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Analisi tattica: il Cosenza paga lo sforzo mentale del derby

Analisi tattica: il Cosenza paga lo sforzo mentale del derby

di Gianluca Gagliardi*
Un possesso lento e prevedibile e la mancanza di almeno un elemento in grado di poter dare la carica ha reso la partita bruttina e povera di contenuti.

Un abbraccio a tutti i lettori di Cosenza Channel e ai collaboratori dello stesso con a capo il Direttore Piero Bria. Anche quest’anno ho accettato con piacere l’invito del direttore per analizzare quelle che saranno le partite interne della nostra squadra del cuore.

Dico subito che, al di là del risultato di ieri sera, mi preme sottolineare ed esaltare quella che è stata la “Vittoria del Centenario” per il Cosenza e i suoi tifosi. Reputo doveroso fare i complimenti a tecnico e calciatori e tutto lo staff del Cosenza al completo perché lo 0-3 maturato al Ceravolo è, a prescindere da tattica tecnica ecc ecc., una goduria e un regalo di assoluto valore!

Cosenza-Taranto doveva essere la partita per confermare le cose positive viste la domenica precedente ma, soprattutto, sulle ali dell’entusiasmo di un, come al solito, meraviglioso pubblico, trovare una continuità di risultati che avrebbe consentito di lavorare con serenità per cercare un intesa migliore e recuperare qualche giocatore non al top della condizione.

Roselli conferma il modulo vittorioso a Catanzaro (4-4-1-1), con Capece dall’inizio per Criaco unica variante. Di  contro un Taranto schierato da Papagni con un flessibile 3-5-2 , bravi e ordinati in fase di non possesso  e propositivi in fase di possesso e/o di transizione positiva con Bollino (l’autore del meraviglioso gol) bravo ad alzarsi e ad agire tra le linee sul centro/destra trasformando il modulo da 3-5-2 in un 3-4-3 .

I tarantini, per nulla intimoriti dall’entusiasmo dei tifosi di casa, si sono subito fatti notare per organizzazione e idee di gioco quando dovevano proporsi all’attacco , in particolare con i 2 esterni di centrocampo molto alti e larghi sempre in grado di poter ricevere direttamente o con dei precisi cambi di gioco effettuati dai difensori.

Da sottolineare la prova di Montero che sull’esterno sinistro si è reso protagonista di ottime giocate dal punto di vista tecnico e di una corsa apparsa già in ottima forma grazie anche ad un fisico non eccelso.

Di contro il “solito” Cosenza targato Roselli con meno geometrie (Arrigoni) ma con più muscoli e gamba (Capece). L’ impressione che la perdita di Arrigoni abbia indebolito il Cosenza anche sui calci da fermo oggi elemento essenziale per sbloccare un equilibrio tattico portato all’esasperazione a discapito di tecnica e spettacolo!!! Diventa sempre più arduo vedere una partita di Lega Pro ed uscire esclamando “ma che bella partita!” , o ancora peggio ricordarsi di un giocatore e poter dire “ma che ci fa questo in Lega Pro?”.

Logica conseguenza di un calcio povero (anche nelle categorie superiori) dove diventa sempre più indispensabile creare un struttura societaria e un settore giovanile in grado di produrre idee e giocatori da proporre in assenza del cinese o americano di turno.

Ritornando alla partita, la mia impressione è che il Cosenza abbia pagato lo sforzo “mentale” per il derby di domenica scorsa e ancor di più “fisico” di alcuni giocatori recuperati alla meno peggio per la partita della vita!

Un possesso lento e quindi prevedibile e la mancanza di almeno un elemento in grado di poter dare la carica anche con una semplice giocata atta a gratificare l’esaltazione di un pubblico, ha reso la partita bruttina e povera di contenuti.

Gli ospiti con il passar del tempo e senza mai rischiare nulla, eccetto il “passaggio” di D’Anna nelle braccia di Maurantonio, hanno nel primo tempo preso consapevolezza di poter raggiungere senza grossi patemi d’animo un risultato positivo col minimo sforzo.

Buono anche il lavoro dei 2 attaccanti bravi ad aiutare in fase di non possesso facendosi trovare sempre dietro la linea della palla e a venire incontro in fase di possesso favorendo l’inserimento dei centrocampisti Bollino e Nigro.

Il secondo tempo inizia in sordina con entrambe le squadre più preoccupate a non subire che a rischiare di vincere. Ai lupi serviva un cambio di passo ed una maggiore velocità nel giro palla oltre che di un po’ di imprevedibilità che solo un giocatore come Cavallaro può dare nel Cosenza.

Roselli ci prova sostituendo D’Anna con Criaco, ma neanche due minuti e il Cosenza subisce con il suo pezzo forte… la ripartenza!

Tre passaggi e Bollino inventa favorito dalla sovrapposizione di De Giorgi, che costringe Pinna ad indietreggiare lasciando così al numero 10 ionico tempo e spazio x colpire con il suo piede migliore.

Subito dentro Cavallaro per Capece, passaggio al 4-3-3 con Mungo d’avanti la difesa ad agire da metodista e Criaco e Caccetta da mezzali pronte ad inserirsi senza palla.

Il Taranto cambia attaccanti e caratteristiche, ma non modulo e con Paolucci per Bollino indietreggia sempre più anche per demerito di Stendardo (il centrale dei tre di dietro dei pugliesi) che per paura o per semplice pigrizia concede campo in più occasioni al Cosenza. Tuttavia, Blondet e Statella in particolare dopo aver percorso 50/60 metri di campo sono andati a sbattere contro il muro eretto dagli stopper pugliesi.

Roselli mette dentro anche Appiah dando vita ad un ultra offensivo 4-2-4, ma quando manca la lucidità… moduli e uomini servono a poco.

È vero: avremmo anche meritato il pareggio, ma penso che il pensiero principale sia quello di ritrovare il miglior Tedeschi, il vero D’Anna, un più pratico Mungo e un più presente Statella.

*Ex allenatore Cosenza e Triestina

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