giovedì,Dicembre 2 2021

Domenico Arcuri: «Con assembramenti curva dei contagi risale»

Il commissario Domenico Arcuri è preoccupato per gli assembramenti: «Non pregiudichiamo i sacrifici fatti fino a questo momento».

Domenico Arcuri: «Con assembramenti curva dei contagi risale»

Il commissario straordinario per l’emergenza coronavirus, Domenico Arcuri è preoccupato dai recenti assembramenti che si sono formati nelle grandi città italiane, da Roma a Napoli. Questo, quindi, potrebbe pregiudicare la “zona gialla”, in cui sostanzialmente l’Italia si trova oggi, facendo un passo indietro, che significa peggioramento della curva epidemica, ora sotto controllo. «Il sistema dei 21 indicatori ci dice che siamo gialli ma se cominciamo con gli assembramenti resteremo gialli per una o due settimane e poi torneremo a misure più dure» ha detto ieri sera Arcuri, ospite di Fabio Fazio a “Che tempo che fa”.

«Con assembramenti curva risale»

«Le misure introdotte a Natale hanno sortito gli effetti auspicati i contagi si riducono relativamente, scende la pressione sulle terapie intensive e dei malati negli ospedali. Allo stato attuale il comportamento dell’epidemia in Italia è sostanzialmente sotto controllo. Ma se noi dopo che ci siamo colorati di giallo ricominciamo a far finta di niente e assistiamo a scene come quelle che ho guardato in tv e sui siti con terrore perderemo di nuovo il controllo dell’epidemia perché il virus non è stato sconfitto».

«Dall’inizio si cerca di tenere insieme la salute, il lavoro e diciamo l’istruzione, quando si è gialli questo è possibile. E’ molto importante per il pil, per l’occupazione. A fronte di questo tutti dobbiamo avere comportamenti responsabili» ha evidenziato Arcuri. «Bisogna capire che non è ancora il momento di poter fare quella vita naturale che tutti sogniamo, dobbiamo evitare gli assembramenti e fare di tutto per restare gialli».

Capitolo vaccini, parla Domenico Arcuri

«A fronte di un grande sviluppo di ricerca e sperimentazione a mio modo di vedere non è stato fatto un uguale sforzo per attrezzare i siti produttivi. E’ stato immaginato di poter produrre una quantità di vaccini clamorosamente superiore all’attuale capacità produttiva. U grande sforzo di capacità che non è stato fatto da parte dei produttori».

«Abbiamo iniziato con uno schema che prevedeva l’arrivo nel primo trimestre di 28,3 milioni di vaccini. Stiamo lavorando con uno schema che prevede nel primo trimestre l’arrivo di 11,2 milioni di vaccini, oltre il 60% in meno» ha aggiunto Arcuri, sottolineando che «i vaccini che abbiamo a disposizione sono largamente meno di quelli che ci era stato detto avremmo avuto a disposizione» ha dichiarato Domenico Arcuri

Fino all’annuncio dei tagli di Pfizer, «l’Italia è stato il Paese che si era comportato meglio in Europa, era il Paese che aveva fatto più vaccini. In media ne faceva 80mila. Dopo l’annuncio se ne sono fatti 34mila in media, anche perché le Regioni hanno iniziato a conservarsi la seconda dose. Quanto al vaccino di AstraZeneca, che dobbiamo somministrare alle persone fino a 55 anni, è una opportunità importante per ridurre la moltiplicazione contagi».

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