mercoledì,Maggio 18 2022

Decina 2021, Paolo Nori presenta “Sanguina ancora”

Per il Premio Sila ’49 il mese di ottobre si apre con la presentazione di Sanguina ancora. L’incredibile vita di Fëdor M. Dostoevskij (Mondadori), libro, in decina 2021, scritto da Paolo Nori. La presentazione è prevista mercoledì 6 ottobre, alle 18, negli spazi del Museo del Presente di Rende. A dialogare con l’autore, il docente

Decina 2021, Paolo Nori presenta “Sanguina ancora”

Per il Premio Sila ’49 il mese di ottobre si apre con la presentazione di Sanguina ancora. L’incredibile vita di Fëdor M. Dostoevskij (Mondadori), libro, in decina 2021, scritto da Paolo Nori. La presentazione è prevista mercoledì 6 ottobre, alle 18, negli spazi del Museo del Presente di Rende. A dialogare con l’autore, il docente dell’Università della Calabria Daniele Garritano. Modera invece l’evento, organizzato con la collaborazione del Settembre Rendese, la direttrice del Sila Gemma Cestari.

Di seguito, brevi note relative a Sanguina ancora e a Paolo Nori.

Sanguina ancora. L’incredibile vita di Fëdor M. Dostoevskij Tutto comincia con Delitto e Castigo, un romanzo che Paolo Nori legge da ragazzo: è una iniziazione e, al contempo, un’avventura. La scoperta è a suo modo violenta: quel romanzo, pubblicato centododici anni prima, a tremila chilometri di distanza, apre una ferita che non smette di sanguinare. “Sanguino ancora. Perché?” si chiede Paolo Nori, e la sua è una risposta altrettanto sanguinosa, anzi è un romanzo che racconta di un uomo che non ha mai smesso di trovarsi tanto spaesato quanto spietatamente esposto al suo tempo. Se da una parte Nori ricostruisce gli eventi capitali della vita di Fëdor M. Dostoevskij, dall’altra lascia emergere ciò che di sé, quasi fraternamente, Dostoevskij, gli lascia raccontare. Perché di questa prossimità è fatta la convivenza con lo scrittore che più di ogni altro ci chiede di bruciare la distanza fra la nostra e la sua esperienza di esistere. Ingegnere senza vocazione, genio precoce della letteratura, nuovo Gogol’, aspirante rivoluzionario, condannato a morte, confinato in Siberia, cittadino perplesso della “città più astratta e premeditata del globo terracqueo”, giocatore incapace e disperato, marito innamorato, padre incredulo (“Abbiate dei figli! Non c’è al mondo felicità più grande”, è lui che lo scrive), goffo, calvo, un po’ gobbo, vecchio fin da quando è giovane, uomo malato, confuso, contraddittorio, disperato, ridicolo, così simile a noi. Quanto ci chiama, sembra chiedere Paolo Nori, quanto ci chiama a sentire la sua disarmante prossimità, il suo essere ferocemente solo, la sua smagliante unicità? Quanto ci chiama a riconoscere dove la sua ferita continua a sanguinare?

Paolo Nori (Parma, 1963), laureato in letteratura russa, ha pubblicato romanzi e saggi, tra i quali Bassotuba non c’è (1999), Si chiama Francesca, questo romanzo (2002), Noi la farem vendetta (2006), I malcontenti (2010), I russi sono matti (2019), Che dispiacere (2020). Ha tradotto e curato opere di autori russi, tra cui Puškin, Gogol’, Turgenev, Tolstòj, Cechov, Dostoevskij.