenzo Strangis, Alex Morelli detto “gibba” o “ciba”, Antonio Torcasio alias “pallella”, Davide Costantino, Ivan De Cello detto “Ivanuzzu”, Alfonso Calfa alias paparacchiu”, Pino Isaac Esposito, Smeraldo Davoli, Antonio Muoio, Giuseppe De Fazio, Antonio Mazza, Pasquale Caligiuri, Antonio Saladino inteso “birricella”, Antonio Franceschi, Rosario Franceschi inteso “zio”, “zio saro” e “Saruzzo”, Massimo Gualtieri inteso “cioccolata”, Vincenzo Catanzaro, Francesca Antonio De Biase, Giuseppe Costanzo, Antonio Gullo, Guglielmo Mastroianni, Antonio Paola inteso “Sarabanda”, Antonello Amato, Daniele Amato, Flavio Bevilacqua, Salvatore Francesco Mazzotta, Concetto Pasquale Franceschi, Saverio Torcasio e Maurizio Caruso.

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LE PAROLE DI GRATTERI. Il capo della Dda di Catanzaro, nel corso della conferenza stampa, ha rivolto un appello ai cittadini di Lamezia Terme, e in particolare a coloro i quali sono vittime del “racket”. «Adesso tocca a voi, fidatevi e denunciate. Ora non ci sono più alibi. In pochi mesi abbiamo compiuto oltre cento arresti a Lamezia e con questa ultima operazione abbiamo ricostruito tutte le estorsioni degli ultimi due anni e il traffico di droga, contestando decine e decine di capi di imputazione». In effetti i capi d’accusa sono oltre 650. Un numero impressionante. «Siamo alla terza generazione della famiglia di ‘ndrangheta Torcasio – ha dichiarato Gratteri – e questa indagine dei carabinieri è molto importante». E nell’indagine spunta anche un presunto collegamento tra la cosca e alcuni politici di Lamezia Terme. «Abbiamo intercettato un colloquio tra un esponente del clan e un candidato alle ultime elezioni comunali del 2015 che per paura di essere visto andò all’incontro incappucciato», ha detto il procuratore aggiunto Giovanni Bombardieri.

OLTRE LAMEZIA TERME. Tra le varie attività illecite, il presunto clan era molto interessato al traffico di stupefacenti, tanto da avere soggetti che spacciavano la droga anche nell’ambiente universitario di Cosenza e Rende. E’ un dato che emerge dal provvedimento di fermo.

Ma i collegamenti con Cosenza e provincia sono anche altri. Le intercettazioni telefoniche e ambientali hanno dimostrato che due cosentini, Gianluca Fantasia e Gianpiero Canonaco, avevano acquistato circa 41 grammi di cocaina dalla presunta associazione mafiosa dedita allo spaccio.

Uno degli incontri stabiliti tra i due e Miceli sarebbe dovuto avvenire a Campora San Giovanni. Parliamo di febbraio e marzo 2016, quando poi Fantasia e Canonaco vengono arrestati dagli agenti del commissariato di polizia di Lamezia Terme.

Nell’occasione i poliziotti avevano notato un’andatura sospetta di una macchina a bordo della quale vi erano i due cosentini. Così gli agenti avevano deciso di iniziare un inseguimento verso il lungomare di Nocera Marina.

Dall’auto dei due veniva lanciato un involucro contenente cocaina che sbatteva direttamente sulla vettura della polizia. Dopo essere stati fermati, Fantasia e Canonaco venivano arrestati. Ed è in questa circostanza che i carabinieri ottengono altre conferme sul fatto che Miceli e Pasquale Caligiuri avessero ceduto la droga ai due cosentini. Infatti nei giorni a seguire, i lametini attendono di conoscere l’esito della direttissima ma non riescono ad acquisire informazioni utili in tal senso.

A ZUMPANO. Per mettere a punto un ordigno capace di provocare ingenti danni a una delle attività commerciali, vittime della riscossione del “pizzo”, Miceli e altri due soggetti si recano a Zumpano ad acquistare una batteria pirotecnica, mostrando ai carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile di Cosenza il regolare scontrino. Nel corso dell’intervento dei militari dell’Arma, vengono rinvenuti anche 710 euro in contanti nella disponibilità di Miceli, commerciante nel settore dei latticini. I carabinieri, ovviamente, riportano tutto e trasmettono la nota informativa.

LA “TALPA”. Per motivare il provvedimento di fermo, il pubblico ministero Elio Romano, il procuratore aggiunto Giovanni Bombardieri e il procuratore capo Nicola Gratteri, richiamano una delle tante intercettazioni ambientali di Miceli con Antonio Saladino e Samuel Iannelli.

Nel passaggio “incriminato” si fa riferimento al fatto che è necessario riscuotere alcune somme di denaro e di fare tutto in fretta. «Se ti arrestano chi li raccoglie questi soldi?», dice Saladino. «Vabbè c’è Ciccio», replica Iannelli. E Miceli poco dopo afferma: «Ma Ciccio… perché tu pensi che non lo “prendono” a Ciccio? Prendono… a tutti». E Iannelli chiede: «E’ matematico allora?», «è matematico, 46 persone!», ribadisce Miceli. Saladino, evidentemente preoccupato, domanda: «Me lo vuoi dire come fai a saperlo?». Miceli è sicuro: «Me lo ha detto uno della procura». E’ il 5 aprile 2017, storia recente. (Antonio Alizzi)

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