domenica,Maggio 22 2022

Pagliuso: «Il derby ai miei tempi. Cosenza-Reggina? Venerdì vinciamo noi»

L'ex patron racconta i suoi derby e poi propone: «Ho centinaia di cimeli del vecchio 1914, compresa la Coppa anglo-italiana. Creiamo un museo rossoblù»

Pagliuso: «Il derby ai miei tempi. Cosenza-Reggina? Venerdì vinciamo noi»

Da tanti contestato, da altri amato apprezzato e rimpianto. Non si può dire, comunque, che da qualsiasi parte lo si osservi, Paolo Fabiano Pagliuso sia stato un personaggio irrilevante della storia del Cosenza Calcio. Presidente a più riprese, ma prima ancora vicepresidente e uomo mercato dei rossoblù. Ha scritto e vissuto in prima persona pagine indelebili ed incancellabili, positivamente e negativamente, dei 108 anni di vita del Cosenza. Nella settimana del derby contro la Reggina abbiamo fatto con lui una lunga chiacchierata. Ad iniziare dal suo rapporto con Lillo Foti, storico patron degli amaranto.

Come descriverebbe il suo amico Lillo Foti?

«Lillo Foti, a parte il nostro rapporto personale, è un profondo conoscitore di calcio vista l’esperienza maturata alla guida della Reggina sia in Seria A che in Serie B. Certamente è una persona che in quel calcio ci stava bene ed era importante anche come rappresentante di tutte le squadre del Sud. All’epoca c’era un bel gruppo di presidenti che portavano in alto il nome del meridione nel mondo del calcio. Competenza che, devo ammettere, anche adesso è rimasta per quel che riguarda la nostra regione, visto che, anche se nessuna squadra è in Serie A, tutte hanno un’ottima classe dirigenziale che sostituisce degnamente me, Lillo Foti e gli altri».

Avete vissuto grandi cornici di pubblico, condite anche da problemi di ordine pubblico. Come vivevate quei frangenti?

«C’era grande apprensione perché era sempre un problema. Sono successi diversi episodi sotto la mia presidenza. Non c’era controllo da parte delle forze dell’ordine. Oggi per fortuna le cose sono cambiate ed anche la cornice del derby sarà vissuta in maniera del tutto diversa. Sarà sicuramente uno spettacolo venerdì sera vedere le coreografie dei tifosi senza pensare che vi possano essere problemi di ordine pubblico come purtroppo accadeva invece in quegli anni».

I rumors dell’epoca parlano di un solo momento di tensione tra lei e Lillo Foti, durante le elezioni in Lega calcio del 2002, quando Lei fu eletto consigliere di Lega.

«Sinceramente i rapporti sono sempre stati ottimi tra di noi ed anche nell’occasione non ricordo di situazioni particolari. Una cosa che mi viene in mente però di quell’elezione c’è. Tutti noi club di Serie B eravamo d’accordo nel votare per Franco Sensi come nuovo Presidente della Lega. Purtroppo nel momento delle votazioni tre club di Serie B cambiarono idea, fecero i franchi tiratori, e non permisero l’elezione di Sensi (Presidente fu eletto Galliani, ndr). Le malelingue dell’epoca dissero che erano state le squadre promosse in A quell’anno e tra queste c’era la Reggina. Ma onestamente non posso stabilire se si trattasse di qualcosa di vero (ride, ndr). Anzi colgo l’occasione per inviare un grande saluto a Lillo. Anche se venerdì vinceremo noi».

Chi avrebbe voluto “rubare” alla Reggina nei suoi tempi?

«La Reggina ha sempre avuto ottimi calciatori ma se devo scegliere, dico due allenatori. Il primo è Nevio Scala che allenava gli amaranto durante l’anno che sfiorammo la Serie A e la mancammo per la classifica avulsa. E poi, ma qui stiamo parlando di preistoria calcistica, avrei voluto vedere sulla panchina del Cosenza anche Tommaso Maestrelli che allenò la Reggina negli anni 60».

Il derby che ricorda con più soddisfazione e quello che ricorda con più amarezza?

