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Figlio d’arte con la voglia di non arrendersi mai: la storia di Sergio Bernardo Almiron

Figlio d’arte con la voglia di non arrendersi mai: la storia di Sergio Bernardo Almiron

Il padre vinse il Mondiale dell’86 con la maglia numero 1, ma era un attaccante. Lui urlava “venduti venduti” ai suoi compagni che truccavano le partite.

“Pronto Sergio, come stai? Ti andrebbe di venire a giocare ad Agrigento. Come sai, sono diventato il nuovo allenatore dell’Akragas ed avevo pensato a te per il centrocampo”. “Hola Nicola, Akra che? Akragas…Mmm…Ok, va bien. Agrighento es a due ore da casa”. Dev’essere andata pressappoco così la telefonata tra Nicola Legrottaglie e Sergio Bernardo Almiron. Il centrocampista argentino, dopo anni da protagonista in Serie A, è infatti da quest’estate il nuovo faro del centrocampo dei Giganti biancazzurri, freschi di promozione in Lega Pro. Decisiva la sua amicizia con l’allenatore Legrottaglie. I due giocano insieme. Prima alla Juventus e poi al Catania. Proprio con i rossazzurri, Almiron s’è salutato, nemmeno benissimo, lo scorso febbraio rescindendo il contratto dopo tre anni e mezzo. Da quelle parti però, Almiron c’è rimasto a vivere. Precisamente a San Gregorio di Catania. Qui nasce Leander Sioux, quinto figlio (ma primo maschio) della sua tribù. Sioux proprio come il soprannome dato a Sergio da suo papà, un altro che nel calcio qualcosa l’ha fatta. Sergio Omar Almiron, padre del “nostro” Sergio infatti, è uno dei campioni del mondo di Mexico 1986 con l’Argentina. A dire il vero non gioca nemmeno un minuto ma il  numero 1 di quella Seleccion è proprio lui? “Numero 1, ah era un portiere”.  Beh no, fa l’attaccante ma  i numeri in quegli anni, venivano assegnati per ordine alfabetico (tranne ovviamente quello di Maradona…). Sei anni prima, a Santa Fè, nasce suo figlio. La propensione al lavoro del padre è immediata. Santa Fè è vicino Rosario e Rosario in Argentina vuol dire o Central o Newell’s Old Boys. Gli Almiron fanno parte dei secondi. Qui cresce e diventa calciatore Almiron senior. Qui cresce e diventa calciatore Almiron junior. Centrocampista dal piede morbidissimo e dal lancio veluttato, Sergio Bernardo Almiron arriva fino in prima squadra con i Los Leprosos. Dal 1998 al 2001, poche presenze, solo 15, ma abbastanza per farsi notare dagli osservatori dell’Udinese. Arriva in Friuli a 21 anni ed il suo esordio in A è quasi immediato. Il 21 Settembre del 2001 contro il Perugia. Tuttavia la giovane età, la lontananza da casa ed il paragone importante con un altro argentino che qualcosina in Italia ha fatto come Juan Sebastian Veron, frenano l’ambientamento del giovane centrocampista. Ad Udine gioca poco e male, tant’è  che nell’estata del 2003, i friulani lo mandano in B, all’Hellas Verona per farsi le ossa. Qui le cose sembrano andare un po’ meglio. Al ritorno ad Udine l’estate successiva, l’Udinese non ci crede più, ma l’Empoli, che punta a fare bene in B, lo vuole e lo prende. Prima in comproprietà e poi definitivamente. In Toscana, Almiron esplode. Quantità e qualità. Gol e geometria. Con lui a dirigere, si vedrà il più bell’Empoli della storia. In tre anni è sempre un migliorarsi. Il primo anno si sale in A, il secondo ci si salva senza problemi ed il terzo? Il terzo si esagera perché l’Empoli arriva settimo e centra per la prima ed unica volta nella sua storia, l’accesso in Europa League. Siamo nel 2007, Almiron ha 27 anni ed il salto in una big è quasi naturale. Lo vogliono tutti ma la spunta la Juventus. Nove milioni all’Empoli e via a Torino. La squadra di Claudio Ranieri, punta in mezzo al campo sulla coppia Almiron-Tiago. Già la presentazione, non è delle migliori: Forse non sono ancora pienamente maturo per una squadra come la Juventus, ma spero che i campioni mi possano aiutare ed insegnare tutto ciò che dovrò imparare nei prossimi mesi”. Ma come Almiron? Sei tu il campione al quale si affida la Juventus! Almiron sembra spaesato. Sarà un fiasco. Sergio non ingrana. Nonostante i cinque anni di contratto, già a Gennaio viene dato in prestito al Monaco. Torna a Torino, ma c’è subito la Fiorentina. Male anche qui. Nel 2009 è il turno del Bari. Con Ventura in panca, Almiron si ritrova. Campionato ottimo. L’anno dopo rimane in Puglia ma qualcosa si rompe. Non è lo stesso Bari, non è lo stesso Almiron. Il calciatore non si vede in pratica più negli ultimi mesi. I tifosi vogliono la sua testa, ma il tempo gli darà ragione. Un’intercettazione di qualche anno dopo svelerà la verità: Rimproverava i suoi compagni e gli urlava venduti! Vi siete venduti. Ad Andrea Masiello e ai compagni…”, così Iacovelli a De Tullio (due degli arrestati per la vicenda calcio scommesse che tra l’altro ha coinvolto anche Antonio Conte), nella sala d’attesa davanti agli uffici della polizia giudiziaria barese dove sono stati convocati per raccontare dei loro rapporti con il Bari ed i suoi i giocatori. Almiron non gioca più perché non vuole avere niente a che fare con chi compra e vende le partite della sua squadra. Applausi!
Nel 2011 va a Catania. In Sicilia gioca nuovamente alla grande. Ha ormai la maturità per riuscire a gestire in modo positivo la sua carriera. I primi due anni benissimo. Il terzo così così e, l’anno scorso in B, decisamente male finchè è rimasto. La sua parabola è ormai in discesa. A 35 anni, il bivio è se continuare o meno. Sembra poter andare al Siena, ma la telefonata di Legrottaglie cambia la storia. Almiron firma con l’Akragas. Il Sioux non s’è ancora arreso. Domenica al San Vito, ci sarà un indiano in più da tenere d’occhio. (Alessandro Storino)

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