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Duplice omicidio Chiodo-Tucci, Bruzzese: «Spararono in tre»

Duplice omicidio Chiodo-Tucci, Bruzzese: «Spararono in tre»

Le “cantate” di Franco Bruzzese, ex capo società del clan degli “zingari” di Cosenza, circa il duplice omicidio Chiodo-Tucci derivano da una conoscenza non diretta dei fatti contenuti nell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip distrettuale di Catanzaro. Ma sono dichiarazioni, riferiscono i magistrati antimafia, apprese dall’attuale collaboratore di giustizia direttamente dalle persone coinvolte nell’azione omicida. 

E’ questo in sintesi il narrato di Bruzzese che, dal giorno in cui ha deciso di collaborare con la Dda di Catanzaro, ha reso importanti dichiarazioni che hanno contribuito ad accertare la verità processuale sull’associazione mafiosa di cui faceva parte e di tanti reati-fine. Non solo estorsioni, ma racconti dettagliati, e ritenuti credibili dai vari collegi giudicanti, in ordine a delitti di sangue di stampo mafioso. Come quello che ha portato alle pesantissime condanne all’ergastolo in riferimento all’assassinio di Luciano Martello, Luca Bruni e agli arresti per il delitto di Francesco Marincolo. Oggi tocca, invece, al duplice omicidio Chiodo-Tucci. 

Bruzzese, quindi, racconta che il commando di fuoco era composto da Fiore Abbruzzese detto Nino, che era alla guida dell’autovettura Lancia Thema, Celestino Bevilacqua (difeso dagli avvocati Manierosa Bugliari e Francesco Tomeo), Francesco Bevilacqua, meglio conosciuto come “Franchino i Mafarda”, già condannato in via definitiva a 9 anni di carcere, Gianfranco Iannuzzi, poi divenuto un caso di lupara bianca, e Luigi Berlingieri.

«Una prima autovettura marca Croma di proprietà e guidata da Saverio Madio ha preso a bordo i killer: Franchino di Mafalda che sparò con una 9 per 21, Gianfranco Iannuzzi che sparò con una 9 per 21 e Luigi Berlingieri che sparò con un Kalashnikov. Costoro – dichiara Bruzzese – furono portati fin nei pressi del Parco Robinson, ove trovarono una seconda auto, una Thema rubata che era guidata da Fiore Abbruzzese detto “ninuzzo”, fratello di “Strusciatappine”. A bordo di questa auto i killer sono giunti sul luogo dell’esecuzione. Tutti e tre hanno sparato. L’esecuzione avviene con l’utilizzo di un kalashnikov da parte di Luigi Berlingieri e di due pistole calibro 9 per 21 utilizzate rispettivamente da Francesco Bevilacqua e da Gianfranco Iannuzzi». 

Bruzzese aggiunge che «dopo l’esecuzione i soggetti sono stati ripresi in auto da “Ninuzzo” che li ha portati nei pressi del cantiere di Sergio Perri, ove c’era una ulteriore autovettura, non so di chi si trattasse, so che era guidata da Celestino Bevilacqua, detto Ciccio”, il quale avrebbe dovuto effettuare il cosiddetto scambio finale». 

Il collaboratore di giustizia, inoltre, spiega che «l’auto è stata sotterrata presso il cantiere di Sergio Perri. Lo scambio non è stato effettuato immediatamente, perché “Ciccio” Bevilacqua segnalava la presenza di molte forze dell’ordine, pertanto i killer hanno vagato nei pressi del fiume per poi trovare riparo presso l’abitazione di una donna che era legata a Celestino Bevilacqua detto “Ciccio”». 

Bruzzese, tuttavia, riferisce ai magistrati della Dda di Catanzaro di aver appreso da Antonio Abbruzzese, alias “Strusciatappine”, che egli si sarebbe particolarmente adirato con Francesco Bevilacqua, Gianfranco Iannuzzi e Luigi Berlingieri, perché stavano tardando nell’eseguire la sentenza di morte ormai emessa. 

Il gip Distrettuale di Catanzaro, Carmela Tedesco, ritiene che le dichiarazioni di Bruzzese siano attendibili e credibili in quanto le sue parole «sono state rese in modo indipendente, non sono frutto di una strumentalizzazione deviatrice o di una mera concertazione, né traggono origine dalla stessa fonte». I particolari del duplice omicidio Chiodo-Tucci sono stati appresi da Bruzzese direttamente nel carcere di Cosenza dopo che gli stessi indagati da cui ha avuto conoscenza dei fatti di sangue, erano stati arrestati nell’ambito dell’operazione “Drinkwater”. 

Della strage di via Popilia ne hanno parlato anche altri collaboratori di giustizia, come Francesco Amodio, Vincenzo Dedato, Oreste De Napoli, Cosimo Scaglione e Antonio Di Dieco. 

Non solo Bruzzese è credibile, ma lo è ancora di più colui il quale ha partecipato al duplice omicidio, ovvero Francesco Bevilacqua. 

LE DICHIARAZIONI DI PULICANO’. Un altro pentito cosentino che ha riferito particolari dei fatti di sangue menzionati nell’ordinanza cautelare, è Mattia Pulicanò. Nel 2014, infatti, l’ex pusher del clan “Lanzino” di Cosenza disse che nel 2007 Celestino Bevilacqua, detto “Ciccio”, si sarebbe avvicinato a lui per rifornirsi di cocaina, aggiungendo che, intensificatosi il loro rapporto, questi gli aveva confidato che non veniva più considerato dal suo gruppo di appartenenza, gli zingari di Cosenza, e ciò nonostante avesse partecipato personalmente a diversi omicidi, tra cui quello di Benito Aldo Chiodo e Francesco Tucci.

Dichiarazioni, però, che il gip Tedesco ritiene prive di rilievo per la semplice considerazione che egli, Pulicanò, opera un richiamo de relato a informazioni sulla morte dei due, senza offrire elementi che consentano di ricostruire il rapporto che lo legava allo stesso Celestino Bevilacqua. Identica valutazione per le parole di Luciano Impieri, altro collaboratore di giustizia. Non ha avuto dubbi, però, sulla sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza nei confronti di tutti gli indagati, per i quali la Dda di Catanzaro aveva chiesto la misura cautelare in carcere. 

In definitiva, il gip Distrettuale di Catanzaro osserva che Fiore Abbruzzese (difeso dagli avvocati Cesare Badolato e Filippo Cinnante), attualmente al 41bis, oltre che mandante, abbia preso parte all’omicidio conducendo la Lancia Thema utilizzata dai killer, che Luigi Berlingieri, oltre che mandate, abbia esploso numerosi colpi di kalashnikov all’indirizzo delle vittime, che Celestino Bevilacqua, detto “Ciccio”, oltre che mandante, abbia avuto il compito di recuperare il commando presso il cantiere di Sergio Perri e di condurre i killer sino all’appartamento messo a disposizione dallo stesso Perri, che Saverio Madio (difeso dall’avvocato Filippo Cinnante) si sia occupato del trasporto dei killer, provvedendo ad eseguire la staffetta allorché si doveva spostare tale ultimo mezzo e che, infine, Antonio Abbruzzese, alias “Strusciatappine” (difeso dall’avvocato Rossana Cribari), all’epoca sottoposto alla misura degli arresti domiciliari, avesse partecipato alla fase deliberativa del progetto di sangue. Per tutti e cinque è scattata la custodia in carcere. (Antonio Alizzi)

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