Tutte 728×90
Tutte 728×90

TERMINATOR 3 | Guerra di mafia nel Cosentino: carcere a vita per quattro boss

TERMINATOR 3 | Guerra di mafia nel Cosentino: carcere a vita per quattro boss

Con la sentenza della Suprema Corte di Cassazione si chiude un’epoca della storia criminale cosentina. Gli ermellini nei giorni scorsi hanno rigettato i ricorsi presentati dagli imputati che avevano fatto reclamo avverso la decisione della Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro di confermare il giudizio di primo grado. Al centro del processo delitti di mafia eccellenti: da Francesco Bruni “Bella Bella” senior al mammasantissima Antonio Sena. 

La Suprema Corte ha confermato il carcere a vita per Franco Presta, Ettore Lanzino, Francesco Abbruzzese (alias “Dentuzzo”) e Nicola Acri, rispettivamente esponenti di spicco delle cosche Lanzino di Cosenza, Abbruzzese di Cassano all’Jonio e Acri di Rossano. Condannati anche i collaboratori di giustizia Vincenzo Dedato, ex contabile del clan Lanzino, e Francesco Bevilacqua meglio conosciuto come “Franchino i’ Mafarda”, ex boss degli “zingari” di Cosenza tra la fine degli anni ’90 e l’inizio del nuovo secolo.

LA STORIA. Tre omicidi e un tentato omicidio sono i reati contestati agli imputati dalla Dda di Catanzaro. Il primo è quello di Primiano Chiarello, commesso l’8 giugno del 1999 a Cassano all’Jonio, il secondo riguarda Francesco Bruni “bella bella”, avvenuto il 29 luglio del 1999 a Cosenza, il terzo del mammasantissima Antonio Sena, ucciso il 12 maggio del 2000 tra Cosenza e Castrolibero, e il quarto è quello del delitto mancato di Umile Esposito (27 maggio del 2000 a Bisignano).

Acri e Abbruzzese sono stati condannati all’ergastolo per il primo omicidio, ma entrambi sono stati assolti per il delitto Bruni “bella bella”, al contrario di Ettore Lanzino e Franco Presta che, insieme a Dedato, sono stati ritenuti colpevoli: ergastolo per i primi due e 14 anni per il collaboratore di giustizia.

Per l’assassinio di Sena sono stati condannati Presta e Dedato. L’inchiesta giudiziaria dirà che Lanzino non fu d’accordo nell’eliminazione della storica figura della malavita cosentina. Delitto ordinato da Dedato e consumato da Presta, Gatto e Perri. Il collegio difensivo è composto dagli avvocati Giuseppe De Marco, Gianluca Garritano, Giovanni Sestito, Franco Locco e i professori Aricò e Gianzi. (a. a.)

Related posts

error: Contenuto Protetto Da Copyright Cosenzachannel.it