venerdì,Giugno 14 2024

Premio Sila, Carmine Abate presenta “Un paese felice”: una storia italiana e calabrese

Ieri sera, al Museo dei Brettii e degli Enotri di Cosenza, si sono approfonditi i temi di cui il libro è portatore

Premio Sila, Carmine Abate presenta “Un paese felice”: una storia italiana e calabrese

Sono trascorsi quasi cinquant’anni dalla grande illusione del quinto polo siderurgico italiano nella piana di Gioia Tauro. Un luogo baciato da Madre Natura che una scelta sconsiderata – quanto infruttuosa – ha privato di ettari ed ettari di magnifici agrumeti, oliveti e vigneti, per un improvvido insediamento industriale. Tra l’altro mai del tutto compiuto. Mai decollato.

Tra i dieci finalisti della dodicesima edizione del Premio Sila, il romanzo di Carmine Abate, “Un paese felice”, si è sobbarcato l’onere di ricordare questa triste vicenda della storia italiana e calabrese. Ieri sera, al Museo dei Brettii e degli Enotri di Cosenza, insieme all’autore e con il contributo del giornalista Paride Leporace e della direttrice del Premio Sila, Gemma Cestari, si sono approfonditi i temi di cui il libro è portatore. Ne è scaturito un dibattito molto interessante a cui ha partecipato attivamente anche il numeroso pubblico presente.

Carmine Abate presenta il libro “Un paese felice”

«Prima che la spada di Damocle le cadesse addosso, Eranova era davvero un paese felice, la gente stava bene, aveva il lavoro – ha spiegato Carmine Abate, riferendosi al titolo del suo libro e alla genesi, alla ricerca, alla traditio orale che lui ha reso finalmente per iscritto –. Eranova adesso non c’è più, quella vicenda l’ha spazzata via. Il presidio urbano non è stato neanche spostato, com’è successo in altri luoghi interessati alla stessa tipologia di vicenda. Per documentarmi, forse sono riuscito a trovare le persone giuste, perché a volte le storie ti vengono incontro, come se ti chiedessero di raccontarle, diffonderle. E così le persone, i loro racconti, la loro personalità, che mi hanno colpito tantissimo, mi hanno parlato e in qualche modo tramandato le vicende anche molto intime delle loro disavventure che io, da narratore, ho sfruttato, rendendo universali i personaggi e quelle storie».

«È un romanzo storico, ‘Un paese felice’, nel senso che è un racconto romanzato di fatti realmente accaduti, con qualche tratto autobiografico – ha sottolineato Gemma Cestari –. Ma è un romanzo storico su più livelli perché ha una grande sapienza di gestire una narrativa che attraverso i racconti di una comunità, quella di Eranova, ci fa conoscere, tramite le voci, i ricordi dei ricordi, le narrazioni di tutti i protagonisti, la storia del paese che nasce nel 1896 quando alcuni massari e contadini si ribellarono al marchese proprietario delle terre in cui vivevano per rivendicare la propria libertà, dare sostanza a un’utopia. E Carmine Abate dipinge tutto ciò con la sua scrittura densa, scattante ed evocativa”.

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