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Caso ex Legnochimica, prosciolto il sindaco di Rende Marcello Manna. Bilotta a processo

Caso ex Legnochimica, prosciolto il sindaco di Rende Marcello Manna. Bilotta a processo

Nel pomeriggio di oggi il gup del tribunale di Cosenza Piero Santese ha emesso la sentenza relativa al caso dell’Ex Legnochimica. Rischiavano il processo il sindaco di Rende, Marcello Manna, il liquidatore della società Legnochimica Pasquale Bilotta e il responsabile dell’ufficio tecnico settore Ambiente Francesco Azzato.

Il giudice dell’udienza preliminare, dopo aver ascoltato le ragioni della procura di Cosenza e le istanze difensive, ha deciso di prosciogliere Manna e Azzato dai rispettivi capi d’accusa: per il capo B perché il fatto non costituisce reato, per il capo C per non aver commesso il fatto.

Col rito abbreviato, inoltre, è stato assolto l’assessore comunale all’Ambiente Francesco D’Ippolito, difeso dagli avvocati Nicola Carratelli e Michele Franzese, che era accusato dei medesimi reati che avevano portato all’incriminazione del noto avvocato penalista e del dirigente del comune di Rende.

Crolla dunque la nuova inchiesta della procura di Cosenza, mentre rimane aperta la posizione di Bilotta, difeso dall’avvocato Pietro Perugini, che è stato rinviato a giudizio per il capo A della rubrica imputativa.

Grande soddisfazione da parte dell’avvocato Gianluca Garritano, difensore di Manna, per l’esito della sentenza emessa in data odierna che dimostra l’assoluta condotta lecita del sindaco di Rende nel gestire un caso che si trascina avanti da tanti anni, prima ancora del suo arrivo nella casa comunale. Le ragioni della difesa hanno prevalso sulle accuse che evidentemente non si fondavano su elementi probanti per portare a giudizio il nuovo corso politico di Rende.

L’INCHIESTA. Il sindaco di Rende, l’assessore e il dirigente comunale dovevano difendersi dall’accusa che «pur avendo consapevolezza dell’avvenuta decorrenza dei termini procedurali fissati dall’art. 242 TUA, e pur in presenza della perdurante evidente inerzia del liquidatore della società Legnochimica» Pasquale Bilotta «non provvedevano, essendovi obbligati per legge ai sensi dell’art. 250 TUA, ad attivare il potere/dovere sostituto di bonifica ponendo in essere le procedure e gli interventi previsti dall’art. 242 TUA volti a risanare le acque sotterranee ai terreni interessati risultate fortemente contaminate per la presenza oltre le soglie di concentrazione consentite (CSC) equivalenti alle CSR, di metalli pesanti quali alluminio, manganese e ferro, nonché cromo, nichel arsenico e piombo». Fatti commessi, secondo chi indaga, a Rende dal 29 maggio 2015 al 19 aprile 2016.

Bilotta, sostengono gli investigatori, avrebbe scaturito con le sue presunte condotte negligenti «un disastro ambientale consistito nell’arrecare offesa alla pubblica incolumità in ragione sia della rilevanza del fatto che del numero delle persone esposte a pericolo».

Il liquidatore non avrebbero messo in sicurezza lo stato dei luoghi, non osservando gli obblighi di legge previsti dall’art. 242 ss. TUA, permettendo «le costanti emissioni nocive e la conseguente forte esposizione al rischio per la salute dei residenti nella zona e di tutti coloro che, nel medesimo ambito territoriale, svolgono attività lavorative».

«Esposizione a rischio – si leggeva nel capo d’accusa – che aumentava in occasione dei ripetuti e prevedibili incendi verificatisi anche per autocombustione nei pressi dei siti inquinati, con la conseguente propagazione di fumi altamente tossici per l’uomo, in specie di emissioni nocive oltre le soglie massime consentite dalla legge». (Antonio Alizzi)

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