sabato,Maggio 25 2024

Roberto Presta e la droga agli italiani: «Andai a Cosenza da Piromallo e Ariello»

I nuovi verbali del collaboratore di giustizia di Roggiano Gravina aprono il fronte del narcotraffico del clan Patitucci

Roberto Presta e la droga agli italiani: «Andai a Cosenza da Piromallo e Ariello»

Come si legano le inchieste Valle dell’Esaro, Reset e Recovery? Capirlo è facile, basta seguire la direttrice investigativa della Dda di Catanzaro che dal 2019 in poi ha deciso di accelerare sul fronte della criminalità organizzata di Cosenza, disarticolando i clan in lungo e in largo. In principio scattò l’operazione “Testa di Serpente”, poi “Valle dell’Esaro” e “Overture” e infine “Reset“. Oggi siamo alla chiusura del cerchio per quanto riguarda il narcotraffico, poiché dopo anni è arrivato il momento degli italiani: la cosca Patitucci.

Gli intrecci di tipo illecito, come si apprende dalle carte dell’inchiesta, giungono soprattutto dai collaboratori di giustizia. E nel caso in esame, da Roberto Presta, fratello di Antonio detto “Tonino”, cugino di Franco e zio di Giuseppe, gruppo di narcotrafficanti (ad esclusione del killer del clan Lanzino) operante nel comune di Roggiano Gravina e zone limitrofe.

I nuovi verbali di Roberto Presta

Cosa dice di diverso Roberto Presta rispetto a quanto emerso nel processo “Valle dell’Esaro”? Dice altro. E fa i nomi degli italiani da lui conosciuti, come Salvatore Ariello e Mario “Renato” Piromallo. Nel verbale reso alla Dda di Catanzaro il 4 gennaio 2021, il collaboratore di giustizia racconta un episodio: «Ho portato la droga anche a Cosenza, nelle mani di Renato Piromallo e Salvatore Ariello. In una occasione, nel 2017, ho portato un chilo di cocaina a Cosenza, prelevata a Tarsia dal corriere Antonio Giannetta della provincia di Reggio Calabria».

«In quell’occasione fui convocato in piazza a Roggiano da mio fratello, il quale mi disse che, a seguito degli accordi presi per il tramite di Francesco Ciliberti, dopo un’ora sarei dovuto andare sotto Tarsia, nei pressi della cantina sociale, per prelevare un chilo di cocaina da Antonio Giannetta che avrei dovuto portare a Cosenza, nei pressi della REM. Difatti, giunto nei pressi di quell’esercizio commerciale, che si trova nei pressi dello svincolo autostradale di Cosenza, consegnai la partita di cocaina a Renato Piromallo e Salvatore Ariello» aggiunge Presta.

Tuttavia, il pentito, scrivono i pm antimafia Cubellotti e Valerio, «nel corso della rilettura del verbale, Presta precisa che del kg di cocaina di cui sopra mezzo kg era destinato a Biagio Barberio che ne aveva fatto richiesta». «Un kg di cocaina veniva pagato 37-38mila euro circa», aveva detto Roberto Presta.

Le altre cessioni di droga

Nel riferire sugli episodi relativi allo spaccio di droga, Roberto Presta dichiara di conoscere «un altro zingaro di Cosenza, intendendo un soggetto facente parte della comunità rom di Cosenza, che si chiama Bevi/acqua di cognome, e Roberto o Alberto di nome. Questo, nel 2017, in tre occasioni, venne ad acquistare cocaina da me a Roggiano Gravina. In particolare, questo soggetto mi fu presentato da altri zingari di Roggiano Gravina, ovvero Massimo, Andrea e Romolo Bevi/acqua, che me lo presentarono, appunto, come loro cugino. Al Bevilacqua di Cosenza ho ceduto cocaina per complessivi 200 grammi (50 grammi la prima occasione, 100 grammi la seconda e 50 grammi la terza) al prezzo di 55 euro al grammo affinché questi la potesse spacciare a Cosenza, in zona Università».

Il “sottobanco”

Il pentito tuttavia ammette che «questa compravendita fu fatta “sottobanco” in quanto Bevilacqua non poteva acquistarla fuori Cosenza ed io, per contro, non potevo venderla agli zingari. Infatti, la regola in ambito di stupefacenti, era che Bevilacqua poteva esclusivamente rifornirsi dal gruppo degli zingari Abbruzzese al quale egli era associato o comunque vicino. Questa regola valeva anche per noi di Roggiano Gravina che non potevamo venderla agli zingari di Cosenza per rispettare questo accordo di spartizione territoriale e i canali di approvvigionamento. Di queste tre cessioni che feci al Bevilacqua ne venne a conoscenza mio fratello Tonino Presta, per il tramite di Fabio Giannelli, nostro spacciatore e genero di Massimo Bevilacqua; Tonino Presta si arrabbiò con me perché avevo violato questa regola e mi redarguì dicendomi testualmente “ti sei permesso questa volta, non ti permettere mai più”. Queste cessioni sono avvenute tra i mesi di marzo e aprile del 2017».

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