«Iniziamo dai bei ricordi. Certamente quello che vincemmo con i gol di Lucarelli. Ricordo che c’era anche Tele+ a riprendere la partita e lo stadio ribolliva di passione. Fu una grandissima vittoria in una serata indimenticabile. A proposito di Lucarelli vorrei dire che è uno dei ragazzi che è rimasto di più nel mio cuore. Ma ci sono rimasto male perché è già la seconda volta che viene a Cosenza e non mi chiama nemmeno per un saluto. Mi avrebbe fatto molto piacere sentirlo. Lo ricordo con grandissimo affetto fin dal giorno in cui lo presi. Ci misi un po’ a convincere Gaucci a darmelo nella trattativa che portò Negri a Perugia. Presi lui, Gioacchini e Pierotti in prestito dagli umbri e da lì partì la carriera di Lucarelli. Forse ha perso il numero ma avrebbe potuto facilmente trovarlo. Tornando alla domanda, il derby con la Reggina che ricordo con più amarezza è anche in questo caso una partita degli anni 60. La Reggina di Maestrelli venne a vincere per 1-0 a Cosenza con lo storico gol di Camozzi in quello che era una sorta di spareggio per la Serie B. Loro centrarono il salto di categoria mentre noi dovemmo rimanere ancora in C».

Tra i calciatori che ha avuto con sé quali sono quelli ai quali è rimasto più legato?

«Beh sicuramente Gigi Marulla che è quello che è stato più vicino anche alla società. Ma anche De Rosa, Marino, Lucarelli e tanti altri. Molti magari non li ricordo visto che comunque è passato tanto tempo ormai. Diciamo che a Cosenza i calciatori stavano bene. Basta pensare a quanti sono rimasti  e si sono stabiliti qui anche dopo aver finito di giocare».

Pagliuso, in cosa oggi Cosenza-Reggina è diverso dai suoi Cosenza-Reggina?

«Ovviamente il calcio è ormai molto cambiato. Al di là della questione tifosi che abbiamo affrontato prima devo dire che anche il livello è ben diverso. E purtroppo si è abbassato di parecchio. All’epoca noi potevamo contare su calciatori del calibro di Lucarelli, Negri, Zampagna, Margiotta, Marulla, Padovano. Ora questi grandi campioni non ci sono più. Al loro posto ci sono solo giovani promettenti che però dal punto di vista tecnico non hanno nulla a che vedere con quei calciatori lì».

Un giudizio sull’attuale proprietà del Cosenza?

«Io Guarascio non lo conosco bene, ma da tifoso lo devo solo ringraziare per quello che sta facendo. Anche se con risultati alterni ci sta comunque mantenendo in Serie B. Senza di lui avremmo avuto grosse difficoltà».

In una sua intervista tempo fa dichiarò che ha ancora nelle sue disponibilità tutti i cimeli del Cosenza calcio 1914. Ma qualcuno nel frattempo l’ha chiamata?

«Ho centinaia di roba a partire dalla Coppa Anglo-Italiana vinta dal Cosenza nel 1983 ed ho anche chiesto all’ex sindaco Occhiuto di fare da tramite con Guarascio per creare una sorta di museo della storia del Cosenza. Ma non ho ricevuto nessuna chiamata. Sono sempre a disposizione per aprire il vecchio magazzino nel quale è conservato tutto».

Cosa ne pensa e cosa risponde a chi ha nostalgia di Pagliuso Presidente del Cosenza?

«Da una parte sicuramente questi attestati di stima e di affetto fanno piacere. Però allo stesso tempo non dimentico che per tutta la mia Presidenza molti non hanno fatto altro che remarmi contro. Dopo è tutto più facile. Ed ora simpaticamente a chi mi ferma per strada chiedendomi di tornare dico proprio questo. Che quando c’era hanno fatto di tutto per mandarmi via. E’ stata un’esperienza purtroppo finita male perché oltre alle contestazioni ho subito anche una grandissima ingiustizia legata al calcio che tutti conoscete e quindi in questo mondo io non ci tornerò più. Anche se quando Guarascio sembrava voler mollare ho provato a formare una cordata. Ma poi ci ha ripensato…».

Sta seguendo la squadra quest’anno?

«Appena posso vado allo stadio. Ci sono stato già due volte e ci sarò anche venerdì contro la Reggina. Se non posso andare le guardo comunque alla tv. Resto comunque un tifosissimo dei lupi. Mi sembra una buona squadra ed anche l’allenatore Zaffaroni è bravo. Così com’è bravo Occhiuzzi al quale ci tengo a fare un grande saluto ed un grosso in bocca al lupo. Cosenza purtroppo è una città che dimentica troppo presto. Secondo me lui resta uno degli allenatori giovani più bravi e preparati che ci siano e sono sicuro che diventerà uno dei migliori nel panorama calcistico nazionale. Quello che è successo lo scorso anno non si può assolutamente additare a lui. Spero che venerdì arrivi una grande vittoria e faccio un grosso in bocca al lupo a tutti».